Troppe nutrie, il Veneto punta su un’app per il loro contenimento
Tramite smartphone i volontari riceveranno i permessi in tempo reale per intervenire sugli argini. Un piano da 1,5 milioni di euro nel triennio per tutelare sicurezza e agricoltura.
La Regione Veneto si trova alle prese con quella che l’amministrazione definisce un’emergenza faunistica tra le più rilevanti: quella delle nutrie. Di fronte a una popolazione complessiva di roditori stimata tra gli 800.000 e il milione di esemplari, le istituzioni regionali, in collaborazione con ANBI Veneto e le Polizie Provinciali, hanno optato per l’introduzione di una soluzione tecnologica: una nuova piattaforma digitale che, attraverso un’app per smartphone, punta a velocizzare e coordinare gli interventi di contenimento sul territorio.
Chi è la nutria?
La nutria (Myocastor coypus) è un grosso roditore originario del Sud America, riconosciuta in Italia come specie invasiva e alloctona. I primi esemplari furono infatti importati nel 1928 per l’allevamento commerciale finalizzato alla produzione di pellicce. Successivi rilasci e fughe dalla cattività hanno determinato la progressiva stabilizzazione e naturalizzazione della specie, che ha trovato condizioni favorevoli soprattutto nella Pianura Padana e lungo la costa adriatica.
Una mappa aggiornata della distribuzione della nutria lungo la nostra Penisola è stata realizzata in occasione della pubblicazione del Piano di gestione nazionale della nutria nel 2021, incrociando i dati forniti da Regioni e Province con le segnalazioni di citizen science (piattaforme come iNaturalist e Ornitho.it). Sulla base di tali dati, è stato possibile confermare una presenza massiccia e continuativa soprattutto nelle regioni centro-settentrionali e in Sardegna.
Organismi scientifici, come l’ISPRA, evidenziano come la nutria possa causare ingenti danni sia di natura socio-economica che ecologica. Dal punto di vista idraulico, le gallerie e le tane scavate dagli esemplari lungo gli argini compromettono la stabilità dei canali e delle opere di regimazione delle acque, aumentando il rischio di inondazioni e problemi alla viabilità. In ambito agricolo, la specie arreca danni alle coltivazioni. Sotto il profilo ecologico, l’intenso consumo di vegetazione acquatica provoca la contrazione degli habitat umidi e danneggia l’avifauna locale, poiché le nutrie utilizzano i nidi galleggianti degli uccelli come piattaforme di riposo, causandone l’affondamento.
Per arginare queste conseguenze, tanto più significative quanto maggiore è la densità della specie, esistono metodi di gestione ordinari che prevedono il controllo tramite cattura selettiva con gabbie o l’abbattimento diretto con arma da fuoco. Interventi che, come riportato dalla IUCN, hanno avuto esiti diversi nel tempo, non risolutivi in termini di crescita della popolazione su scala nazionale.
Il Veneto punta alla tecnologia
Il Veneto è tra le regioni maggiormente interessate dall’espansione delle nutrie e da anni sono attivi piani di eradicazione. Nel solo ultimo anno, gli interventi di controllo hanno portato all’abbattimento di una quota compresa tra i 60.000 e i 65.000 esemplari. Il fenomeno risulta concentrato prevalentemente nelle province di Verona (53% degli abbattimenti regionali) e Rovigo (33%), seguite da Venezia (9%) e Padova (3%), mentre Belluno e Treviso incidono complessivamente per il restante 2%.
Per far fronte a questa situazione, nei giorni scorsi la Regione ha annunciato una svolta nel piano di contenimento – che prevede uno stanziamento triennale (2025-2027) di 1,5 milioni di euro (500.000 euro all’anno) affidato ai Consorzi di Bonifica – consistente nello sviluppo di un’app, che mira a digitalizzare l’intero iter autorizzativo.
Come dettagliato in un comunicato ufficiale della Regione, il funzionamento pratico del sistema punta sulla tempestività: grazie alla piattaforma sviluppata all’interno del Sistema Informativo dei Consorzi di Bonifica, “i selecontrollori volontari potranno richiedere, ricevere e gestire le autorizzazioni direttamente dal proprio smartphone”, riducendo drasticamente i tempi tra la segnalazione e l’intervento. La digitalizzazione manterrà comunque “centrale il ruolo delle Polizie Provinciali” per le verifiche di sicurezza.
“La gestione della nutria non si misura soltanto dal numero degli abbattimenti, ma soprattutto dalla capacità di intervenire rapidamente quando il problema si presenta – sottolinea l’assessore regionale all’agricoltura Dario Bond -. La nuova piattaforma nasce proprio per eliminare i tempi morti, mettere in collegamento immediato volontari e Polizie Provinciali e rendere più efficace un sistema che coinvolge molti soggetti diversi. È un investimento sull’organizzazione prima ancora che sulla tecnologia”.
“La sfida è costruire un sistema stabile e strutturato di controllo – aggiunge Bond – non interventi episodici”.
Una soluzione che piace (non a tutti)
L’iniziativa ha registrato approvazione da parte del mondo agricolo. Coldiretti Padova, tramite il presidente Roberto Lorin, ha evidenziato in una nota ufficiale come nella sola provincia di Padova vi siano oltre 200 mila esemplari che causano almeno mezzo milione di euro di danni all’anno, una stima considerata al ribasso per via delle mancate denunce.
Per Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto, “l’eradicazione rimane l’unica soluzione” per garantire la sicurezza del territorio, auspicando che l’uso dell’app venga esteso ad altre specie invasive.
Di parere radicalmente opposto la LAC (Lega Abolizione Caccia) di Padova, che contesta duramente la linea politica regionale, parlando di un’estate che “si tinge sempre di più del rosso sangue degli animali della fauna selvatica messi sotto attacco da queste politiche che per accaparrarsi voti cedono sempre più a lobby economiche”. Parole in cui si legge un riferimento al dibattuto DDL Caccia.
Anche l’introduzione dell’app viene bocciata senza appello, definendola una “sparata, che ha più un valore mediatico che risolutivo del problema”. Secondo l’associazione si starebbe cercando un “facile capro espiatorio quando è evidente quanto il consumo di suolo, la scarsa attenzione alle dinamiche territoriali e la sparizione dei servizi ecosistemici influiscono sulla fragilità dei nostri territori più della presenza di nutrie o istrici”.
Tra le critiche mosse dalla Lega vi è l’ingente impiego di denaro pubblico per pratiche cruente che, a fronte dell’aumento della popolazione dei roditori, si dimostrano inefficaci: “basterebbe utilizzare questi fondi per applicare metodi scientifici tipo la sterilizzazione, oppure creare nidi artificiali oppure con l’utilizzo di reti apposite, tutti metodi incruenti e molto più risolutivi dell’uccisione”.






