Alpinismo

Tragedie d’alta quota: chi è il prossimo?

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BERGAMO — Tre su 29, in tre anni. E’ il numero degli alpinisti morti di "alpinismo" che tre anni fa facevano parte della spedizione K2 2004. Massimo Farina, splendida giovane speranza per l’alpinismo e non solo. Pierangelo Maurizio, una brava guida alpina. Stefano ZaVka, giovane determinato e ben preparato.

Ergo, il 10 per cento della popolazione alpinistica adulta e attiva ci lascia la pelle “sul lavoro”, potremmo dire mediando un linguaggio sindacale.
 
Può darsi. Ma cerco di dire che no, non può essere vero! La matematica e la statistica non sono il mio forte, certamente mi sto sbagliando. Vado a ritroso cercando di ricordare.
 
Sergio Dalla Longa, bravissimo alpinista bergamasco, venne con me più di venti anni fa al GII. Torna al Dhaulagiri questa primavera e muore. Suo fratello era morto al Nanda Devi un paio di anni fa. Era stato con me all’Everest nel 1992…
 
E poi Gianni Calcagno, Benoit Chamoux, Tullio Vidoni, Renato Casarotto, Julie Tullis. E decine di altri conosciuti ai campi base, in cordata, all’osteria con cui si erano intrecciati rapporti di amicizia e collaborazione più o meno profonda.
 
Due settimane fa Gnaro è arrivato in vetta al Broad, il suo ultimo ottomila dei 14. Ha detto di aver sentito un vuoto abissale. Il vuoto degli amici che ha lasciato sulla montagna e che non ci sono più per festeggiare con lui.
 
Caro Gnaro, è questa la “croce" della nostra splendida passione. Non il freddo che ti morde le mani e i piedi, non il vento che scarnifica il viso o i muscoli che diventano duri come il legno dopo aver spremuto tutto per giorni ed essersi riempiti di tossine. Non il cervello senza ossigeno che dobbiamo per ore tenere concentrato sul punto lassù più alto, nonostante la voglia disperata di girarsi e tornare a “baita”.
 
Il vero buco allo stomaco, lancinante come un’ulcera perforata, è l’infinito vuoto che scopriamo camminando tra i boschi e pensando ai tanti con i quali abbiamo accompagnato la nostra vita, con affetto e amicizia, sulle nostre montagne e pareti.
 
E’ un vuoto senza limiti che talvolta colmiamo con qualche bicchiere di vino, altre cercando braccia calde che ci accolgono, o spiagge esotiche in villaggi turistici.
 
Ma non basta, e non serve, lo sai. Come sai non finirà qui. Il rito del dolore andrà avanti
inesorabile, e noi come due cretini non possiamo farci nulla. La schiera dei nostri giovani fantasmi, vittime d’alpinismo, è destinata a aumentare. Chi è il prossimo?
 
Agostino Da Polenza
 
 

Benoit Chamoux

Renato Casarotto

Massimo Farina

Pierangelo Maurizio

Julie Tullis 

Marco Dalla Longa

Sergio Dalla Longa 

Tullio Vidoni 

Stefano Zavka 

Gianni Calcagno 
   

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