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Il NO all’ampliamento degli impianti tosco-emiliani

Le regioni Emilia-Romagna e Toscana avevano trovato, come avevamo riportato, un accordo con il governo per il rilancio degli impianti sciistici dell’Appennino tosto-emiliano, a cui sarebbero stati destinati 20 milioni più altri fondi regionali. Il progetto proponeva ampliamento dei impianti sciistici già esistenti a cavallo dell’Appennino tosco-emiliano.
Ora giunge il no del CAI Emilia Romagna e di Legambiente che promuovono, invece, uno sviluppo sostenibile che preveda cura, passione per luoghi e popolazioni e attivazione di una capillare microeconomia.

Di seguito il comunicato firmato da Filippo Di Donato, Presidente CCTAM (Commissione Centrale per la Tutela dell’Ambiente Montano.) del CAI.

“In pieno cambiamento climatico e con la necessità di utilizzare con parsimonia e attenzione le risorse, ecco che le Regioni Emilia Romagna e Toscana propongono (incredibile!) la realizzazione di un comprensorio sciistico ancora più vasto dell’attuale, a cavallo dell’Appennino Tosco-Emiliano, rispolverando addirittura una proposta progettuale degli anni ’60.

Non si tratta di essere “ambientalisti” per bocciare questo progetto. Va rivendicato il ruolo di cittadinanza “attiva” che in questo caso diventa anche cittadinanza “scientifica” ed “economica” per i dati locali relativi all’innevamento, agli impatti, ai costi e alle perdite degli attuali impianti. Giustamente il comunicato del CAI Emilia Romagna sostiene “… colpisce lo strabismo della Regione Emilia-Romagna, che da un lato con il sistema delle Aree protette tutela le peculiarità ambientali e culturali della montagna e promuove un turismo dolce a basso impatto ambientale (primo fra tutti il recente investimento di 1.300.000 Euro per l’Alta Via dei Parchi) e dall’altro continua a voler investire risorse su un modello di sviluppo fondato sulla monocultura dello sci da discesa, ormai in evidente crisi a causa delle mutate condizioni climatiche …” (visualizzabile qui).

E’ ora di accantonare idee superate e interventi settoriali a vantaggio di un progetto che favorisca forme di turismo diffuso nei paesi e nelle valli, tale da essere di richiamo in ogni stagione, per cultura, natura e qualità dell’offerta. Certo, la proposta alternativa di distribuire gli interventi sul territorio non è allettante per le lobby, per chi è abituato a gestire ingenti somme in interventi concentrati e monoculturali (si parla di quasi 20 milioni di euro).

Un progetto alternativo diffuso (come quello proposto dal CAI) prevede cura, passione per i luoghi e le popolazioni, l’attivazione di una capillare microeconomia che sostiene artigianato e produzioni locali, che rafforza l’identità dei luoghi, che riconosce il valore dell’area MaB e del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, con un’efficiente rete di sentieri, di musei, di fattorie didattiche e di centri visita.

– INCONTRO DIBATTITO – 8 febbraio 2017. Siete tutti invitati a partecipare
Su questi temi CAI Emilia Romagna e Legambiente hanno organizzato un incontro dibattito pubblico sul tema: Nuovi impianti a Corno alle Scale? NO Grazie.  L’appuntamento è per mercoledì 8 febbraio a Porretta Terme presso il cinema Kursaal, alle 20.30. Ingresso libero.

– ESSERCI AI TAVOLI DEI DECISORI
Come CAI TAM sosteniamo che è sempre più importante riuscire ad anticipare le situazioni, a prevenire proposte di retroguardia e quindi essere presenti ai tavoli dei decisori, riuscendo a partecipare alle riunioni che pianificano le azioni, decidono gli interventi e destinano gli importi.”

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Un commento

  1. E’ purtroppo una partita persa in partenza… Nessuno a livello politico ha ancora capito dove sta andando la montagna, giunte comunali delle località in primis. Troppi interessi economici e menfreghismo per tutto il resto per capire che nevica sempre meno e che soprattutto l’ appennino tosco emiliano con la sua quota ridotta sarà il primo ad accorgersene.
    Ma questi ci siamo votati e questi ci teniamo.

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