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Nepal, guerriglia sotto le vette più alte del mondo

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KATHMANDU, Nepal – Ieri, per il quarto giorno consecutivo, le autorità nepalesi hanno imposto il coprifuoco diurno nella capitale. Le tensioni tra le forze del re Gyanendra e la coalizione di opposizione, supportata dai ribelli maoisti, non accennano a sopirsi. E coinvolgono sempre di più la popolazione.

Da una settimana, a Kathmandu si susseguono le proteste contro il re Gyanendra, che ha assunto pieni poteri nel febbraio 2005. I tre giorni di sciopero generale inizialmente dichiarati sono stati prolungati. Nuove manifestazioni per restauro della democrazia, organizzate dai ribelli e dalla coalizione dei sette partiti nepalesi, sono state annunciate per i prossimi giorni.
 
Sempre più dura la reazione della monarchia: coprifuoco, scontri con i manifestanti e centinaia di arresti. Decine le vittime tra ribelli, soldati e civili. Le strade della capitale sono vuote. E la rabbia cresce.
 
In periferia, alcuni sovversivi avrebbero appiccato il fuoco alla caserma della polizia per protestare contro le violenze contro la popolazione.
 
Nel paese sono presenti molti turisti. Secondo la polizia locale, dieci di loro (tedeschi, israeliti, russi e francesi) sarebbero stati arrestati ieri per aver appoggiato i manifestanti democratici e non aver rispettato il coprifuoco. Ma le autorità avrebbero intenzione di liberarli rapidamente, per non dare cattiva impressione in campo internazionale.
 
Kathmandu è il centro di snodo delle spedizioni alpinistiche dirette in Himalaya, che proprio in queste settimane entrano nella stagione di punta. Non è facile per gli alpinisti spostarsi verso le montagne.
 
Sara Sottocornola

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