Alpinismo

Unterkircher e il segreto del Monte Genyen

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BOLZANO — Colpisce la sua calma imperturbabile, che nasconde una volontà di ferro. Attira il suo accento teutonico, che svela una pungente simpatia. Karl Unterkircher, con l’enplain Everest-K2 senza ossigeno scalati nell’arco di due mesi, è uno dei uno dei mostri sacri dell’alpinismo italiano. Il suo sguardo, sempre proiettato verso terre sconosciute, ora si posa sulle montagne sacre ed inviolate della Cina.

Una vita da alpinista

Karl Unterkircher è nato a Selva di Val Gardena il 27 agosto del 1970. Ha al suo attivo 8 spedizioni in Sud America e Himalaya, 32 quattromila sulle alpi e 30 prime ascensioni sulle Dolomiti. Innumerevoli, nel suo curriculum, le vie di roccia, di ghiaccio e le discese con gli sci dalle pareti più impervie delle Alpi. Nel mondo dell’alpinismo spicca per le rare abilità organizzative e comunicative. Guida Alpina e membro dello storico gruppo dei Catores, dal 2005 è Presidente dell’Aiut Alpin Dolomites.

Unterkircher, la vostra spedizione parla di un segreto da svelare. Di cosa si tratta?
Il gruppo del Monte Genyen visto dal satellite sembra un cervello. Come dimensioni, è circa un terzo delle Dolomiti. Ci sono molte vette oltre i seimila metri. Ma si conosce solo il nome della montagna più alta. Probabilmente lassù non c’è ancora andato nessuno. Quello che si nasconde all’interno del massiccio è ancora un segreto. Sappiamo solo di una cittadina e di monastero vecchio di 600 anni, dove monaci tibetani tuttora si ritirano in meditazione.
 
Perchè avete scelto queste montagne?
Abbiamo fatto una ricerca su internet e su diverse mappe, per trovare posti nuovi, con vette sconosciute e senza nome. In Cina ce ne sono ancora tanti. Questo gruppo montuoso mi ha attirato proprio perché aveva una forma singolare, da cervello. Abbiamo fatto una ricerca più approfondita. Ma di informazioni ce n’erano davvero poche. Se n’è occupata solo una rivista del club alpino giapponese in passato. Quindi adesso andiamo lì per scoprirlo più profondamente.
 
Come pensate di organizzarvi in un luogo così misterioso?
Esattamente non lo sappiamo. Ho una mezza idea di dove fare il campo base. Ma dovremo verificare tutto lì. Con i fuoristrada esploreremo il luogo, per scoprire dove si può o non si può passare. Dove e se si possono attraversare i fiumi in piena, e così via. Sarà un viaggio molto interessante. L’alpinismo è esplorazione. Le cime cui puntiamo non sono così alte. Ma all’interno di questo "cervello" ci sono montagne interessanti da scalare, possibilità di fare prime ascensioni, luoghi incantevoli da filmare, fotografare, documentare.
 
La scalata sarà su roccia o ghiaccio?
Siamo preparati a entrambe le cose. Ci interessa anche l’arrampicata su pilastri di granito se la roccia è buona. Vorremmo fare la salita alla cima più alta, il Monte Genyen, possibilmente dalla parete Nord, che dalla foto che ci sono pervenute sembra molto imponente.
 
Sapete chi ha dato il nome al Monte Genyen?
In quella zona sono stati attivi i giapponesi. Sembra che il Genyen sia stato scalato proprio da loro nel 1988. Ma le informazioni sono molto vaghe. Inoltre, siccome è una montagna sacra, può darsi che la cima non sia stata raggiunta completamente. Sulle vette sacre è spesso uso non calpestare la cima, rimanendo qualche metro al di sotto.
 
Lo farete anche voi?
No, noi siamo intenzionati a raggiungere la cima, dalla parete Nord.
 
La Cina è una destinazione spesso accompagnata da difficoltà di accesso…
La regione più problematica è il Tibet, ma non ci entreremo. La nostra meta è una regione ad est del Tibet, che si chiama Sichuan. Sembra che lì non ci vogliano permessi speciali. Stiamo già acquistando i biglietti aerei. La data di partenza dovrebbe essere il 30 aprile e la nostra permanenza sarà di circa 6 settimane.
 
E’ vero che realizzerete anche un film?
Sì. L’idea di documentare la spedizione è nata perché è un posto completamente sconosciuto. Sappiamo che ci sono dei nomadi, sarebbe interessante capire meglio la loro vita e la loro cultura. Oltre che, ovviamente, filmare quello che facciamo noi alpinisti. Ci sarà un cameraman con noi. Stiamo verificando la possibilità di poter portare la telecamera grande: dovrebbe essere una questione di costi. Comunque, partiamo con questa intenzione.
 
Con  Walter Nones avete scalato il K2 nel 2004. Chi sono gli altri alpinisti della spedizione?
Gerold Moroder è il mio “storico” compagno di cordata. Scaliamo insieme da quando eravamo giovanissimi. E’ stato in Patagonia, è un arrampicatore di alto livello. E poi pesa solo 57 kg: sarà utile quando incontreremo qualche passaggio difficile perché sapremo chi mandare avanti!
 
E di Simon che ci dice?
Simon Kehrer è un giovane, ha 25 anni e molta voglia di fare. Dovevamo andare insieme al Nanga Parbat due anni fa, ma non siamo riusciti per problemi tecnici. E’ bravo in tutte le discipline. Suo padre era una famosa guida della Val Badia: morì in valanga quando lui era ancora piccolo.
 
Insomma, si parte sotto i migliori auspici… 
Sono molto contento del gruppo che abbiamo costruito. E’ tutta gente forte, che conosco da tempo. E’ la premessa migliore per la spedizione.
 
 
Sara Sottocornola

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