Ambiente

Rhinolophus euryale, il pipistrello “riscoperto” nelle Grotte di Stiffe

Dopo decenni di incertezza, una ricerca condotta dall'Università dell'Aquila nelle Grotte di Stiffe conferma la presenza del Ferro di Cavallo Euriale in Abruzzo.

Le grotte italiane rappresentano dei veri e propri scrigni di biodiversità “delle tenebre”: ecosistemi protetti dal silenzio e dall’oscurità che ospitano organismi incredibili, spesso invisibili, tra cui decine di specie di pipistrelli. I monitoraggi ambientali continuano a dimostrare che la ricchezza in chirotteri preservata in queste strutture è superiore a quanto stimato finora. L’ultima conferma, di eccezionale valore scientifico, arriva da una ricerca dell’Università dell’Aquila (Univaq), che ha identificato tra gli abitanti delle Grotte di Stiffe il Rhinolophus euryale, una specie la cui presenza in Abruzzo è rimasta incerta per decenni.

Un “nuovo” abitante nelle Grotte di Stiffe

Le Grotte di Stiffe, situate nel comune di San Demetrio ne’ Vestini (AQ), non sono solo un gioiello geologico incastonato tra le vette del Parco Regionale Sirente-Velino, ma anche un tesoro biologico. Si tratta di un sito prioritario per la conservazione dei chirotteri, fungendo da hibernaculum (rifugio per l’ibernazione) e potenziale sito riproduttivo. Qui, un team di ricercatori coordinato dal prof. Enrico Lunghi (Dipartimento di Medicina clinica, sanità pubblica, scienze della vita e dell’ambiente dell’Univaq) ha risolto un enigma che durava da decenni.

La presenza del cosiddetto Ferro di Cavallo Euriale in Abruzzo era infatti considerata un piccolo mistero. Dopo alcune segnalazioni storiche confuse (come un reperto museale del 1941 attribuito senza precise coordinate alla zona del Lago del Fucino), la specie era stata indicata come virtualmente assente già dagli anni ’80. Per decenni, l’unica traccia era rimasta una segnalazione isolata del 2005, mai confermata da monitoraggi sistematici. Questa lunga assenza aveva alimentato il dubbio: la specie era davvero scomparsa o semplicemente non era stata cercata con i mezzi adeguati?

Durante le attività di monitoraggio condotte nelle Grotte di Stiffe tra il 2024 e il 2025, il gruppo di ricerca ha individuato una colonia di circa 350 individui, appartenenti al genere Rhinolophus. Operazioni di cattura e rilascio (di 34 esemplari) hanno portato alla scoperta che tra di essi vi fossero molti rappresentanti della specie Rhinolophus euryale. 

Come riportato nell’articolo scientifico dedicato alla ricerca, pubblicato su Check List – The journal of Biodiversity data, il Ferro di Cavallo Euriale “ha rappresentato il 70% degli individui del genere Rhinolophus catturati durante le nostre attività. Ciò suggerisce una proporzione relativamente alta della presenza della specie all’interno della colonia”.

Un dato che ha consentito di confermarne con certezza la presenza in Abruzzo. Una scoperta che travalica i confini abruzzesi, diventando di rilievo internazionale: il Ferro di Cavallo Euriale è infatti classificato come Vulnerabile dall’IUCN e protetto dalla Direttiva Habitat europea.

Conoscere per proteggere

Identificare il Ferro di Cavallo Euriale richiede competenza e tecnologia. Si utilizzano generalmente due parametri fondamentali, uno morfologico e uno bioacustico. Nel primo caso si osserva la peculiare forma del naso “a ferro di cavallo”, da cui il nome del genere Rhinolophus, nel secondo si sfrutta la possibilità di isolare frequenze particolari emesse dalla specie mediante l’uso di rilevatori di ultrasuoni. La specie emette infatti delle frequenze peculiari, nettamente diverse da quelle dei “cugini” (come il Ferro di Cavallo Maggiore o Minore), potenzialmente presenti nello stesso sito.

La ricerca conferma l’importanza dei programmi di monitoraggio della biodiversità. Per quanto concerne i pipistrelli, si tratta di specie spesso vittime di pregiudizi legati al folklore, ma dotate in realtà di un ruolo vitale: sono i principali insetticidi naturali dei nostri ecosistemi. Senza monitoraggi sistematici, rischiamo di perdere specie chiave senza nemmeno accorgercene.

“Il problema di avere scarsità di dati – evidenziano i ricercatori – è il rischio di perdere di vista alcune specie e conseguentemente causare danni indiretti a popolazioni non attenzionate”.

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