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Nicoletti, voce italiana sotto il fuoco nepalese

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KATHMANDU, Nepal — Il Nepal sembra non trovare pace. Continua lo sciopero generale, preludio a nuovi e violenti scontri. Pubblichiamo, in esclusiva, il racconto e le immagini di Martino Nicoletti, antropologo e ricercatore del Comitato Ev-K²-CNR, che ha vissuto in diretta da Kathmandu la guerriglia che ha paralizzato il Paese nelle ultime settimane. 

 

"Quella che sta vivendo in questi giorni il Nepal, è probabilmente una della crisi più profonde e prolungate degli ultimi anni. In assoluto, forse, la più marcata da quando il re del Nepal, Gyanendra ha sciolto 14 mesi fa, il governo assumendo i pieni poteri e trasformando il Paese in un regno autarchico a tutti gli effetti. 

Il precipitare degli eventi ha avuto luogo circa dieci giorni fa, il 6 aprile per la precisione, con la proclamazione da parte della coalizione dei partiti di uno sciopero generale in tutto il Nepal della durata di quattro giorni.

Allo sciopero, che ha avuto una adesione massiccia, il re ha risposto l’8 aprile instaurando un coprifuoco generale, con cui impediva ai cittadini di uscire dalle proprie abitazioni dalle 10 di mattina sino alle 18, talvolta alle 20.

Kathmandu è stata praticamente paralizzata per diversi giorni. Le città si sono svuotate. Nessuna auto in circolazione, nessuna moto o altro mezzo. Nessun suddito del Nepal aveva il permesso di varcare la soglia di casa nelle ore di coprifuoco. Unici a poter circolare liberamente solo i turisti, entità invisibili sia per la polizia che per i numerosissimi presidi militari posti nei principali punti nevralgici della città.

A Kathmandu, Kirtipur, Patan e in numerose località del Nepal, durante i giorni di coprifuoco, si sono avute numerose manifestazioni pubbliche. Le manifestazioni si sono quasi sempre risolte con scontri tra dimostranti e forze dell’ordine.

I giornali riportavano quotidianamente notizie di morti e di feriti. Mentre il Raising Nepal riportava notizie frammentarie che sembravano dimostrare un perfetto controllo da parte delle forze dell’ordine della situazione, altri quotidiani – come The Himalayan o il Kathmandu Post – riempivano le prime pagine con le immagini delle violenze e delle battaglie urbane che avevano luogo in molte cittadine e villaggi del Nepal.

La politica mediatica ufficiale è stata quella di affermare a piena voce che le manifestazioni non erano il frutto di uno spontaneismo popolare, ma semplicemente il risultato di un’abile opera di infiltrazione e di sobillamento messa in atto dalla guerriglia maoista. Sobillamento volto unicamente a destabilizzare ulteriormente il Paese e a rallentare qualsiasi spiraglio di dialogo.

Tra le varie notizie riportate dai quotidiani indipendenti, primeggia quella della morte di Tulsi Dumrakoti Chhetri, giovane donna uccisa da una pallottola vagante esplosa dalle forze dell’ordine mentre si trovava affacciata al terrazzo della propria abitazione.

Nei giorni di coprifuoco, ad accrescere la tensione si è aggiunta la sospensione delle comunicazione via telefono cellulare. Senza preavviso, infatti, tutte le compagnie telefoniche hanno sospeso il loro servizio dall’8 aprile. Questi toni sono stati mantenuti sino alla sospensione del coprifuoco in concomitanza dell’inizio del nuovo anno nepalese (14 aprile).

Nel frattempo anche i turisti hanno cominciato a diventare vittima dei disordini: un giovane giapponese è stato malmenato a Pokhara; un manipolo di 9 turisti che aveva organizzato una manifestazione pacifica prodemocrazia nel cuore del quartiere turistico di Thamel, è stato posto in stato di fermo e poi rilasciato.

Con il capodanno giunge l’atteso messaggio del Re Gyanendra. Il tradizionale messaggio augurale ai sudditi che, oggi anno, viene diffuso dai media nazionali. Ma stavolta è un re che non appare neppure sullo schermo, e lascia delusa l’intera popolazione del Nepal. Nessun riferimento concreto alla situazione in atto, soltanto un invito al dialogo tra le forze in vista di un processo di democratizzazione.

Per tutta risposta, la coalizione ha nuovamente indetto uno sciopero generale, a partire dalla mattina del 15 aprile e a tempo indeterminato.  Allo stato attuale, la situazione è quella di un Paese in cui sciopero e presenza militare coesistono e si fronteggiano. Paese che ha visto, solo nell’ultima settimana, un calo nettissimo delle presenze turistiche. Un paese che, considerati i severi moniti lanciati in primis dagli USA contro la politica di violenza e di restrizione delle libertà, sta rischiando l’isolamento internazionale.

In tutto questo, l’impressione è che si stia instaurando un sempre più serrato circolo vizioso tra governo e opposizione. Circolo dal quale il Paese sembra non riuscire a uscire, se non, probabilmente, dopo un pesante atto di forza da parte di una delle due parti attualmente in gioco.

Martino Nicoletti   


New Road, la frequentatissima via commerciale di Kathmandu, deserta per il coprifuoco. (Foto Nicoletti)


Presidi militari disseminati ovunque durante il coprifuco. (Foto Nicoletti)


Presidi militari disseminati ovunque durante il coprifuco. (Foto Nicoletti)

Pattugliamenti per la città (Foto Nicoletti)

Kathmandu presidiata dai militari (Foto Nicoletti)

Kathmandu presidiata dai militari (Foto Nicoletti)

IlKathmandu Post nei giorni più violenti (Foto Nicoletti)

Il Kathmandu post nei giorni di coprifuoco  (Foto Nicoletti)

Il Rising Nepalnei giorni di coprifuoco (Foto Nicoletti)

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