Alpinismo

Bonington: il rischio? Life is for living

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KATHMANDU, Nepal — Incontro con una leggenda. Solo così si può definire questa videointervista, catturata una mattina di aprile nell’Hotel Malla di Kathmandu. Il protagonista è Sir Chris Bonington, un nome che evoca pareti impressionanti come la Sud dell’Annapurna o il Freney, dove le prime salite portano la sua firma. Sorridente, gentile e con quell’irresistibile punta di humor inglese, Bonington racconta aneddoti e opinioni sull’alpinismo. "Penso che la vita sia fatta per essere vissuta" ci ha detto nell’intervista, che sul finale si trasforma in un simpatico scambio di opinioni con Silvio "Gnaro" Mondinelli, che stavolta, è dietro la telecamera.

Bonington è nato in Inghilterra, a Hampstead, il 6 agosto 1934. Si è laureato, è entrato nell’esercito e così ha iniziato la sua straordinaria carriera di esploratore e alpinisti. Sono quasi venti le spedizioni che ha condotto in Himalaya, e per nessuna di esse si può usare l’aggettivo di "ordinaria". Tra gli anni Sessanta e Ottanta Bonington ha compiuto una serie di prime salite incredibili: tra le altre, la parete centrale del Freney, Monte Bianco, con Ian Clough, Don Whillans e Jan Dlugosz, la Torre del Paine con Whillans, la Sud dell’Annapurna, la sudovest dell’Everest, la prima inglese alla Nord dell’Eiger. Per le sue straordinarie imprese sportive, nel 1996 è stato anche nominato cavaliere dalla Regina Elisabetta.

Abbiamo incontrato Bonington di rientro da un trekking al campo base dell’Everest, il primo dell’agenzia appena aperta da suo figlio. Si è fermato con noi per una lunga chiacchierata, in cui ci ha raccontato aneddoti e retroscena delle sue spedizioni, in particolare della sudovest dell’Everest e della Sud dell’Annapurna: forse pochi lo crederanno, ma andò laggiù soltanto con una fotografia, senza aver fatto nessuna ricognizione. E riuscì a vincerla.

Attraverso episodi della sua storia e impressioni raccolte nei viaggi più recenti, Bonington descrive un pungente e affascinante quadro dell’alpinismo e dei grandi cambiamenti. "Negli ultimi 10 anni i media hanno cambiato questo mondo – dice Bonington – perché attirano l’attenzione prima su di loro. Ci sono miriadi di record inutili, che sono risultati straordinari a livello individuale, ma non c’entrano con l’alpinismo, che è un’altra cosa. Secondo me l’alpinismo riguarda la scoperta, l’innovazione, l’impegno, lo stile alpino".

Bonington parla anche della sua famiglia, dei premi alpinistici che "sono simpatici ma vengano presi troppo sul serio", del fattore di rischio delle spedizioni esplorative e dell’alpinismo italiano: temi sui quali si lascia andare ad uno scambio di battute con Mondinelli, vidooperatore d’eccezione ma anche parte attiva di questa intervista.

 

Sara Sottocornola    

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