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Incidente sul Cevedale, Marco Confortola: li avevo avvisati di legarsi

Il Cevedale dal Rifugio Casati. Foto – Manu Zoli – de.wikipedia.org

È di ieri la notizia della morte di una donna sul Cevedale, precipitata in un crepaccio per decine di metri poco sopra il rifugio Casati, a 3400 metri. Con lei un uomo, che fortunatamente ha riportato ferite solo lievi.Sul Cevedale c’era anche Marco Confortola, che abbiamo contattato per farci spiegare meglio come sono andate le cose e quale è la situazione della montagna.

Marco, cosa è successo lunedì sul Cevedale? Eri anche tu lì…

“Sì, ero con i miei clienti e ad un certo punto queste persone si sono messe dietro di noi in salita. Già in quell’occasione ho consigliato al gruppo dei tre, la donna che ha perso la vita infatti procedeva con altre due persone, di stare legati. Arrivati in cima mi hanno chiesto se potevo far loro le foto di vetta e ho nuovamente ricordato loro di legarsi in discesa perché pericoloso. Durante la discesa sono rimasti indietro per fare delle fotografie, io e i miei clienti invece abbiamo continua progressivamente a scendere; ad un certo punto, da lontano ,ho visto che si sono slegati nuovamente, ma essendo ormai distanti da noi era pressoché impossibile ricordare a tutti e tre il pericolo che stavano correndo. A cadere è stato prima l’uomo, che è riuscito a fermarsi con la piccozza, la donna dietro è invece sparita nel vuoto”.

Li avevi quindi avvisati che bisognava andare legati…

“Non erano i soli: mentre salivo stavano scendendo altre sette persone slegate. Anche con loro ho discusso animatamente, gli ho spiegato che è pericoloso, ho dovuto insistere affinché si legassero. Noi Guide Alpine quando vediamo queste persone insistiamo, ci arrabbiamo, ma non ci ascoltano, ci prendono per stupidi. Bisogna fare capire l’importanza della sicurezza, perché non si può morire in un crepaccio per superficialità in una giornata bellissima come quella di ieri perché non si seguono le procedure. Se i nostri nonni, le vecchie Guide ci hanno insegnato che in ghiacciaio si va legati è perché la loro esperienza è un insegnamento fondamentale per tornare a casa sempre e ricordarsi che il dono più prezioso che abbiamo è uno e resterà solo uno: la vita!”

Cosa si può quindi fare per evitare questi incidenti?

“Le persone sono convinte che leggendo un manuale che parli d’alpinismo diventano alpinisti, ma poi si ammazzano. Ci sono le Guide Alpine, unici professionisti della montagna riconosciuti a livello Internazionale UIAGM. Sono 20 anni che sono Tecnico d’Elisoccorso, 27 anni che sono Guida e sai quanto ho litigato sul Cevedale per fare legare la gente? Non va bene. Bisogna far capire che è vitale andare in sicurezza: sui ghiacciai si va legati, non slegati. Legati.
Anche i rifugisti, custodi insieme a Guide Alpine e malgari della montagna, spiegano l’importanza di essere legati in ghiacciaio, ma anche loro vengono presi per stupidi e rompi scatole.

Come sono le condizioni al momento sul Cevedale?

“Lo zero termico è parecchio alto e di conseguenza i ponti di neve non hanno una buona coesione ed appena metti sopra un piede cadi dentro il crepaccio”.

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9 Commenti

  1. Fate benissimo a insistere sull’argomento della sicurezza in alta montagna, rimango sempre basito davanti alla leggerezza di molti in questo ambiente per nulla semplice.
    Sarà che sono fin troppo “ossessionato” dalla sicurezza per me e per chi è con me, sono quello che anche per un semplice trekking non sottovaluta nulla, ma ritengo che i consigli su questo argomento non siano mai inutili.
    Grazie

  2. Pienamente d’accordo, sia con il contenuto dell’articolo, sia con il commento di Giacomo

    Tra l’altro il giorno prima dell’incidente (domenica) sono salito in vetta al Cevedale ed ho potuto constatare di persona le condizioni del ghiacciao (parecchi crepacci)

