Cronaca

Kalymnos, la replica dei soccorritori: “Intervento complesso, non disorganizzato”

Dopo le accuse di “soccorsi disorganizzati”, arriva la ricostruzione ufficiale del Kalymnos Rescue Team. Dalla chiamata al 112 ai tentativi falliti dell’elicottero, fino alla decisione di scendere: “Tre ore di tentativi aerei, poi la scelta più sicura”.

Dopo le polemiche seguite alla morte del climber ceco a Kalymnos, con accuse di soccorsi “disorganizzati”, arriva la versione ufficiale del Kalymnos Rescue Team. Un report lungo e articolato, che prova a ricostruire l’intervento passo dopo passo, chiarendo procedure, tempi e decisioni operative.

Come funziona il sistema di soccorso?

Il team parte da una premessa: spiegare come funziona il sistema di emergenza in Grecia. Il numero unico europeo 112, sottolineano, localizza la chiamata e attiva la polizia locale, che a sua volta coinvolge i vigili del fuoco, responsabili degli interventi fuori dai centri abitati. “Questi decidono se sia necessario coinvolgere il team di soccorso volontario di Kalymnos”. Una catena che, secondo i soccorritori, è fondamentale per comprendere la gestione dell’intervento.

La cronaca prende avvio dal momento della caduta. I compagni del climber, dopo aver prestato i primi soccorsi, chiamano immediatamente il 112. La prima segnalazione parla di una caduta di circa 20 metri nel settore Jurassic Park. “Il servizio antincendio informa il team di soccorso tramite messaggio che si è verificato un incidente a un climber nel settore Jurassic Park, con una gamba rotta a seguito di una caduta di 20 metri”. Una volta sul posto, però, la dinamica viene precisata: il climber, probabilmente a causa di un cedimento del materiale, cade per circa 15 metri dalla sosta e viene poi calato a terra dai compagni per altri dieci metri. Fin dai primi momenti le condizioni appaiono gravissime, con un quadro di politrauma.

I primi a raggiungere il ferito sono un soccorritore volontario e un vigile del fuoco, seguiti a breve da una squadra più numerosa con barella e attrezzatura. La valutazione è immediata e i soccorritori evidenziano subito “il climber come politraumatizzato, e sottolineano ai familiari che la discesa deve iniziare, una volta immobilizzato in sicurezza su una barella che i vigili del fuoco avrebbero portato in pochi minuti”. Ma in quel momento, secondo questa versione, entra in gioco un elemento destinato a cambiare l’intervento: i familiari e i presenti riferiscono che è in arrivo un elicottero.

“La squadra di quattro vigili del fuoco arriva sul posto con uno zaino sanitario e una barella. I vigili confermano al soccorritore di aver stabilito un contatto e che l’elicottero è in arrivo, come riferito dai familiari. Il soccorritore sottolinea che in un caso simile in passato l’elicottero non era riuscito ad avvicinarsi a causa dell’inaccessibilità della zona e delle condizioni meteo, aggiungendo che il tipo di elicottero non è adatto a questo tipo di terreno”.

L’elicottero

È su questo punto che il report insiste maggiormente. L’elicottero effettua una prima ricognizione ma non riesce ad avvicinarsi a causa della conformazione del terreno. Su indicazione del pilota, il team decide di spostare il ferito verso un punto più accessibile, in un’operazione descritta come complessa e rischiosa per tutti. Seguono altri tentativi, tutti falliti. Le condizioni meteo peggiorano rapidamente, con pioggia intensa e vento, fino a rendere impossibile qualsiasi operazione aerea. Dopo circa tre ore dalla chiamata iniziale, e con il buio in arrivo, arriva la comunicazione definitiva: l’elicottero non tornerà. Questo racconto coincide con la testimonianza riportata nei giorni scorsi.

Differente è questo passaggio, riportato dal team di soccorso: “Nel frattempo arriva anche il medico volontario del team, dopo aver trovato un sostituto in ospedale. I familiari del ferito informano però di aver già parlato con un medico telefonicamente e di non aver bisogno di altro. Il medico volontario valuta comunque la situazione, conferma che si tratta di un politrauma e che le condizioni sono destinate a peggiorare“.

