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Il delitto di Premana in un film: stasera a Lecco la prima de “Il mattino sorge ad Est”

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Il personaggio che interpreta Ol Menàl
Il personaggio che interpreta Ol Menàl

PREMANA, Lecco — Premana, fine Ottocento. Un facoltoso straniero arriva nell’alto paese della Valsassina. Una banda di malfattori, capeggiata dall’oste, che vuole derubarlo. Una misteriosa scomparsa e una donna che, da esca, diventa una moglie forse innamorata. Ecco gli ingredienti del film “Il mattino sorge ad Est” del regista di Pagnona Stefano Tagliaferri, che stasera verrà proiettato in prima assoluta in Sala Ticozzi a Lecco alle ore 21.

La pellicola, girata interamente in dialetto Premanese e interpretata da attori “improvvisati” selezionati tra gli abitanti del paese, ripercorre una delle storie più inquietanti e misteriose della storia di Premana: la scomparsa di Domenico Ruffoni detto öl Menàl nella sera del suo matrimonio, nella primavera del 1895. L’uomo, 79 anni, proveniva da Gerola Alta e rimasto vedovo si era trasferito a Premana in cerca di lavoro e di una moglie. L’aveva trovata: una giovane locale di soli 33 anni, che però poi si scoprì essere in combutta con un gruppo di ladri che volevano derubarlo. Il suo corpo venne ritrovato solo molto tempo dopo in un canale delle montagne premanesi, e i malfattori arrestati.

“Sono passate quattro generazioni da quei fatti – scriveva Antonio Bellati, autore della novella che ha dato origine al film e della sceneggiatura insieme al regista, prematuramente scomparso durante le riprese – ed ancora oggi la gente li conosce, li rievoca, ancora sottovoce, quasi con timore; ricorda a brani, a mezze frasi particolari e circostanze dell’unico evento delittuoso in questi luoghi a memoria d’uomo”.

“Gli interpreti principali sono stati scelti da Antonio Bellati tra i suoi compaesani – racconta il regista Stefano Tagliaferri -, individuando in loro quelle caratteristiche umane e comportamentali che più si avvicinavano a quelle dei personaggi dell’epoca. Il mio approccio con gli attori è stato mirato a ricercare non tanto una loro interpretazione, quanto piuttosto ad accompagnare la loro immedesimazione nei ruoli ricercando la loro semplice e naturale spontaneità. La scelta di utilizzare un montaggio non lineare delle sequenze è stata essenziale per rendere omogeneo il racconto e soprattutto per favorire le emozioni che si susseguono, dando così risalto non tanto alla rievocazione fine a se stessa del passato, ma piuttosto all’interpretazione di un’atmosfera generata dai ricordi, universalmente condivisa”.

La realizzazione del film, prodotto dall’Associazione Culturale “Il Corno” sul soggetto di Antonio Bellati, ha fotografia e riprese di Angelo Guarracino e musiche di Francesco Sacchi. Ha richiesto un anno e 11 giorni dal primo all’ultimo ciak, una quarantina di giorni effettivi di riprese, altrettanti e più di sopralluoghi, più di 120 attori.

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