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Denis Urubko: non solo invernale al K2. Apriremo una via nuova sulla Nordest. Ecco la videointervista

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Denis_Urubko.Still003ALBINO, Bergamo — K2. Da Nord. In inverno. Aprendo una via nuova. Senza ossigeno. C’è altro da dire? Sembra che Denis Urubko risponda con i fatti a chi in questi giorni parla di alpinsmo fallito, mettendo in campo quella che forse, oggi, è la sfida alpinistica più impressionante che si possa immaginare. Abbiamo incontrato l’alpinista kazako ad Albino, sulle Orobie bergamasche, nel luogo dove oramai si è trasferito e di cui si è innamorato. E ci siamo fatti raccontare nei dettagli il suo progetto di scalata e il suo stato d’animo rispetto ad una spedizione che – ci ha detto – sogna da 10 anni.

Urubko aveva già tentato il K2 da nord in invernale nel 2003, con una spedizione polacca organizzata da Krzysztof Wielicki. Nella storia, è colui che è arrivato più in alto tentando questa montagna d’inverno: toccò quota 7800 metri lungo lo spigolo Nord, per poi rientrare. “Ero con Piotr Morawski e Marcin Kaczkan – racconta Urubko -. E’ il punto piu alto nella storia dell’esplorazione sul K2 in invernale”.

Ma già allora, ci racconta nell’intervista, Urubko si era domandato perchè non tentare di passare dalla Nord-Est, invece che dallo spigolo Nord. “C’è più neve, è più camminabile – spiega – Penso che sia più pericolosa della normale, ma puoi facilmente trasportare materiale fino a campo 4 e credo sia più riparata dal vento”.

E’ proprio lì che Urubko ha pensato di aprire la sua via nuova. Nessuno ha mai tentato di salire per quell’itinerario. L’unica cosa da precisare è che per un breve tratto, nella parte centrale, la linea si sovrappone alla via degli Americani del 1978, che però erano partiti dal versante sud (vedi foto in calce).

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GUARDA LA VIDEOINTERVISTA A DENIS URUBKO

Nell’intervista potrete vedere lo stesso Urubko che, con un filo d’erba, disegna la via di salita sulla montagna e spiega esattamente dove ha intenzione di porre i campi, e quali saranno le parti più complicate da affrontare.

“Non sarà in stile alpino” chiarisce Urubko con un sorriso. Ma solo nel senso che non potranno fare acclimatamento su montagne vicine per le difficoltà logistiche legate alla stagione invernale. Quindi niente sherpa, niente ossigeno, solo non potranno tentare la montagna “one shot” ma dovranno preparare la via di salita e i vari campi.

Non abbiamo potuto evitare una domanda sulla questione dell’alpinismo fallito, che a dir la verità di fronte a questo tentativo perde decisamente di valore. “Sono contento che Messner sia nato molto prima di me – ci ha detto sorridendo Urubko -. Ma questo non vuol dire che l’alpinismo sia finito. Penso che non sarà mai finita l’esplorazione”.

E non perdete, in conclusione dell’intervista, il paragone tra cavallo e scimmia, alpinismo e arrampicata. Una chicca davvero incredibile!

In questa foto, che ritrae il versante est del K2, potete vedere in rosso la via degli americani, che nella parte finale avevano dovuto tornare a ricollegarsi con la via normale al K2. In arancio invece la salita come l'ha immaginata e disegnata di suo pugno Denis Urubko. La parte iniziale della via di Urubko non è però visibile da questa foto perchè si trova direttamente sul versante Nord.
In questa foto, che ritrae il versante est del K2, potete vedere in rosso la via degli americani, che nella parte finale avevano dovuto tornare a ricollegarsi con la via normale al K2. In arancio invece la salita come l’ha immaginata e disegnata di suo pugno Denis Urubko. La parte iniziale della via di Urubko non è però visibile da questa foto perchè si trova direttamente sul versante Nord.

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