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Bolzano: la Provincia licenza 5 dipendenti

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BOLZANO — La gente di montagna, in genere, è operosa. E proprio non sopporta i fannulloni. Così, la Provincia autonoma di Bolzano a deciso di licenziare 5 lavoratori nullafacenti che facevano parte delle sue file ed erano stati assunti a tempo indeterminato.

Un tecnico informatico che pareva "volesse sfidarci tutti con la sua impassibilità" hanno detto dalla Provincia e altri 4 dipendenti – tre amministrativi e un bidello – tutti licenziati per lo stesso motivo, previsto dal contratto provinciale del pubblico impiego: «Persistente insufficiente rendimento».
 
Tre erano stati assunti di recente come impiegati e avevano meno di 25 anni. Casi rari, visto che l’amministrazione provinciale più ricca d’Italia deve fare i conti con le assunzioni contingentato dal governo.
 
Gli stipendi lassù? Complice «l’indennità di bilinguismo» (tutti i dipendenti devono parlare italiano e tedesco), da fare invidia alle altre amministrazioni locali. Stando ai dati, un impiegato al primo stipendio prende poco più di mille euro al mese, ma ogni due anni scatta un corposo adeguamento. Tanto che  un capo dipartimento, a fine carriera arriva, a 9 mila euro netti.
 
Vista la loro scarsa voglia di lavorare, i tre impiegati sono stati licenziati senza nemmeno concludere il periodo di prova. E così anche il "brillante" informatico. Per il quinto licenziato – 50 anni, bidello in una scuola media – sono state provate altre vie, inutilmente.
 
Ora i cinque dovranno rivolgersi al privato. Ma vista l’inattesa "celebrità" non sarà facile per loro trovare un lavoro. Due hanno fatto ricorso. Ma nessun sindacalista locale si è azzardato a dargli manforte. E neanche dalle segreterie nazionali arrivano proteste: «I licenziamenti ci sono come è normale che sia, ma non servono leggi speciali», ha dichiarator Carlo Podda della Cgil.
 
L’insofferenza, manifestata sempre più spesso sui giornali, per un pubblico impiego giudicato "inefficiente" sta portando ai primi cambiamenti. Mentre nel resto d’Italia esistono garanzie da privilegio, a Bolzano non è così: chi non ha voglia di lavorare perde il posto». E se il modello altoatesino facesse scuola?

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