Il malessere dei ghiacciai delle Alpi, tra scienza e rischio di spettacolarizzazione
Dal Monte Bianco alla Marmolada, ghiacciai alpini in sofferenza: per contrastare il negazionismo e aiutare l'ambiente serve una comunicazione senza sensazionalismi e show.
L’ondata di calore con cui ha preso il via in maniera intensa l’estate del 2026 ha visto le città europee soffocare sotto cappe termiche capaci di ostacolare sensibilmente il quotidiano svolgersi della vita urbana. Le stesse vette delle Alpi non sono state risparmiate da temperature oltre norma del periodo, con lo zero termico schizzato oltre la cima più alta dell’arco alpino. Una condizione anomala che rischia di diventare la nuova normalità in un prossimo futuro, in cui a pagarne le conseguenze, in maniera sempre crescente e più evidente, sono i ghiacciai.
L’accelerazione della fusione glaciale — un tempo fenomeno impercettibile su scala stagionale — è oggi evidente a colpo d’occhio. I moderni mezzi di comunicazione e i social network permettono di monitorare questo declino in tempo reale o quasi. Tuttavia, questa trasparenza digitale si rivela un’arma a doppio taglio: oscilla pericolosamente tra la necessaria sensibilizzazione al cambiamento climatico e una rincorsa al clickbait capace di trasformare il dramma in una forma di intrattenimento. Una temporanea anestetizzazione di fronte a quello che, di fatto, è un problema che riguarda l’umanità, che da quelle “torri d’acqua”, un tempo considerate eterne, vede dipendere la sua stessa sopravvivenza.
Il ghiacciaio dei Bossons: quando la sofferenza diventa uno “show”
Tra i protagonisti principali delle notizie a tema glaciale legate al caldo avvio d’estate, è emerso nelle scorse settimane il ghiacciaio dei Bossons sul Monte Bianco. Famoso per il suo dislivello record di oltre 3.600 metri, che lo vede scendere come una cascata di ghiaccio dalla vetta verso valle, il celebre ghiacciaio della Valle di Chamonix sta mutando negli ultimi anni a ritmi sempre più sostenuti.
I video dei sorvoli realizzati di recente mostrano rivoli di acqua di fusione e un evidente ulteriore arretramento di quella lingua glaciale che fino agli anni Ottanta lambiva il fondovalle. Tra i sintomi di malessere del corpo glaciale vi è la comparsa, avvenuta nell’ultimo decennio, di un lago effimero, monitorato per il rischio alluvionale.
Una condizione allarmante quella del ghiacciaio dei Bossons che, nell’era dei social, riesce a diventare oggetto di spettacolarizzazione, come dimostra un video condiviso dalla pagina Wing over Chamonix che ritrae un parapendista in volo davanti a un seracco in pieno crollo, accompagnato dalla didascalia: “Happy passengers for a great show!” (Passeggeri felici per un grande spettacolo).
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Alpi in codice rosso: i dati da Svizzera e Italia
La sofferenza glaciale non conosce confini e i dati scientifici di questa estate 2026 delineano sulle Alpi un quadro critico, seppur parziale. In Svizzera il 29 giugno è stato raggiunto il “giorno di perdita dei ghiacciai”, il momento in cui si esauriscono le riserve di neve invernali accumulate dai corpi glaciali. Secondo le parole del glaciologo Matthias Huss (ETH Zurigo), riportate dal quotidiano SwissInfo.ch, si tratterebbe della seconda data più precoce della storia (di norma l’esaurimento delle scorte invernali accade ad agosto).
Huss ha calcolato che “l’acqua di fusione dei ghiacciai svizzeri scorre attualmente a una velocità equivalente a riempire una piscina olimpionica ogni sei secondi“, complice un inverno secco e un maggio con picchi di 30°C in pianura.
In Italia la situazione non appare dissimile, come testimoniano i dati dei monitoraggi di inizio estate realizzati sui ghiacciai trentini, che confermano un severo deficit nevoso. Sui ghiacciai del Careser, de La Mare e dell’Adamello, gli accumuli si avvicinano alla metà di quelli normalmente registrati a fine primavera. Una situazione che accomuna l’intero arco alpino.
“I ghiacciai stanno soffrendo tantissimo del permanere di condizioni di questo calore con effetti chiaramente dovuti all’assenza di rigelo notturno “, ha di recente dichiarato all’ANSA il segretario generale di Fondazione Montagna Sicura, Jean-Pierre Fosson in riferimento ai ghiacciai valdostani, evidenziando che “ogni anno i nostri ghiacciai perdono l’equivalente del centro di Aosta: non si tratta di un ciclo, ma ormai di un trend, non è che oggi questa è la situazione e domani passa.”
Il pericolo del sensazionalismo: il caso Marmolada
Proprio perché la situazione è drammatica, la comunicazione richiede il massimo rigore. Recentemente è circolata sui media la notizia shock di un arretramento di 200 metri del ghiacciaio della Marmolada in sole due settimane. Una notizia smentita da Mauro Varotto, operatore del Comitato Glaciologico Italiano, sulle pagine de L’Altra Montagna:
“Evidentemente no, si tratta di un’informazione riportata in maniera non corretta – ha sottolineato Varotto, chiarendo che il dato non risulta plausibile secondo le misure finora raccolte su base annuale sul ghiacciaio e che sia piuttosto da interpretarsi come relativo alla “copertura nevosa sopra il ghiacciaio, ovvero della rapida fusione della neve d’annata, che da 2600 metri di quota è arretrata fino a 2800 (quindi 200 metri in termini altimetrici, non lineari)”.
Varotto avverte che il sensazionalismo fa notizia ma “nuoce alla verità, creando confusione o gettando discredito anche su dati reali”. Un errore che, come sottolinea l’esperto, “finisce per fare il gioco dei negazionisti”, pronti a sfruttare le imprecisioni veicolate dal mondo della comunicazione per mettere in dubbio l’attendibilità dei dati scientifici e, su tale base, la stessa responsabilità umana dei cambiamenti in corso.





