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Interviste, Primo Piano

Ma come si misura il K2? Intervista a Giorgio Poretti

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Giorgio Poretti
Giorgio Poretti – Università di Trieste e Associazione EvK2Cnr

TRIESTE – Come si misura l’altezza di una montagna? Negli anni, le tecniche si sono evolute e le misurazioni si sono raffinate. Abbiamo chiesto a Giorgio Poretti, noto geologo dell’Università di Trieste che ha condotto in passato e in collaborazione con EvK2Cnr le rimisurazioni delle due vette più alte del mondo, i dettagli della missione scientifica realizzata quest’estate al K2. Quella missione ha portato a stabilire una nuova quota della vetta, attestata a 8.609,022 metri, e all’identificazione delle quote precise di tutti i campi alti utilizzati dagli alpinisti durante la salita lungo lo Sperone Abruzzi.

Prof. Poretti, come avete stabilito la nuova altezza del K2?
La misura del K2 effettuata alla fine di luglio 2014 è stata del tutto innovativa per quella montagna in quanto effettuata con tecnologia satellitare GNSS. Nel 1996 era stata fatta in modo “ibrido”, e cioè con tecnica satellitare dal punto trigonometrico al Campo Base (Gilkey-Puchot Memorial) e con tecnica classica (misura di angoli e distanze dal Campo Base alla cima). Nella misura attuale grazie allo sviluppo tecnologico che ha ridotto i pesi e gli ingombri della strumentazione, sono state impiegate soltanto misure GPS. In più si è voluto misurare anche la posizione dei vari campi occupati dagli scalatori durante la salita. Nel confronto tra le due misure si può dire che in sostanza sono state impiegate due tecniche diverse per misurare la stessa grandezza.

Quali difficoltà ci sono state per una operazione del genere?
Le difficoltà sono state molte e di vario genere. La difficoltà di installare una stazione GPS permanente a Skardu, la difficoltà di collocare una seconda stazione permanente al Campo Base, in modo che registrasse durante tutto il periodo che hanno impiegato gli alpinisti per raggiungere la cima. Terzo problema quello di addestrare gli alpinisti ad operare un GPS durante la salita. Lo strumento era nuovo di zecca e anche noi, i cosidetti “esperti”, ci siamo trovati in difficoltà ad imparare in poche ore il funzionamento dello strumento e ad insegnarlo agli scalatori. Il lato positivo è stato che lo strumento, se programmato bene è estremamente “user friendly” cioè facile da usare e gli scalatori hanno seguito alla lettera le cadenze di misura fino alla cima.

Ci può riassumere quali sono state le tecniche di misurazione e gli strumenti coinvolti?
Gli strumenti coinvolti sono stati 3, tutti di costruzione Leica. La stazione permanente a Skardu ha un ricevitore Leica Viva AR25 con antenna AR10. La stazione al Gilkey Memorial era equipaggiata con un ricevitore Leica GNSS1200+ e antenna AX1203. La stazione che è andata in cima era una Leica VIVA GS14.
Tutte registravano in doppia frequenza e ricevevano sia i segnali del sistema GPS che quelli GLONASS. Al rientro, si è avuto subito la sensazione che i dati ricevuti erano buoni. Come ho ripetuto altre volte la precisione della misura è legata anche ad altri due fattori: la profondità della neve e il “livello del mare” che possiamo chiamare il Geoide. Il GPS misura la quota rispetto all’ Ellissoide terrestre. La sua distanza dal Geoide (detta in gergo la quota del Geoide) viene calcolata in base a valori di gravità da unente Internazionale del quale fa parte il nostro Istituto Geografico Militare.

Perché misurare la profondità della neve sulla cima?
Per la profondità della neve, che in questo caso è stata misurata con una sonda da valanga, è stato costruito uno speciale strumento battezzato “Snow Radar” che accoppia un GPS ad un GPR (georadar). Questo è stato sperimentato con successo sull’Everest e verrà portato in cima al K2 da una prossima spedizione.

Per maggiori informazioni:

Download: Nota scientifica sulla misurazione K2 

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