L’Etna e la Luna, l’abbraccio di fuoco in una notte di mezza estate
La colata lavica nella Valle del Leone era solo l'inizio: la magia dell'eruzione dell'Etna negli scatti notturni dell'astrofotografa Marcella Giulia Pace.
Quello che era iniziato a fine giugno come un timido risveglio in quota, nel bel mezzo di un’opprimente ondata di calore, si è trasformato nei giorni scorsi in un vero e proprio show di fuoco e cenere. L’Etna ha ricordato ancora una volta di essere tra i vulcani più attivi del pianeta, alternando fontane di lava a imponenti nubi eruttive che hanno causato anche inevitabili disagi al territorio e ai trasporti dell’area circostante.
Ma oltre la cronaca, a restare impressa è la pura meraviglia visiva del “Mongibello”, che ha regalato ad abitanti e turisti uno spettacolo difficilmente eguagliabile nei giorni scorsi. A raccontare notti di magia, pennellate del rosso della lava e dei riflessi dorati della Luna, sono gli scatti di Marcella Giulia Pace, insegnante di scuola primaria e appassionata di astrofotografia, alla guida della nuova sezione dedicata ai Fenomeni Ottici Atmosferici dell’Unione Astrofili Italiani.
Cronaca di un’eruzione di mezza estate
Come dettagliato dall’INGV, il risveglio dell’Etna era iniziato il 26 giugno con una colata lavica, inizialmente di debole intensità, “alimentata da una bocca posta a quota di circa 3.030 m“, che ha cominciato a riversarsi nell’alto settore della Valle del Leone. Nei primi giorni di luglio, il flusso ha continuato a scivolare verso valle. Uno spettacolo unico, ammirabile anche dalle vicinanze con l’accompagnamento delle Guide Vulcanologiche.
Ma era solo l’inizio dello show di mezza estate. Nei primi giorni del mese, infatti, alla colata si è affiancata una costante attività stromboliana proveniente “dal pit situato sull’alto versante del cratere Voragine”, con un tremore vulcanico in costante crescita. Durante la notte tra il 2 e il 3 luglio si è poi formato un secondo “piccolo flusso lavico intermedio”, che ha percorso poco più di un centinaio di metri prima di arrestarsi, mentre la colata principale iniziata a giugno si è gradualmente esaurita fino a terminare il 4 luglio.
La vera svolta energetica è arrivata proprio tra il 4 e il 5 luglio: con la colata ormai sopita, il cratere Voragine ha iniziato a fare sul serio. In cielo si è innalzata una imponente nube eruttiva alta circa un chilometro e mezzo, sospinta dai venti verso sud e sud-sud-est. Questa improvvisa escalation ha fatto scattare l’allerta rossa per lo spazio aereo, con temporanea sospensione, da domenica sera a martedì mattina, dei voli dell’aeroporto di Catania.
Nella mattina dell’8 luglio gli esperti hanno comunicato la totale conclusione delle fenomenologie eruttive: i parametri sismici sono tornati su livelli bassi, l’attività infrasonica è risultata assente e il livello di allerta è ufficialmente tornato a giallo.
L’abbraccio tra Etna e Luna
A regalarci un racconto fotografico di questo spettacolo estivo è l’astrofotografa Marcella Giulia Pace. Un racconto che non si mostra come semplice testimonianza visiva dell’eruzione, ma come un ponte tra la Terra e il cielo.
C’è uno scatto in particolare, realizzato da Bronte, che cattura l’attenzione, in un gioco di geometrie e colori: l’Etna in fase eruttiva, avvolto da una nube di cenere scura da cui sembrano fuggire lapilli di un rosso incandescente, e proprio lì accanto, una Luna gigantesca e altamente definita, che sembra quasi appoggiarsi sul crinale del vulcano.
Un’immagine talmente straordinaria da rischiare di essere scambiata per un fake: pura realtà, frutto di studio e maestria fotografica. “Chi ha più crateri? – ha commentato poeticamente Marcella – . Ma mentre quelli dell’Etna nascono dall’energia che sale dalle profondità della Terra, quelli della Luna sono le cicatrici lasciate dagli oggetti provenienti dallo spazio”.
Ma la sua esplorazione non si è fermata a un unico punto di vista. Nella notte tra il 5 e il 6 luglio, nel pieno della fase eruttiva, la fotografa ha compiuto un vero e proprio “movimento di rivoluzione” attorno all’Etna, percorrendone l’intero perimetro per inseguire due precisi appuntamenti celesti: il tramonto di Venere e il sorgere della Luna.
Una maratona notturna in cui ha unito fotograficamente le prospettive dei quattro versanti principali del vulcano nell’arco di un’unica notte. Un ritratto a 360 gradi che mostra come l’Etna possa trasformarsi in quattro montagne completamente diverse, semplicemente cambiando il punto di osservazione e lasciandosi guidare dalla luce della notte.







