Alta quota

Everest, nuove regole: più costi, più controlli, ma la montagna resta una discarica

Dalle corde fisse obbligatorie agli 8 kg di rifiuti da riportare a valle: il Nepal stringe le regole sull’Everest. Ma tra costi, sicurezza e affollamento, la sfida è tutt’altro che risolta.

Sull’Everest è già iniziata la stagione 2026, e con essa una stretta significativa su regole e controlli. Dopo anni di polemiche per l’inquinamento e il sovraffollamento, il Nepal prova a cambiare passo introducendo un sistema più rigido, che coinvolge direttamente alpinisti e operatori. Il messaggio è chiaro: salire sulla montagna più alta del mondo sarà più caro, più regolato e, almeno nelle intenzioni, più sostenibile.

La gestione dei rifiuti

Il cuore della nuova regolamentazione riguarda infatti la gestione dei rifiuti, affidata alla Sagarmatha Pollution Control Committee (SPCC). Le regole sono più stringenti rispetto al passato:

  • ogni alpinista dovrà riportare a valle almeno 8 kg di rifiuti;
  • di questi, almeno 2 kg dovranno provenire dai campi alti, sopra Campo 2;
  • obbligo di raccolta differenziata in tutti i campi;
  • uso di poo bags ufficiali e tracciate per i rifiuti umani.

E non è finita, perché le spedizioni dovranno dichiarare nel dettaglio tutto il materiale portato in quota, all’inizio e alla fine dell’attività, per verificare che nulla venga abbandonato.

A rafforzare il sistema, squadre di controllo saranno presenti direttamente a Campo 2, punto di passaggio obbligato per chi scende dai campi alti.

Il nodo dei campi alti

Il problema che queste misure cercano di affrontare è noto da anni, ma sempre più evidente: i campi alti dell’Everest, in particolare il Campo 4 al Colle Sud (circa 7900 metri), sono diventati vere e proprie discariche.

Qui si accumulano tende distrutte dal vento, bombole di ossigeno, resti di cibo, bombolette del gas e altri materiali abbandonati a fine spedizione. Se pensiamo che quasi ogni alpinista lascia qualcosa in questo campo e lo moltiplichiamo per il numero di alpinsti che ogni anno raggiungono la vetta dell’Everest, non è difficile immaginare la condizione in cui versa l’area. A differenza di Campo 3, dove neve e ghiaccio tendono a coprire tutto, il Colle Sud restituisce alla vista anni di rifiuti accumulati.

Sicurezza e gestione ambientale, un equilibrio da mantenere

Le nuove regole introducono obblighi chiari, ma riconoscono anche un limite evidente: il recupero dei rifiuti deve avvenire solo in condizioni di sicurezza. E qui sta uno dei nodi principali: operare a quasi 8000 metri comporta rischi elevatissimi, e impiegare personale per recuperare materiali può risultare più pericoloso (e più costoso) che lasciarli in quota.

Il 2026 si preannuncia inoltre come una stagione particolarmente intensa. La chiusura del lato tibetano e le possibili restrizioni future stanno concentrando il traffico sul versante nepalese.

Più alpinisti significa più corde, più bombole di ossigeno, più persone nei campi, e quindi: più rifiuti. Ma è proprio questo il paradosso dell’Everest. Un paradosso che rende ancora più complessa la gestione ambientale.

Con le nuove regole si vuole provare a gestire la situazione, e a uscire dai paradossi. Un cambio di approccio importante dove si è sempre chiuso un occhio in favore del guadagno. Più controlli, più responsabilità diretta per gli alpinisti, maggiore trasparenza. Sono tutte cose utili, e mostrano un cambio di strada. Ma il problema dell’Everest resta strutturale.

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