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L'alpinismo del passato a Bergamo

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BERGAMO — Un tuffo nell’alpinismo del passato, attraverso affascinanti scatti in bianco e nero di scalate sulle Alpi compiute negli anni Trenta e Quaranta. Sarà inaugurata domani al Palamonti la mostra "Le montagne di Nino Agazzi", noto scialpinista e fotografo di montagna di Bergamo, che resterà aperta fino al 31 luglio.

Giuseppe Agazzi, detto Nino, nasce a Bergamo il 15 dicembre 1910 da una famiglia di cacciatori. Studia da perito industriale ma la sua vera passione è la montagna, a cui viene avvicinato da adolescente dallo zio materno Guido Ferrari di Treviglio, indimenticabile pioniere dell’alpinismo e dello sci-alpinismo bergamaschi.
 
Prima della seconda guerra mondiale, Agazzi vince tre volte i campionati Trevigliesi di combinata Fondo-Discesa, compie escursioni in tutte le Orobie dove scatta stupende fotografie, sempre sotto la guida dello zio che gli insegna tutto anche di quest’arte. Sue sono le foto della storica Guida sciistica delle Orobie pubblicata nel 1939.
 
La mostra che aprirà domani al Palamonti, organizzata dalla Commissione cultura del Club Alpino sede di Bergamo, espone immagini scattate da Nino Agazzi tra gli anni Trenta e Quaranta e comprende anche immagini dei viaggi extra-europei e dei trekking che il fotografo compì in età matura in aree remote del pianeta, in particolare Asia ed Africa. 
 
"L’evento ha un significato storico e documentaristico – dice Giancelso Agazzi, figlio del fotografo e noto medico d’alta quota -. Mostra ai visitatori un ambiente alpino più incontaminato rispetto al nostro tempo ed attualmente, purtroppo, alquanto cambiato. E personaggi che appartengono ad un tempo lontano, con attrezzature ed abbigliamento di stile pionieristico".
 
Nino Agazzi, scomparso nel 2002 all’età di 92 anni, partecipò a molte delle "settimane" scialpinistiche  sulla catena alpina organizzate dalla guida alpina di Courmayeur Toni Gobbi e fu presente il giorno della sua tragica morte avvenuta nel corso della salita al Sasso Piatto in Dolomiti alla fine degli anni ’60, a causa di una valanga che  travolge ed uccide anche altri membri del gruppo di sci-alpinisti.
 
Sara Sottocornola

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