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Ivana Di Martino ce la fa: la sua una corsa dentro la forza delle donne

Ivana Di Martino ce l’ha fatta: la runner non professionista ha vinto la sua sfida e, in 83 ore e 16 minuti, ha corso 330 km – con 8.800 mt di dislivello – nel cuore dell’Alta Savoia, sotto il Monte Bianco.

L’atleta con la sua White Ultra Run ha dimostrato quanto valga la forza delle donne ed è diventata, ancora una volta, lei stessa testimonianza attiva del coraggio femminile.

Un’impresa – partita il 31 maggio da Chamonix e lì conclusasi dopo nemmeno 4 giorni e poco più di 83 ore – che ha avuto, fin da subito, le sembianze di una lotta contro sé stessa. Una corsa dentro la forza di una donna che, macinando chilometro dopo chilometro, fermandosi solo per nutrirsi e riposarsi per pochi istanti, ha percorso tutta l’essenza della sua vita. Un’impresa dura, a tratti esaltante, in altri estremamente faticosa, in cui Ivana Di Martino ha dovuto domare la fatica controllando la testa e convincendosi, nonostante la stanchezza e il dolore, che niente avrebbe potuto fermarla. Una corsa senza posa, accompagnata da uno scenario mozzafiato, di giorno e di notte, che le ha imposto di resistere e di andare avanti, supportata da una forza che l’atleta ha tirato fuori senza posa e dalle energie tratte dal suo team, dai suoi supporter e, soprattutto, dagli affetti famigliari che non hanno mai mancato di farle sentire la loro presenza.

Con la sua impresa Ivana non solo ha sfidato e vinto sè stessa, ma ha dimostrato come le donne possano sempre trovare una forza invincibile dentro di loro per superare ogni traguardo. E di come, grazie alla tenacia, alla forza d’animo, ai sacrifici, ogni desiderio possa essere raggiunto e conquistato.

White Ultra Run è il simbolo della resilienza, dell’essenza che insegna a resistere, ad andare oltre e a superare ostacoli e difficoltà, in nome di una passione mai paga.

“Lo dico e lo ripeto: esistere è resistere, è superare ogni ostacolo che la vita ci mette davanti, affrontando sempre nuove sfide che, pur sembrando impossibili, ci insegnano a essere più forti e ci portano a fare cose che parevano impensabili. Vorrei che questo servisse da esempio per tutti” ha commentato a fine corsa Ivana Di Martino.

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4 Commenti

  1. perché correre? cosa é questa frenesia? l’essere umano sta perdendo i riferimenti, sta modificando la nozione di tempo, lo sta comprimendo artificialmente lo sta “addomesticando”, fare in 84 ore quello che si puó fare in una o due settimane per cosa se non per provare egoisticamente i propri limiti? ognuno ne ha il pieno diritto per caritá ma non diamo troppi valori filosofici a cose simili, cose (esistere, resistere, sfide da vincere quotidianamente) che i popoli della montagna, le donne della montagna (quelle vere) compiono tutti i giorni senza correre da generazioni per cercare la legna, il cibo, per sopravivere e vincere la sfida della vita con il sorriso sulla bocca e senza il maglioncino Moncler.

    1. Esistere…resistere…sfide da vincere quotidianamente….se la vogliamo dire fino in fondo vale purtroppo per tante persone che non vivono nemmeno in montagna…il loro problema è affrontare il giorno dopo! perché correre?…perché camminare ti potrei dire.dipende sempre dai punti di vista.ognuno giustamente ha il suo e bisogna rispettarlo visto che non parliamo di atti efferati!io vado come mi pare,tu pure…io ho amici fantastici che a me non mi vedono neppure col binocolo,non siamo viva Dio tutti uguali e ti dico pure che me li tengo stretti!!e loro me(credo mi sopportino in realtà…??)e se mi dovessero scattare una foto ,gira e rigira,sarei supergriffato,e a me non da un soldo nessuno ma qualcosa mi devo pur metter addosso.i soldi non puzzano e ammesso che tu abbia ragione,nella stessa condizione son sicuro faresti la stessa cosa

  2. Sto cercando un senso, se c’è: “una corsa dentro la forza”. E’ poesia, è lirica, è fantascienza, siamo a guerre stellari, trascendiamo il senso comune, … ?

    1. Guerre stellari. “Strong is the force”. Sarebbe bastato dire che la camminata e’ avvenuta per strade carrozzabili, con al seguito camper e staff, inclusi fisioterapista, allenatore, e accompagnatori a piedi. E che le donne su questi tempi chiudono il Tor, senza camper (che sull’Alta Via non passa) e senza proclami. Invece l’hanno buttata sulla caciara pseudozen. Ero un po’ deluso quando ho letto che si e’ fermata per mangiare e dormire (ma vah?). Insomma niente “record non-stop” come era stato presentato. Comunque impresona, a buon diritto ha fatto il paio lo scorso finesettimana con la salita di Honnold.

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