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Pulire non è solo portare via. Che fine fa la spazzatura dell’Everest?

Rifiuti nella valle dell'Everest
Rifiuti nella valle dell’Everest

KATHMANDU, Nepal – Tende, corde, bombole di ossigeno, rifiuti organici, plastiche, batterie. In base alle nuove regole stabilite da Kathmandu ogni persona che salirà oltre il campo base dell’Everest dovrà portare indietro 8 chili di spazzatura a testa. Ma che fine faranno quei rifiuti? La fine che fanno già, anche se potrebbero essere di più: da anni infatti, l’immondizia viene raccolta e differenziata dal Sagarmatha Pollution Control Committee (Spcc), che, insieme al Comitato italiano EvK2Cnr ha installato un inceneritore di rifiuti bruciabili a Namche. Il sistema, dunque, esiste e se le norme fossero rispettate funzionerebbe anche: a questo sembrerebbero volti i nuovi provvedimenti. Ma un’altra questione si pone all’attenzione di tutti: quella delle quantità.

La notizia delle nuove regole imposte dal governo nepalese sulla spazzatura dell’Everest ha fatto il giro del mondo, talvolta in modo impreciso, suscitando forse qualche stupore di troppo. Perché non è certo questo il primo provvedimento preso dalle autorità locali sul tema “rifiuti”. Anzi. Oltre alle spedizioni internazionali organizzate una tantum per ripulire la montagna, è stato messo in piedi un sistema di raccolta, differenziazione e smaltimento che entra in atto ogni anno.

Spazzatura ai campi alti dell'Everest - Colle sud
Spazzatura ai campi alti dell’Everest – Colle sud

La legge nepalese prevede infatti, un deposito cauzionale proporzionale alle scorte della spedizione, vale a dire che ogni team lascia all’arrivo una cauzione che viene restituita solo se al ritorno si consegnano i proprio rifiuti raccolti. Un sistema logico, se le regole fossero rispettate a dovere.

“Sono ormai più di 10 anni che il governo nepalese ha stabilito di fissare un deposito cauzionale per le spedizioni all’Everest – spiega infatti Maurizio Gallo, guida alpina e membro del Comitato EvK2Cnr, che in Himalaya e Karakorum si occupa da anni del problema dei rifiuti in alta quota -. Il deposito viene restituito solo dopo una verifica dei rifiuti trasportati a Namche da ciascuna spedizione e dopo il controllo del numero di bombole di ossigeno portate al campo base e quelle riportate a Namche. Ebbene in tutti questi anni centinaia di spedizioni si sono avventurate (si fa per dire!) all’Everest e neppure un dollaro di tutte le loro cauzioni è stato trattenuto da Spcc: tutti bravissimi? No di sicuro, visto cosa è rimasto sulla montagna”.

Maurizio Gallo davanti all'inceneritore di Namche Bazaar
Maurizio Gallo davanti all’inceneritore di Namche Bazaar

Le nuove regole più severe sui controlli, con ufficiali di stanza al campo base dell’Everest, sarebbero teoricamente mirate ad evitare che questo succeda ancora. Se le norme saranno strettamente rispettate, i rifiuti raccolti saranno nella prossima stagione più che in passato. Uguale al passato sarà però l’iter che seguiranno una volta portati via dalla montagna. Nelle mani del personale Spcc, saranno smistati: i non combustibili andranno portati a Kathmandu, mentre quelli bruciabili, rimarranno a Namche Bazaar per essere smaltiti dall’inceneritore.

“Nell’ottobre 2012 abbiamo installato a Namche un inceneritore che è in grado di bruciare anche la plastica ad alta temperatura, al quale afferiscono anche i pochi rifiuti che arrivano dal base – continua Gallo -: ancora oggi ne sosteniamo le spese, poiché Spcc non può col proprio budget coprirne la sostenibilità (certo visto che non trattengono neppure un dollaro dalle eccellenti e pulitissime spedizioni che hanno frequentato la montagna)”.

L’inceneritore si trova a Nyerse, a circa 300, 400 metri di distanza dalle ultime case della parte ovest di Namche Bazaar. La scelta di installarlo a Namche è stata strategica, dal momento che da qui transitano circa 30.000 turisti che ogni anno visitano la regione dell’Everest. Lo smaltitore è progetto del Comitato EvK2Cnr realizzato in collaborazione con Eco Himal, Society for Cooperation Alps Himalaya e il Sagarmatha Pollution Control Committee. Si è trattato di un importante passo avanti per la salvaguardia dell’ambiente nella Valle dell’Everest, dove mancava prima di allora un reale sistema di smaltimento della spazzatura, bruciata in enormi buche a cielo aperto nelle vicinanze dei villaggi. “Se deviate dal sentiero principale a Lobuche o a Gorak Shep solo di un centinaio di metri vedrete le discariche a cielo aperto!” – spiega infatti Gallo.

Lo smaltirore di rifiuti di Namche Bazaar
Lo smaltirore di rifiuti di Namche Bazaar

L’anno scorso l’inceneritore ha lavorato per 154 giorni, bruciando circa 18.400 chili di spazzatura. Non poca cosa certo, anche se siamo comunque lontani dalla perfezione. Ad oggi infatti, solo tra Lobuche e il Campo base dell’Everest ogni anno si portano via circa 55 tonnellate di immondizia. Con le nuove regole la quantità di rifiuti raccolta è destinata ad aumentare: quanta sarà in futuro? Difficile prevederlo. Certo è che l’inceneritore da solo non potrà bastare, anche perché già in precedenza era stato pensato un potenziamento che consentisse di smaltire l’enorme mole di spazzatura accumulata.

“L’inceneritore di Namche è stato un buon punto di partenza – conclude Gallo -, ma da solo non basta né può bastare in futuro. Per questo già nei mesi scorsi si era pensato di potenziarlo o di affiancarlo a un nuovo smaltitore. Per farlo però serve che tutte le istituzioni locali si impegnino, servono fondi che mettano il Comitato EvK2Cnr in condizioni di andare avanti nel lavoro. A maggior ragione se l’intenzione è realmente quella di mettere in pratica le nuove regole e pulire l’Everest. Perché pulire non vuol dire solo portar via, ma preoccuparsi anche del dopo, di che fine fa quell’immondizia”.

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