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11 dicembre: giornata della montagna

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BERGAMO — Oggi 11 dicembre si festeggia in tutto il mondo la giornata internazionale della montagna. Una data voluta dall’Onu a partire dal 2003 e che ogni anno è dedicata a un tema preciso. Per il 2009 l’attenzione è rivolta alla “gestione del rischio di catastrofi nelle zone di montagna”: una questione quanto mai attuale soprattutto perchè in questi giorni a Copenhagen si discute del riscaldamento globale, che proprio sulle montagne porta alcuni degli effetti peggiori.

La giornata internazionale della montagna è il giorno in cui il mondo si ferma e volge lo sguardo alle terre dell’alta quota. Istituita nel 2003 dall’Onu, costituisce un’opportunità per creare consapevolezza sull’importanza delle montagne per la vita, per sottolineare le possibilità e i limiti nello sviluppo dei monti. 

Secondo la Fao – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura – la montagna è un luogo pericoloso. Molte comunità montane vivono sotto la minaccia di terremoti, eruzioni vulcaniche, valanghe, frane e inondazioni. Molti sono i fattori che obbligano le comunità a vivere in queste situazioni di vulnerabilità: i legami di parentela, un concetto culturalmente diversi di rischio e, ultimo ma non meno importante, la povertà.

Quest’anno il tema a cui si richiama l’attenzione è la “gestione del rischio di catastrofi nelle zone di montagna”. Una scelta non casuale, visto che proprio in questi giorni a Copenhagen si discute di riscaldamento climatico e degli effetti devastanti che questo porta sul pianeta, per esempio sui ghiacciai, serbatoi d’acqua del mondo. Si parla quindi delle pratiche adatte alla riduzione dei rischi, nonché della necessità di sviluppare strategie integrate a livello nazionale e internazionale.

“Il tema sottolinea l’urgenza di adottare politiche che tengano conto dei cambiamenti climatici – ha detto Andreas Schild, direttore generale di Icimod, l’International Centre for Integrated Mountain Development -. Molte comunità montane della regione Himalayana vivono sotto la minaccia di terremoti, valanghe e alluvioni. Sono tra i paesi più a rischio per quel che riguarda catastrofi ambientali provocate dal tempo e dal clima, i quali a loro volta ostacolano lo sviluppo socioeconomico e conducono alla povertà”.

Punta il dito sull’importanza di una maggiore considerazione politica delle montagne anche Agostino Da Polenza, presidente del Comitato EvK2Cnr che da vent’anni è in prima linea in Italia e nel mondo nel monitoraggio del clima e nella ricerca scientifica nelle zone alte del mondo.

“La montagna dovrebbe riuscire ad imporre la propria specificità nella considerazione delle politiche generali – dice infatti Da Polenza -, anziché accettare di essere lasciata a margine delle decisioni per mancanza di rappresentatività. I monti sono uno dei territori più complessi e difficili, ma anche uno dei più importanti per il futuro dell’umanità. E’ l‘area del paese da cui dipende la sorte dei ghiacciai e quindi delle riserve d’acqua, e di tanta parte della biodiversità”.

“La verità è che la montagna è tra le regioni del mondo meno abitate e per questo è anche meno considerata nei posti dove si decide. C’è però da sperare che la gente di pianura riconosca l’eccezionale contributo che la montagna dà anche al loro benessere, non solo dal punto di vista dei beni materiali ma anche, e sempre più, dal punto di vista del suo paesaggio e del turismo, come luogo al quale la gente si rivolge per trovare serenità nella propria vita”.

Concorda con Da Polenza anche Annibale Salsa, presidente generale Cai. “Le Terre Alte devono conquistarsi una posizione centrale – ha detto, infatti, Salsa -, di visibilità, abbandonare la periferia del dibattito; insomma la montagna deve riposizionarsi”.

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