    Ero legato in cordata con i miei compagni e gli stessi (in 3 momenti diversi) hanno iniziato a sprofondare in un crepaccio; fortunatamente ci siamo tenuti perchè la corda tra noi era ben tesa

    Fate benissimo a fare buona informazione sui pericoli dei ghiacciai, che spesso vengono sottovalutati, come, purtroppo, è avvenuto nell’incidente di lunedì… Fa particolare tristezza, poi, perchè i crepacci del ghiacciaio del Cevedale sono chiaramente visibili anche dalla terrazza del Rifugio Casati

    Grazie

  3. Perfettamente giusto. Aggiungerei che per colpa di gente che pratica l’alpinismo in maniera superficiale (oltretutto dopo che una guida gli aveva dato PIU’ VOLTE dei consigli che si sono dimostrati ahimè purtroppo giusti) ci sono altre persone che rischia la vita per interventi di recupero. Gli incidenti possono succede anche per fatalità ma quelli che uno si va a cercare non li capisco. Comunque dispiace per l’accaduto e un GRAZIE A tutti i soccorritori DI TUTTE LE CATEGORIE che in questi ultimi tempi hanno un bel da fare.
    LUCIANO LUISI

  4. Ma se non sanno poi manovrare la corda e fare sicura…il rischio aumenta e si estende.Eufemismo..e’ come pretendere di diventare alti matematici senza ripassare le tabelline o le definizioni di base.Occorre studiare e far eesercizio a secco e su terreno reali con guide o corsi..prima di buttarsi da soli.Una colpa va all’ usanza delle vacanze estive, quando la neve forma uno strato superiore a saponetta, o si scatenano temporali pomeridiani con fulmini potenti.

  5. Per il mio commento e penso anche per la Guida che ha dato quei consigli sia sottointeso che quella gente fosse a conoscenza delle manovre per quell’attività. E’ ovvio che ogni persona deve fare quello che rientra nei propri livelli.
    Se non sapevano usare le corde e fare le manovre per quell’attività è chiaro che non dovevano nemmeno trovarsi lì

  6. È la tera volta che cerco di scrivere una nota da cellulare e mi si cancella. Il sito è fatto male, come le risposte poco professionali sulla questione! Io ero una guida sub e quando venivo pagato per portare in giro turisti in luoghi potenzialmente non sicuri, dettavo le regole prima di partire e se uno usciva dalle procedure tutto il gruppo tornava a casa per la sicurezza di tutti.

    1. Grazie per il feedback, cercheremo di risolvere.
      Per quanto riguarda il merito del commento, desideriamo chiarire che il gruppo che ha avuto l’incidente procedeva in autonomia e non era accompagnato da nessuna Guida Alpina. Nessuno quindi avrebbe potuto imporre il rientro ai tre per il non rispetto delle norme di sicurezza su ghiacciaio.

  7. Che sui ghiacciai si vada in cordata è ovvio, tuttavia non sono d’ accordo con quanto si dice nell’ articolo circa il ruolo dei cosiddetti “professionisti della montagna”. Sono proprio loro, in molte occasioni, a non diffondere la cultura della sicurezza. Se vi capita di fare scalate di 4000 considerati facili, costoro insistono a impedire, ad esempio, al cliente di portare casco e piccozza, se il cliente insiste, allora si irritano anche. Poi perchè lo fanno, mah… Per non parlare della leggerezza con la quale affrontano condizioni meteo per nulla ottimali, pur di “fare la giornata”. Penso che sia importante che i lettori del sito NON pensino mai che affidarsi a un “professionista” significhi poter affronatre ambienti severi d’ alta quota quando fino al giorno prima si era andati al massimo a un rifugio con una funivia… perchè non è così e gli incidenti che coinvolgono anche professionisti lo dimostrano. Prepararatevi sempre anche in autonomia. Circa il legarsi incordata poi, sono gli stessi “professionisti” che indicano vari modi diversi su come si dovrebbe procedere in progressione su ghiacciaio, c’è il metodo dell’ ENSA francese c’è lo stile di quelli e poi di quegli altri ecc. e questo a parità di condizioni ambientali-alpinistiche. Come è possibile allora non essere arrivati a standardizzare una procedura di sicurezza che dovrebbe essere la migliore rispetto ad altre che vengono poi abbandonate?

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