Convivere con il lupo: a Ferrara si punta sulla Citizen Science
Al via un progetto di monitoraggio del lupo che trasforma i cittadini in "sentinelle della biodiversità".
Il lupo sta ridisegnando i confini della sua presenza in Italia, interessando non solo i territori montani ma anche le pianure. Una riespansione naturale che è necessario monitorare per assicurare una convivenza pacifica con un’altra specie: l’uomo. Una convivenza delicata, determinata dal fatto che, come sottolineato dal WWF, il lupo, “antenato dei cani domestici, ha da sempre rappresentato l’altra faccia della medaglia del ‘miglior amico dell’uomo’”.
All’inizio del secolo scorso, il lupo ha rischiato concretamente l’estinzione su tutto il territorio nazionale a causa di una persecuzione secolare, tra battute di caccia, taglie e bocconi avvelenati. Il momento più critico si raggiunse tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, quando in tutta Italia si contavano ormai solo un centinaio di individui, concentrati in Appennino. Solo nel 1971, grazie a un decreto ministeriale che ne proibì la caccia e l’avvelenamento, iniziò la vera svolta. Il definitivo riconoscimento come specie integralmente protetta arrivò nel 1976, aprendo la strada a una rinascita che ha portato la popolazione a riappropriarsi naturalmente del proprio areale storico.
Secondo le stime più recenti di ISPRA la popolazione di lupi in Italia ammonta a circa 3.300 individui. Questa crescita ha spinto l’Unione Europea a proporre il declassamento della specie nella Direttiva Habitat, passata nei mesi scorsi da “rigorosamente protetta” a “protetta”. Recentemente, anche il Parlamento italiano ha avviato l’iter per modificare consequenzialmente la legge 157/92, che disciplina la protezione della fauna e la caccia. Una decisione accompagnata da non poche polemiche.
Quello del lupo è di fatto un ritorno. Ma l’Italia, durante la sua assenza, è mutata. Sono mutati gli ambienti, con una netta espansione delle aree urbanizzate, e ci siamo disabituati ad avere a che fare con i grandi carnivori fuori dall’uscio di casa. Per assicurare un buon rapporto di vicinato, il Comune di Ferrara ha pensato bene di lanciare un progetto di monitoraggio e sensibilizzazione, che vede come protagonisti i cittadini.
Il punto di vista di Ferrara: conoscere per convivere
Venerdì 27 marzo 2026, il Vicesindaco di Ferrara Alessandro Balboni, a nome dell’Amministrazione comunale, ha formalmente decretato l’avvio del Progetto di Monitoraggio del lupo, in occasione di un evento realizzato insieme ai partner del progetto (Wolf Group, WWF e Università di Ferrara).
“Il ritorno del lupo in pianura Padana è un fenomeno che va conosciuto a fondo per essere affrontato nel modo corretto” ha spiegato Balboni. Se da un lato la presenza del predatore può generare criticità, dall’altro rappresenta un’opportunità ecologica: “Può riequilibrare un ecosistema, essendo utile nel contenimento di specie invasive come le nutrie”.
Il progetto prevede tre principali azioni: monitoraggio sul campo e analisi di campioni biologici; fototrappolaggio per mappare gli spostamenti; realizzazione di eventi di sensibilizzazione costanti durante l’anno. Accanto a questa programmazione, che vedrà come attori principali i componenti dello staff scientifico del progetto, è prevista una quarta azione che vede come protagonista la popolazione, attraverso una iniziativa di Citizen Science.
Cittadini a sostegno della scienza
Sul portale istituzionale del Comune di Ferrara è stata attivata una sezione dedicata al progetto, dove i cittadini possono scaricare un vademecum comportamentale – contenente indicazioni su cosa fare e non fare in caso di incontro e cenni sulle principali problematiche legate al contatto ravvicinato tra uomo e lupo, ovvero confidenza e abituazione – ma soprattutto, accedere a un modulo di segnalazione online di avvistamenti.
Il modulo permette di raccogliere dati preziosi per i ricercatori, richiedendo informazioni specifiche relative all’avvistamento, quali l’atteggiamento mostrato dal lupo (se diffidente o confidente), la distanza dell’osservazione (minore o maggiore di 100 metri) e dati logistici (data, ora e luogo esatto).
“La collaborazione con il Comune è una grande opportunità per realizzare un monitoraggio scientifico” spiegano Mattia Lanzoni e Stefano Grignolio di Unife. “Solo attraverso una conoscenza dettagliata è possibile realizzare piani di gestione delle problematiche che nascono quando le aree frequentate dai grandi mammiferi e dagli esseri umani si sovrappongono”.
L’obiettivo finale del progetto è dunque una convivenza che non sia solo subita, ma gestita con consapevolezza.





