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Abbattimento orsa KJ1 in Trentino: il Consiglio di Stato dichiara legittima l’uccisione

Madre con cuccioli, l'orsa KJ1 fu soppressa dopo l'aggressione di un turista nell'estate 2024. Il Consiglio di Stato ratifica la sentenza del TAR: legittimo l'abbattimento.

La mattina del 16 luglio 2024, lungo un sentiero nei boschi del Trentino, si verificava l’incontro ravvicinato tra un turista francese e l’orsa KJ1, un esemplare di 22 anni accompagnato dai suoi cuccioli, culminato in un’aggressione e nel ferimento dell’uomo. A pochi giorni di distanza da quel contatto, la Provincia Autonoma di Trento (PAT) decretava la soppressione dell’animale, eseguita dal Corpo forestale trentino il 30 luglio 2024.

Una soluzione rapida ed estrema che non è mancata di generare dibattito e la dura reazione sul fronte animalista. Nei giorni scorsi è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato, che ha dichiarato pienamente legittimo il decreto di abbattimento dell’orsa KJ1, firmato nel 2024 dal presidente della PAT Maurizio Fugatti. I giudici di Palazzo Spada hanno di fatto respinto il ricorso avanzato da un’associazione animalista contro la sentenza del TAR che già ne aveva riconosciuto la legittimità.

La soddisfazione di Piazza Dante

Nel febbraio 2025, il TAR di Trento aveva già respinto le richieste di risarcimento avanzate dalle associazioni, che avevano quantificato il danno in 1,1 milioni di euro. Il tribunale aveva chiarito che, essendo il provvedimento di abbattimento legittimo, non sussisteva alcun presupposto di ingiustizia del danno. Il Consiglio di Stato ha ora ratificato questa impostazione, in risposta al ricorso presentato da una delle associazioni.

“Nel provvedimento, i giudici di Palazzo Spada hanno respinto la richiesta risarcitoria dell’associazione, ritenendo che non fosse stato provato alcun danno e confermando altresì la piena legittimità del decreto in considerazione dell’approfondita istruttoria effettuata dall’Amministrazione e dell’ampia motivazione fornita a supporto”, ha dichiarato la PAT, evidenziando che la sentenza ha riconosciuto come l’amministrazione provinciale abbia ampiamente dimostrato l’elevata pericolosità dell’esemplare, classificata ai massimi livelli del PACOBACE (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali).

Secondo i giudici, l’abbattimento ha rappresentato l’unico intervento tempestivo possibile per tutelare l’incolumità dei cittadini, a differenza del trasferimento o della cattura in cattività, opzioni che avrebbero prolungato i tempi esponendo la comunità a potenziali pericoli.

Il governatore Fugatti ha espresso via social immediata soddisfazione per il pronunciamento del Consiglio di Stato, parlando di un riconoscimento della correttezza e dell’accuratezza tecnica dell’azione trentina. Sulla stessa linea l’assessore alle foreste Roberto Failoni, che ha ribadito la serietà di un’istruttoria orientata in via prioritaria alla tutela delle persone.

 

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La notizia giunge a pochi giorni dalla pubblicazione del nuovo Rapporto Grandi Carnivori 2025, nel quale la PAT evidenzia come nel 2025 non siano stati registrati comportamenti problematici da parte degli orsi. Un risultato che l’amministrazione attribuisce direttamente alla linea gestionale dura: “È verosimile ritenere che a questo risultato abbia contribuito anche il fatto che, nel 2024, tutti e tre gli esemplari problematici individuati sono stati prontamente rimossi mediante abbattimento”.

L’uccisione dell’orsa KJ1 e le reazioni del mondo ambientalista

La decisione mette un punto fermo a una lunga battaglia legale e d’opinione. Già all’epoca dell’abbattimento, nell’estate 2024, le reazioni del mondo ambientalista erano state particolarmente dure. Legambiente aveva contestato nell’immediato la “continuativa e dissennata rincorsa all’abbattimento”, evidenziando come i pareri di ISPRA non precludessero soluzioni alternative, e proponendo un modello di convivenza basato sulla prevenzione, come avviene nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

Poco dopo, a settembre 2024, la LAV era entrata in possesso dei documenti ufficiali del Servizio Faunistico, denunciando come la PAT avesse omesso nel decreto che il turista in realtà stava correndo all’alba (configurandosi come runner e non come semplice escursionista), innescando così l’istinto protettivo della madre. Una linea contestata con forza fino all’ultimo atto giudiziario del 28 aprile 2026, giorno dell’udienza, in cui l’ENPA ha ribadito la gravità etica e ambientale di quello che ha definito “un delitto mascherato da necessità”.

“Parliamo di un animale che non aveva mai costituito un pericolo reale e che è stato abbattuto senza percorrere strade alternative”, ha dichiarato la presidente Carla Rocchi, sottolineando il danno al patrimonio genetico della popolazione trentina. L’etologa Ivana Sandri ha ricordato come quella di KJ1 fosse la risposta protettiva di una madre a un pericolo improvviso: “Ridurre la sua storia a un ‘problema da eliminare’ significa non comprendere la natura del fenomeno”.

La sentenza del Consiglio di Stato chiude la vicenda nelle aule di tribunale, ma lascia aperto un profondo conflitto sociale sul futuro della biodiversità in Trentino.

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