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E Putin libera due leopardi delle nevi

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SOCHI, Russia — Vladimir Putin li ha voluti liberare di persona, aprendo le gabbie e lasciandoli andare tra le montagne di Krasnaya Polyana, nel Caucaso occidentale. Sono due maschi di leopardo delle nevi, lo splendido felino dell’Himalaya che purtroppo è in via di estinzione e che è già oggetto del progetti di conservazione del Comitato EvK2Cnr, attivato in Nepal anni fa e da oggi ampliato anche alle montagne del Pakistan.

Il primo ministro russo aveva promesso che lo splendido animale sarebbe tornato ad abitare le montagne del Caucaso entro le Olimpiadi invernali del 2014, che saranno ospitate nel comprensorio di Sochi. E proprio in un’area protetta di quella zona, non lontana dal Mar Nero, sono stati rilasciati lo scorso weekend questi due esemplari maschi. Nei prossimi mesi, come previsto dal progetto di riproduzione in cattività, verranno portate sul Caucaso anche due femmine di snow leopard.

Putin, da sempre appassionato di grandi felini, ha voluto aprire personalmente le gabbie in cui i leopardi, provenienti dal Turkmenistan, erano stati trasportati. All’evento erano presenti il direttore esecutivo del Comitato Olimpico Internazionale Gilbert Felli e al suo collaboratore Jean-Claude Killy.

Questa specie sopravvive sulle alture dell’Asia Centrale, generalmente tra i 3.000 e i 4.500 metri, con appena qualche migliaio di esemplari. Minacciata sia dall’uomo, che lo ha sempre cacciato per la pelliccia e le ossa usate nella medicina tradizionale cinese, sia dal clima, che muta l’habitat in cui vive, è scomparsa dal Caucaso diversi decenni fa, così come da molte zone dell’Himalaya.

Il Comitato EvK2Cnr si occupa da tempo della conservazione della specie in Nepal, nel Parco Nazionale dell’Everest, e da quest’anno anche in Pakistan, nel Central Karakorum National Park, tutto, in collaborazione con il Wwf. Il progetto Snow Leopard, guidato dal professor Sandro Lovari, prese l’avvio da un avvistamento casuale del leopardo che si credeva scomparso dalla zona dell’Everest sin dagli anni Sessanta. Ad oggi è diventato un vasto programma di monitoraggio e salvaguardia della specie, che si è ampliato alla zona del Karakorum grazie all’avvio del progetto Seed (social economic and environmental development) siglato nei giorni scorsi da EvK2Cnr con rappresentanti del Governo Pakistano.
 

Sara Sottocornola

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Foto courtesy Quotidiano.net

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