Alpinismo

I kazaki sulla traversata Lhotse-Everest

Updated KATHMANDU, Nepal — Kammerlander l’aveva definita "la sfida della nuova generazione". Ma la traversata Lhotse-Everest, finora, è rimasta un sogno. Troppo ambizioso anche per cordate d’eccezione come quella di Simone Moro e Denis Urubko. Ora, però, qualcuno ha deciso di riprovarci: sono i kazaki dell’esercito, guidati da Ervand Iljinsky. Ecco il piano d’attacco dell’impresa alpinistica, ad oggi, più azzardata della stagione.

E’ boom di spedizioni in Himalaya, per questa primavera. Ad oggi, risultano concessi già 53 permessi di salita sull’Everest (31 da Sud e 22 da Nord), quando l’anno scorso le spedizioni che ne hanno tentato la vetta erano in totale una sessantina. Sono 16, invece, i permessi richiesti per altre montagne himalayane.
 
Tra le spedizioni già ufficializzate sull’Everest, in una stagione in cui sicuramente farà da padrone la scalata cinese con la torcia olimpica, la più interessante dal punto di vista alpinistico è sicuramente il tentativo di traversata Lhotse Everest annunciato dalla nazionale kazaka di alpinismo.
 
Ervand Iljinsky, il commissario tecnico che l’anno scorso aveva quasi portato il suo team in cima al K2 lungo una via nuova, schiererà il tridente Maxut Zhumaev, Sergey Brodsky e Vasiliy Pivtsov per conquistare finalmente il sogno di un’intera generazione di alpinisti.
 
La linea da seguire (nella foto in basso) è stata pubblicata ieri sul web da Zhumaev. Gli alpinisti hanno intenzione di salire sul Lhotse direttamente dalla parete Sud, traversare a sinistra passando da Colle Sud, salire l’Everest dalla via normale e poi scendere da ovest, lungo la via americana. Per ora questa è l’ipotesi più concreta del percorso che dovrebbero fare. In ogni caso, l’idea è quella di disegnare un anello in modo da fare un effettiva traversata, senza ripassare mai da punti già toccati sulla salita.
 
Zhumaev e Pivtsov hanno 11 ottomila all’attivo e sperano con quest’impresa di avvicinarsi al traguardo dei 14. Ma non sarà facile: l’impresa richiede un incredibile sforzo per il corpo umano, per la quota (si tratta di un’impresa da compiere tutta oltre gli ottomila metri), e per il fatto che le due cime andranno salite al massimo nel giro di un paio di giorni. Senza contare l’incognita delle condizioni ambientali.
 
Del team faranno probabilmente parte anche Sergey Samoilov, noto compagno di cordata di Urubko, Evgeniy Shutov e Alexander Sofrygin. Altri papabili sono Kirill Belotserkovsky e Ildar Gabbasov, che hanno vasta esperienza himalayana ma non sono mai stati su un ottomila.
 
Ora il team si sta allenando in patria, sui difficili traversi delle "Tuyuk-Su Needles", sette guglie di oltre quattromila metri che si ergono in Kazakhstan.
 
Tra le altre spedizioni che aspirano alla vetta dell’Everest, da segnalare il tentativo di salita in velocità, senza ossigeno, di Marc Batard. Quelli senza ossigeno di due donne, Helena Coelho e Daniela Teixeira. E i tentativi "anziani" del nepalese Min Bahadur Sherchan, 77 anni, il giapponese Yuichiro Miura, 74, e il russo Boris Koshunov, 73.
 
Oltre l’Everest, ma sempre in himalaya segnaliamo la conferma dell’atteso ritorno sulle cime del fuoriclasse polacco Piotr Pustelnik. Con Peter Morawski, Peter Hamor e forse il basco Inaki Ochoa, Pustelnik vuole coronare la corsa ai 14 ottomila salendo l’Annapurna sulla via dei cecoslovacchi, parete Nordest, in stile alpino e in un solo tentativo.
 
Sara Sottocornola

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