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Nepal, riappare il piccolo Buddha

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KATHMANDU, Nepal — Il piccolo Buddha, il ragazzino che viveva in perenne meditazione sulle montagne nepalesi e che era scomparso nelle settimane scorse, è tornato. Dalla foresta. Ecco il racconto di Martino Nicoletti, antropologo del Comitato Ev-K²-CNR che proprio in questi giorni si trova a Kathmandu per svolgere le sue ricerche.

La notizia è apparsa sui maggiori quotidiani nepalesi. Ma, a quanto pare, la sua permanenza non è destinata a durare. Presto il ragazzo si ritirerà in un’ascesi radicale.

 

Quello del giovane Buddha è sicuramente uno dei più attuali “mystical news” del Nepal di queste ultime settimane.

 

La storia, quella che ormai è nota ai più anche dagli stessi quotidiani italiani, è quella di un giovane ventenne che da circa 10 mesi avrebbe scelto di intraprendere la via ascetica in una forma particolarmente rigida e rigorosa. Digiuno, meditazione e astinenza accompagnati dalla scelta di ritirarsi in solitudine, lontano dal fragore e dal consorzio umano.

  

Questo almeno in teoria, poiché in realtà la storia del giovane Buddha è in poco tempo diventata sia monopolio popolare, sia evento mediatico, per quanto mediatico possa essere il Nepal. La storia del piccolo Buddha ricalca sotto molti punti di vista quella del Buddha storico, il Buddha Sakyamuni, nato a Lumbini nel Nepal meridionale, 2500 anni or sono.

  

Del Buddha storico, il suo epigone contemporaneo sembra aver ripreso molte delle caratteristiche: la scelta di abbandonare il mondo dei desideri e dei piaceri, la ferma deliberazione di dedicarsi esclusivamente alla pratica meditativa con l’unico scopo di ottenere la liberazione dal ciclo ininterrotto di nascite e morti (samsara).

  

A questa prossimità di fondo, nella vicenda del Buddha contemporaneo si sono aggiunti anche dei dettagli esteriori, coreografici, direi che sembrano voler sottolineare ancor di più la deliberata prossimità tra i due personaggi. Uno tra questi è l’elemento dell’albero sotto il quale il giovane Buddha comunemente medita e presso il quale è stato ritratto fotograficamente. Un albero che richiama istintivamente alla mente l’Albero della Bodhi, il sacro Pippal alla cui ombra il Buddha Sakyamuni raggiunse l’Illuminazione. 

  

Coreografie a parte, il fatto è che in poco tempo la vicenda del giovane Buddha ha occupato una buona parte delle notizie dei giornali locali. Notizie che non fanno altro che amplificare e dare eco alla già cospicua presenza di curiosi e pellegrini che si recano e soggiornano in prossimità del luogo dove il giovane si trova a meditare.

 

A render ancor più accattivanti le notizie sul giovane Buddha era stata qualche settimana fa anche la notizia di una improvvisa scomparsa del giovane, sparito nella foresta prossima al suo luogo di residenza. La notizia di questa scomparsa ha immediatamente messo in moto la macchina mediatica e ha permesso, all’occhio esterno, di rendersi veramente conto della portata di questo evento per il Nepal popolare.

 

Giornalisti sono immediatamente accorsi sul luogo. La polizia ha iniziato indagini scientifiche per appurare le cause della scomparsa. Tutto questo quando, da giorni, era già stato disposto che medici, scienziati e buddhisti in veste ufficiale prendessero in esame il giovane per appurare – sotto le più dispariate prospettive – l’autenticità della sua esperienza. Sono trascorsi lunghi giorni di attesa e di ipotesi.

  

Qui in città, parlando con la gente c’era chi diceva che il giovane era stato aggredito ed ucciso. Per altri si era soltanto ritirato in una, ancora più austera, solitudine ascetica. Il vacuum lasciato dal giovane buddha scomparso in foresta non ha fatto altro che far lievitare il gossip sul giovane.

In alcuni negozi di articoli sacri di Kathmandu la foto del giovane buddha appare già perfettamente inserita nel panteon di divinità locali, Shiva, Buddha, la sacra sillaba OM (nella foto di M. Nicoletti). 

 

Come è d’uopo in ogni decente sceneggiatura indiana che si rispetti, la scomparsa è sinonimo di tensione e di suspance. Il copione non ha fallito e così i giornali hanno continuato a porsi domande su domande.

  

Questo finché proprio l’altro giorno, sia sul “The Himalayan” che sul “Kathmandu Post”, è apparsa la notizia della sua ricomparsa: “Il giovane buddha torna dalla foresta”.

  

Come vuole il bon ton, si scusa con giornalisti e fedeli per essersene andato senza una sola parola. Era solo bisogno di solitudine.

 

Ora torna per dire a tutti, videomaker compresi, che sta bene. Rassicura papà e mamma abbandonati a casa che lui è sereno e che intraprenderà la via dell’ascesi radicale ritirandosi lontano dagli sguardi indiscreti. Questa grosso modo la notizia.  Un sospiro di sollievo ma anche un po’ di tristezza e di delusione visto che, come ha annunciato, il Buddha che disdegna il mondo ma ama i genitori, scomparirà dallo sguardo di tutti. Che la storia sia già finita?
 

 

Martino Nicoletti
 

 

 

 

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