La discesa

A quel punto i soccorritori propongono di iniziare la discesa. Viene presa in considerazione anche l’ipotesi di trascorrere la notte in parete, ma viene scartata per i rischi legati sia alle condizioni del ferito sia al peggioramento del meteo. La discesa inizia quindi al buio, sotto la pioggia e in condizioni sempre più difficili. Nel frattempo arriva anche un medico volontario, che conferma la gravità del quadro clinico e il progressivo peggioramento.

“Durante il trasporto, le condizioni del ferito peggiorano; il medico propone il posizionamento di un accesso venoso. Inizialmente i familiari rifiutano, ma vedendo il peggioramento accettano“.

Durante il trasporto, la situazione precipita: il climber smette di respirare. Vengono tentate manovre di rianimazione, ma vengono interrotte a causa della prognosi ormai compromessa e della distanza dalle cure avanzate, stimata in oltre due ore. Il corpo viene infine trasportato fino all’ambulanza, con il supporto anche di squadre arrivate dall’isola di Kos. “Gli altri membri del team arrivati iniziano le operazioni per mettere in sicurezza la barella per la discesa, dando priorità alla sicurezza dei soccorritori e delle persone presenti, vista la pericolosità del terreno”.

Nel finale del report, il Kalymnos Rescue Team riconosce apertamente le criticità del sistema di soccorso aereo in Grecia, sottolineando come si tratti di un problema noto per cui da anni viene chiesto un miglioramento. Allo stesso tempo, però, difende con decisione il proprio operato. “Nonostante oltre 150 interventi dal 2013 senza perdite umane e con una media di due ore tra avvicinamento e consegna all’ambulanza, un articolo – a cui non è il momento di rispondere – appiattisce tutto senza un’analisi critica”.

Il Report del Kalymnos Rescue Team

Prima di tutto, come squadra di soccorso, vogliamo esprimere il nostro dolore e le più sincere condoglianze alla famiglia di Peter, ai suoi cari e all’intera comunità dei climber che oggi piange uno dei suoi membri.

È nostro dovere fornirvi la cronaca dell’incidente, descrivendo la situazione e lo sviluppo del nostro intervento.

Per ovvie ragioni, spieghiamo il funzionamento del 112 in Grecia e sottolineiamo che si tratta di un numero di emergenza europeo. Il 112 è in grado di localizzare la posizione e allerta immediatamente la polizia locale, che a sua volta informa i vigili del fuoco, responsabili delle operazioni fuori dai centri abitati. Questi decidono se sia necessario coinvolgere il team di soccorso volontario di Kalymnos.

La cronaca dell’incidente inizia nel momento in cui i familiari e i testimoni della caduta, molto probabilmente dovuta a un cedimento del materiale, dopo aver prestato i primi soccorsi trattando le ferite esterne, chiamano immediatamente aiuto tramite il 112.

Il servizio antincendio informa il team di soccorso tramite messaggio che si è verificato un incidente a un climber nel settore Jurassic Park, con una gamba rotta a seguito di una caduta di 20 metri.

La salita verso il luogo dell’incidente inizia con 6 persone, di cui 5 membri dei vigili del fuoco e 1 membro del team di soccorso volontario.

I primi ad arrivare sono il soccorritore volontario e un vigile del fuoco, entrambi senza insegne ma che dichiarano il loro ruolo.

All’arrivo, il soccorritore viene informato dai familiari che il climber, durante la discesa della via, è rimasto nel vuoto a causa di un cedimento del materiale ed è caduto per circa 15 metri dalla sosta su una cengia. I suoi amici lo hanno poi calato a terra con una corda da circa 10 metri.

Il soccorritore valuta la gravità della situazione, descrivendo il climber come politraumatizzato, e sottolinea ai familiari che la discesa deve iniziare, una volta immobilizzato in sicurezza su una barella che i vigili del fuoco avrebbero portato in pochi minuti.

I familiari, tuttavia, lo informano che è in arrivo un elicottero.

