Alpinismo

Nanga: iraniani lasciano tende per i due

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ISLAMABAD, Pakistan — E’ guidata da una donna la spedizione iraniana che ieri ha toccato la vetta del Nanga Parbat, 8.125 metri. Gli alpinisti iraniani, mentre scendono dal versante Diamir del colosso pakistano, stanno lasciando ad ogni campo tende e materiali che potrebbero essere d’aiuto a Walter Nones e Simon Kehrer, nel caso decidessero di scendere per la via Kinshofer.

Si chiama Leyla Estandiari (nella foto) la prima donna leader di una spedizione alpinistica iraniana. La Estandieri è a capo della "Iranian Challengers", spedizione organizzata per scopi ambientali che ha raggiunto ieri la cima del Nanga Parbat.
 
L’obiettivo della scalata è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema dell’inquinamento nel fiume Karun, il più importante del territorio iraniano.
 
Gli iraniani sono saliti lungo la via Kinshofer, sul versante Diamir, e hanno toccato la cima del Nanga Parbat ieri alle 16, ora pakistana. Sulla vetta sono arrivati, oltre alla capospedizione, anche Kazem Faridian, Sahand Aghdaei, Hossein Abolhassani ed Ehsan Partovinia.
 
I cinque alpinisti che sono arrivati in vetta erano partiti a mezzanotte dal campo 4, posto a 7.200 metri, insieme a Saman Nemati che però ha fatto dietrofront a 7.800 metri. Secondo quanto riferito dalle agenzie pakistane, un altro alpinista della spedizione, di cui non è stata diffusa l’identità, avrebbe perso la vita nei giorni scorsi in un incidente occorso sulla montagna. Ma la notizia non è ancora confermata.
 
Gli alpinisti iraniani, nelle scorse ore, sono stati allertati della tragedia avvenuta sul versante Rakhiot del Nanga Parbat, dove nei giorni scorsi Karl Unterkircher ha perso la vita e dove ora Walter Nones e Simon Kehrer stanno cercando di raggiungere, lungo una via nuova, la cresta sommitale della montagna per poi imboccare una via di discesa più sicura.
 
Per dare supporto ai due alpinisti italiani, hanno deciso di lasciare una tenda per ogni campo lungo la via Kinshofer, nel caso Nones e Kehrer decidessero di scendere lungo questo percorso.
 
Sara Sottocornola

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