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Artico, squali accumulano più sostanze tossiche degli orsi polari

Squalo della Groenlandia (Photo courtesy of NOAA Ocean Explorer Program)
Squalo della Groenlandia (Photo courtesy of NOAA Ocean Explorer Program)

LONGYEARBYEN, Norvegia — Gli squali della Groenlandia accumulano più sostanze tossiche degli orsi polari nei territori artici. A rivelarlo è un recente studio effettuato da ricercatori norvegesi e canadesi e la fonte è uno dei pochi “pasti” comuni alle due specie: le foche.

Lo scorso anno uno studio effettuato da ricercatori danesi e canadesi aveva evidenziato come i cambiamenti climatici avevano cambiato le abitudini alimentari degli orsi polari. I plantigradi si spingevano in nuove zone e mangiavano nuovi tipi di foche che però contenevano un alto tasso di sostanze inquinanti: i policlorobifenili (Pcb).

La Pcb, simile alla diossina, si trasferiva agli orsi quando mangiavano le foche in quanto, essendo una sostanza liposolubile, si accumula nei tessuti adiposi. La sostanza è però tossica e la continua assunzione può portare gravi disfunzioni, malattie e addirittura la morte.

Dopo aver trovato livelli di Pcb al di sopra della norma negli orsi polari, ne sono stati trovati livelli ancora più alti negli squali della Groenlandia. I ricercatori dell’Università norvegese di Scienza e Tecnologia (Ntnu) , dell’Istituto polare norvegese e della Windsor University in Canada hanno deciso di controllare le abitudini alimentari dei predatori marini e hanno scoperto che, anche in questo caso, erano responsabili le foche.

Dagli studi sugli esemplari è infatti emerso che gli squali che vivono attorno alle Isole Svalbard nel 43 percento dei casi avevano nello stomaco resti di foca, mentre in quelli che si cibano in Groenlandia, Islanda e Canada la percentuale si riduceva al 14 percento. Le ricerche stanno tuttora proseguendo per comprendere come mai gli squali siano più “vulnerabili” degli orsi e come questi agenti inquinanti influiscano sull’organismo nel corso del tempo.

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