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Edlinger, il "dio" dell'escalade libre

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TRENTO — “Scoprire un posto nuovo, dove una bella linea si trasforma in una via e provare a chiuderla. Questo è il mio modo di vivere. L’arrampicata per me è questo, non solo uno sport. E’ un pretesto per girare il mondo, per trovare nuovi posti e nuova gente”. Parola di Patrick Edlinger. Ecco la videointervista con il mito mondiale dell’arrampicata, emblema del “escalade libre” e simbolo vivente delle pareti del Verdon.

E’ una delle leggende viventi dell’arrampicata libera. In Francia lo chiamano “le dieu”, “il dio”. Riccioli biondi, sguardo ironico e “fedele sposo della libertà”. Patrick Edlinger è diventato uno dei climber più famosi al mondo a partire dagli anni ’80, su quelle celebri falesie del Verdon, dove ancora oggi vive.

“Ho iniziato ad arrampicare in free solo perchè quando ho cominciato non c’era nessuno che arrampicava con me – dice Edlinger -, e quindi non potevo che arrampicare in solitaria. Le solitarie però sono anche le mie preferite, rappresentano il modo più puro di arrampicare. E’ quello il momento in cui attraverso la scalata scopri te stesso e diventi consapevole di alcune cose che altrimenti non scopriresti”.

Lo abbiamo intervistato a Trento, nei giorni del FilmFestival. Siamo andati ad incontrarlo in albergo, abbiamo fatto colazione con lui mentre, tra un cappuccino e un succo di frutta, ci ha parlato di sè e della sua storia di scalatore.

“Le differenze tra l’arrampicata degli anni ’70-’80 e quella di oggi non sono poi molte – spiega “le dieu” -. Principalmente il fatto che allora era più pericoloso perchè non c’erano molte protezioni. Ora è tutto più semplice, è molto più facile scalare perchè ci sono meno rischi”.

Ma non per questo, dovendo fare un’ipotetica classifica, è scontato che i climber di ieri siano migliori di quelli di oggi. “Il miglior alpinista al mondo? Forse lo devo ancora incontrare – ci dice infatti Edlinger -. forse un domani farò qualcosa con Chris Sharma, ma comunque i migliori compagni sono quelli che incontri al momento. Non è per sempre, è per quel momento preciso, quando incontri qualcuno che condivida le tue stesse motivazioni per fare una via”.

“L’arrampicata per me è un modo di vivere, non solo uno sport – conclude l’alpinista -. E’ un pretesto per girare il mondo, per trovare nuovi posti e nuova gente. La cosa più importante è restare libero per tutta la vita, questo è il mio vero programma per il futuro”.

Valentina d’Angella

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