Ambiente

Il futuro delle Alpi è a rischio siccità

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BOLZANO — Sembra paradossale, soprattutto con la neve che è caduta abbontantissima quest’anno, ma il futuro dell’Arco Alpino è a rischio siccità. Molti torrenti e fiumi potrebbero restare a secco a causa del cambiamento climatico e, soprattutto, dell’uso e abuso di risorse idriche per l’energia elettrica, l’agricoltura e il turismo. Lo sostiene la Convenzione delle Alpi nella sua ultima relazione dedicata all’acqua.

La situazione potrebbe diventare particolarmente grave sul versante meridionale, ovvero in Italia. La Convenzione – organismo che si occupa dello sviluppo sostenibile dell’Arco alpino e comprende Austria, Francia, Germania, Italia, Liechtenstein, Principato di Monaco, Slovenia, Svizzera – sostiene che sia arrivato il momento per un "deciso cambiamento di rotta".
 
Stando ai dati enunciati dalla relazione presentata nei giorni scorsi a Bolzano, in alcune zone d’Italia la situazione sarebbe già particolarmente grave. "In Valtellina – ha spiegato il segretario generale della Convenzione – il 90 per cento dei corsi d’acqua viene sfruttato per la produzione idroelettrica. Fortunatamente la popolazione si è opposta in modo deciso a nuovi impianti lungo gli ultimi torrenti che conservano ancora condizioni di naturalità. E’ ancora più preoccupante la situazione del torrente Schisone che si trova in Val Chiavenna".
 
Le Alpi sono il serbatoio idrico dell’intero Nord Italia. Un calo di acqua da queste parti rischia di mettere in crisi anche il resto del paese. "In alcuni periodi dell’anno l’80 per cento dell’acqua del fiume Po arriva dalle Alpi", ha detto all’Ansa Karl Schwaiger, presidente del gruppo di esperti che ha elaborato la relazione.
 
Lo scenario futuro prospettato è particolarmente problematico. Il fabbisogno di energia a basso costo spinge le aziende elettriche a saccheggiare anche gli ultimi corsi d’acqua ancora inviolati. Secondo gli esperti, agricoltura, turismo e industria negli anni a venire si contenderanno il prezioso elemento. Per evitare guai peggiori, sostengono dalla Convenzione, serve una gestione integrata e razionale dell’equilibrio idrico dei bacini. Ivi compresi quelli delle grandi dighe.
 
Intanto si contano i danni. A rimetterci, come sempre, finora è stato l’ambiente. "Ogni impianto idroelettrico – ha spiegato Schwaiger – ha un notevole impatto sull’equilibrio ambientale. L’interruzione dei corsi fluviali e la riduzione della loro portata hanno fatto sì che alcuni torrenti siano rimasti completamente senza pesci".
Per rimettere tutto in carreggiata servono duqnue "una combinazione di soluzioni tecniche, di una pianificazione lungimirante e di interventi di gestione delle acque più ampia", conclude la relazione.
 
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