La squadra di quattro vigili del fuoco arriva sul posto con uno zaino sanitario e una barella. I vigili confermano al soccorritore di aver stabilito un contatto e che l’elicottero è in arrivo, come riferito dai familiari. Il soccorritore sottolinea che in un caso simile in passato l’elicottero non era riuscito ad avvicinarsi a causa dell’inaccessibilità della zona e delle condizioni meteo, aggiungendo che il tipo di elicottero non è adatto a questo tipo di terreno.

Cronologia dell’elicottero:

L’elicottero effettua una prima ricognizione sul luogo dell’infortunato, ma non tenta l’avvicinamento poiché il punto non è accessibile.

In accordo con il capo dei vigili del fuoco, si decide di spostare il ferito in un punto più alto indicato dal pilota (percorso difficile e rischioso per la sicurezza dei soccorritori, del ferito e dei presenti).

Secondo tentativo di avvicinamento senza esito.

Il pilota informa nuovamente che il team dovrà spostare il ferito in un luogo più accessibile per poter operare.

Inizia il trasporto del ferito, su un percorso ancora più difficile e pericoloso.

Il team raggiunge il punto indicato mentre l’elicottero effettua un terzo tentativo di avvicinamento, ma le condizioni meteo non lo permettono (pioggia intensa e vento forte).

Nel frattempo arriva anche il medico volontario del team, dopo aver trovato un sostituto in ospedale. I familiari del ferito informano però di aver già parlato con un medico telefonicamente e di non aver bisogno di altro. Il medico volontario valuta comunque la situazione, conferma che si tratta di un politrauma e che le condizioni sono destinate a peggiorare.

L’elicottero lascia l’area e, dopo 10 minuti, informa il capo dei vigili del fuoco che non opererà più a causa delle condizioni meteo (pioggia e vento) e dell’imminente oscurità. Sono trascorse tre ore dalla chiamata di emergenza fino all’ultimo tentativo e al definitivo abbandono dell’operazione aerea.

Il soccorritore del team, dopo circa due ore e mezza di tentativi infruttuosi di evacuazione aerea, informa i familiari che l’elicottero è definitivamente partito e suggerisce come soluzione migliore la discesa.

Alcuni familiari propongono di trascorrere la notte in montagna, ma il soccorritore spiega i rischi legati alle condizioni del politraumatizzato e al meteo. Dopo una breve consultazione, i familiari concordano che la scelta migliore sia scendere.

È ormai buio e il peggioramento del meteo rende la discesa estremamente difficile e pericolosa per tutti.

Considerate le condizioni meteo, la gravità del ferito e il fallimento dell’evacuazione aerea, vengono chiamati altri membri del team di soccorso.

Inizia la discesa.

Durante il trasporto, le condizioni del ferito peggiorano; il medico propone il posizionamento di un accesso venoso. Inizialmente i familiari rifiutano, ma vedendo il peggioramento accettano.

Dopo un po’, Peter smette di respirare. Vengono effettuati tentativi di rianimazione, poi interrotti a causa della prognosi sfavorevole e della distanza dalle cure avanzate, superiore alle due ore.

Gli altri membri del team arrivati iniziano le operazioni per mettere in sicurezza la barella per la discesa, dando priorità alla sicurezza dei soccorritori e delle persone presenti, vista la pericolosità del terreno.

Nell’ultimo tratto del percorso intervengono anche i vigili del fuoco arrivati da Kos.

Peter viene consegnato all’ambulanza.

Questa è la testimonianza che abbiamo vissuto. Comprendiamo la tristezza e la rabbia per le carenze del soccorso aereo nel nostro Paese, per le quali lottiamo da anni.

Ciò che è davvero triste e frustrante per il Kalymnos Rescue Team, nella battaglia solitaria che porta avanti senza il supporto del sistema statale, è che, nonostante oltre 150 interventi dal 2013 senza perdite umane e con una media di due ore tra avvicinamento e consegna all’ambulanza, un articolo — a cui non è il momento di rispondere — appiattisca tutto senza un’analisi critica.

Negli ultimi tre anni abbiamo supportato il sistema statale responsabile delle decisioni e continuiamo a dare il massimo per aiutare immediatamente chiunque abbia bisogno sul campo, grazie a una formazione adeguata sia tecnica sia sanitaria pre-ospedaliera.

Tags

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close