Alpinismo

Il prezzo dell’Everest

KATHMANDU, Nepal — Chiusura totale, anche dal versante Sud. Questa l’ombra che aleggia sempre più insistente attorno all’Everest, che la Cina vorrebbe completamente deserto nei giorni dell’ascensione della torcia olimpica di Pechino 2008. Per ora, nessuna decisione ufficiale è stata presa. Ma tra gli alpinisti, crescono rabbia e preoccupazione. E si moltiplicano le ipotesi su quanto potrebbe accadere ora attorno alla montagna.

La clamorosa decisione cinese di vietare alle spedizioni l’accesso alla Nord dell’Everest fino al 10 maggio ha scatenato un vero putiferio. Da lunedì, giorno dell’annuncio, sono insorte proteste da ogni dove, soprattutto da parte degli alpinisti che hanno visto cancellate le spedizioni per cui avevano già pagato e organizzato tutto.

La questione, però, non è solo organizzativa. Ha assunto anche un valore politico. Molti, infatti, ritengono che la decisione del governo cinese di "isolare" gli alpinisti incaricati di portare in vetta la torcia delle Olimpiadi di Pechino 2008 non sia fondata solo sui motivi di sicurezza addotti nelle comunicazioni ufficiali.

Piuttosto ritengono che si basi, invece, sul timore che qualcuno delle organizzazioni "Free Tibet" possa approfittare dell’occasione per trovare il modo di rivendicare l’indipendenza della regione. Magari, con degli stricioni sulla vetta o con dei sabotaggi alla salita della fiamma olimpica.

Per questo motivo, sembra sempre più probabile che la Cina tenti con ogni mezzo di impedire la salita in vetta anche dal versante Sud. Sebbene infatti la Cina abbia giurisdizione solo sul versante Nord della montagna, che versa in Tibet, potrebbe cercare di tenere sotto controllo tutta la montagna per evitare di ritrovarsi in vetta qualche dissidente salito dal versante opposto, quello nepalese.

Cresce quindi la preoccupazione tra gli alpinisti, che vedono cancellati i loro programmi sul versante Nord e minacciati quelli sul versante Sud. Tra questi c’è anche Silvio Gnaro Mondinelli, che dopo aver raggiunto il traguardo dei 14 ottomila, voleva agguantare un altro primato proprio sull’Everest.

"Volevo provare a fare la traversata da Sud a Nord senza ossigeno – spiega l’alpinista -. Ma non potrò scendere dalla parte tibetana, quindi dovrò cambiare programma. Spero non ci saranno provvedimenti analoghi anche sulla Sud. Purtroppo però il Nepal è un povero paese e i cinesi potrebbero riuscire a far chiudere anche a loro".

Insomma, il timore della chiusura totale è sempre più radicato. Due giorni fa i nepalesi avevano dichiarato che sulla Sud non sarebbe accaduto nulla. Poi, sulla stampa internazionale si è parlato di un compromesso per il quale gli alpinisti impegnati sul versante nepalese potrebbero ricevere il divieto di muoversi da campo 3 alla cima nel periodo che va dall’1 al 10 maggio.

Non solo. Coincidenza, proprio mentre "traballa" anche il versante Sud dell’Everest, arrivano  notizie secondo cui la Cina avrebbe versato quote considerevoli nelle casse nepalesi. Secondo quanto riferito dal portale americano Explorersweb, infatti, la banca nazionale cinese di Export-Import avrebbe versato nei giorni scorsi al Nepal la bellezza di 121 milioni di euro. E lo avrebbe fatto ben tre giorni prima dell’annuncio di chiusura del versante tibetano della montagna. Non c’è, però, nessuna conferma ufficiale della cosa, nè alcuna spiegazione sulla causale del trasferimento.

La cosa, però, non stupisce più di tanto Agostino Da Polenza, che da vent’anni lavora in Himalaya con il Comitato Ev-K2-Cnr. "Credo che la Cina versi regolarmente fondi di cooperazione ai paesi asiatici – spiega Da Polenza -. Lo fa per  consolidare il suo potere economico nella regione. Non vedo necessariamente un collegamento diretto tra le due cose".

"Riguardo il divieto cinese di salire sul versante Nord – prosegue Da Polenza – penso invece che sia un po’ assurdo imporlo così all’ultimo minuto. In una logica organizzativa, ci poteva anche stare qualche limitazione sull’Everest, per preservare la salita olimpica, ma avrebbe dovuto essere adeguatamente preparata con almeno un anno di anticipo".

Altri alpinisti sono invece molto più categorici. "Boicotterò le Olimpiadi di Pechino – ha dichiarato qualche giorno fa ad Explorersweb l’alpinista basco Inaki Ochoa -. Non le seguirò nemmeno per un minuto. La Cina ordina migliaia di pene di morte ogni anno e ha sterminato oltre un milione di tibetani, costringendone altrettanti all’esilio. E il Comitato Olimpico gli consente di organizzare le Olimpiadi?".

Tra tante polemiche, la notizia che dopo il 10 maggio – data entro la quale la squadra olimpica cinese dovrebbe arrivare in vetta con la fiaccola – tutto dovrebbe tornare alla normalità, non consola le centinaia e centinaia di alpinisti che avevano in programma la salita dell’Everest. Che cosa potrebbe accadere se i cinesi dovessero ritardare la cima, per motivi meteorologici o di altra natura? I divieti potrebbero prolungarsi.

Nessuna certezza insomma, se non quella che niente, questa primavera, sarà come al solito sull’Everest.

Sara Sottocornola

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