Alpinismo

Maestri: 80 anni di alpinismo tormentato

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KATHMANDU, Nepal — "Se penso alla mia vita tutto sommato è un bilancio positivo. Forse l’unica cosa di cui mi pento e di non aver rifatto da solo la via del 1970 sul Cerro Torre. Le polemiche di Messner? Non raccolgo, sta distruggendo l’alpinismo". Sono questi i pensieri di Cesare Maestri nel giorno del suo 80esimo compleanno. Un’occasione in cui il celebre "ragno delle Dolomiti" ripensa alla sua vita da alpinista e ne rievoca tutte le emozioni, positive e negative.

Maestri è nato a Trento il 2 ottobre 1929. Perse la madre a 7 anni e il padre, condannato a morte nel 1943 per attività antiasutriache, poco più tardi. Visse la guerra da partigiano, come tanti altri grandi alpinisti tra i quali il mitico Riccardo Cassin. Dopo la guerra, iniziò ad arrampicare e s’innamorò perdutamente della roccia e del ghiaccio. Chiamato "Ragno delle Dolomiti" per le sue straordinarie imprese in solitaria.

"Non ho mai arrampicato per gli altri – ha detto Maestri in un’intervista rilasciata a Trentino Mese – l’ho fatto solo perchè era una sfida tra me e la montagna. Vorrei essere ricordato come un uomo che ha fatto grande l’alpinismo".

Il giornalista Alberto Folgheraiter, autore dell’intervista, racconta che Maestri, mentre lo dice, si commuove. Già. Perchè il rischio è che venga ricordato per le polemiche legate alla prima salita del Cerro Torre, compiuta nel 1959 e poi messa in discussione da molti, che ancor oggi gli vorrebbero negare il primato sulla base di altrettanto discusse analisi ex-post.

"Questo mettere in dubbio la mia parola – dice Maestri – è un dolore che mi perseguita da decenni. Cerco di soppravviere".

Per rispondere alle polemiche e dimostrare che poteva aver compiuto quella salita, nel 1970 Maestri tornò a scalare l’Urlo di Pietra, da un’altra via, con Carlo Klaus, Ezio Alimonta, Claudio Baldessarri e Daniele Angeli. Ma ancora non bastò. Quarant’anni dopo, ci sono ancora alpinisti che ripercorrono la via del ’59 cercando tracce della sua salita senza trovarle. E c’è chi ripercorre e analizza la storia della montagna per dimostrare che Maestri lassù non c’è mai arrivato, come ha fatto Reinhold Messner nella sua ultima pubblicazione.

"Non ho più voglia di far polemiche – ha detto Maestri alla rivista Trentino Mese -. Se si mette in dubbio la parola di un alpinista si può mettere i dubbio tutto l’alpinismo. Non si salva nessuno. E non lo dico per me, che lo facciano pure se li rende felici. Lo dico per tutti".

"Messner non c’entra nulla col Cerro Torre – ha detto ancora Maestri in quell’intervista – perchè lo ha visto solo una volta sorvolandolo con l’elicottero e perchè tutte le sue accuse si basano sul sentito dire. Io non ho mai contrabattuto perchè accettando la rissa darei a questo astuto calcolatore una gratuita occasione per continuare a distruggere l’alpinismo al quale lui deve tutto. Tutto quello che è e soprattutto quello che ha".

E’ forse bene ricordare che il Ragno delle Dolomiti è molto più della salita al Torre. Si calcola abbia compiuto circa 3.500 ascensioni di cui oltre mille in solitaria. Le Dolomiti, e non solo, sono costellate di vie che portano il suo nome. Fu il primo alpinista a compiere solitarie sul VI grado, ed il primo a scenderlo, arrampicando, spesso slegato. "Una montagna di emozioni" insomma, che poi dovrebbe essere il titolo del suo nuovo libro, ancora in bozza.

Sara Sottocornola

Photo Giulio Malfer courtesy Alpinist.com

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