• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Alpinismo

Gasherbrum II: eccoli a campo 1

immagine

CAMPO BASE GII SUD, Pakistan — "Sono arrivati a campo 1, sono stanchi ma stanno  tutti e tre bene". La voce, emozionata e concitata, è quella di Mario Merelli, che si trova sul versante pakistano del Gasherbrum II. La gioia è forte, il sollievo immediato: per gli eroi della parete Nord, è davvero quasi fatta.

"Nel giro di qualche ora dovrebbero arrivare al base – racconta Merelli -. Ora sono a campo 1 insieme a degli alpinisti cecoslovacchi che hanno seguito la loro discesa passo passo. Ieri sera avevano notato tre lucine che brillavano nel buio, poco sotto la cima. Oggi li hanno chiamati via radio, scendevano lenti ma piano piano ce l’hanno fatta e sono arrivati a campo 1".
 
Parliamo del campo 1 sulla parete sud del GII. Si trova a 5.950 metri. Finalmente Unterkircher, Bernasconi e Compagnoni, dopo quattro giorni e tre notti da soli sulla montagna, sono in compagnia di altri alpinisti e hanno a disposizione tende, viveri, ricambi.
 
Devono essere allo stremo delle forze. Ma la loro caparbietà è più forte di ogni cosa. Li sta riportando a casa, sani e salvi, con in tasca l’impresa più bella dell’alpinismo degli ultimi dieci anni. E forse non solo.
 
Tre giorni di scalata su una parete di ottomila metri, totalmente inesplorata. Un bivacco improvvisato, su quell’imperioso e verticale spigolo Nord, salito completamente in stile alpino. Sì, stile alpino, e puro come non mai: niente corde fisse, niente portatori, niente ossigeno.
 
Solo loro. Con il loro istinto infallibile, la loro abilità tecnica, la loro forza smisurata. Un alpinismo d’altri tempi, uno stile che oggi è quasi impossibile da incontrare.
 
Non si sono mai voluti fermare, nemmeno di fronte al calar del sole. Ieri sono arrivati in cima, alle otto di sera, prima Unterkircher e Bernasconi, poi Compagnoni. E hanno deciso di scavalcare la montagna, di scendere dalla via normale.
 
"Normale" fa pensare ad una cosa tranquilla, una discesa facile. E invece no. Nessuno, in questa stagione, nè alpinista nè sherpa, era riuscito a salire il GII dalla via normale. Troppa neve, troppo pericolo. Quattro giorni fa una valanga ha anche ucciso due alpinisti, che stavano provando a salire sopra campo 2.
 
E nessuno aveva più osato avvicinarsi alla parte alta della montagna: nessuno l’aveva attrezzata.
 
I tre pionieri della parete Nord si sono quindi trovati di fronte ad una traccia, di nuovo, tutta da scoprire. Hanno passato la notte all’addiaccio, bivaccando chissà dove nella parte alta della montagna. E poi hanno ripreso il cammino, lento ma deciso, verso il calore umano, il riparo delle tende, qualcosa da mangiare.
 
Forza ragazzi, è quasi finita. Avete sofferto, avete lottato, ma ce l’avete fatta. Siete stati incredibili. 
 
E intanto qui nel mondo dell’alpinismo l’entusiasmo è alle stelle. E’ davvero un’estate memorabile per lo sport italiano. Quello pulito, coraggioso, bello, oggi così difficile da trovare. Silvio Mondinelli, che non più di una settimana fa è entrato nella storia scalando il suo quattordicesimo ottomila senza ossigeno, ha appena telefonato ad un orgogliosissimo Agostino Da Polenza per complimentarsi con i ragazzi, gli amici, che hanno compiuto quest’impresa indimenticabile.
 
Karl Unterkircher. Daniele Bernasconi. Michele Compagnoni. Ricordate questi tre nomi. Sono entrati nella leggenda.
 
Sara Sottocornola
 
 
Karl Unterkircher – Guida Alpina e membro dello storico gruppo dei Catores della Val Gardena, dal 2005 Unterkicher è anche Presidente dell’Aiut Alpin Dolomites. Nel mondo dell’alpinismo spicca per le rare abilità organizzative e comunicative. Ha 36 anni e al suo attivo 12 spedizioni in Himalaya e Sud America, 32 quattromila sulle Alpi, più di 40 prime ascensioni sulle Dolomiti e innumerevoli vie di roccia, ghiaccio e discese con gli sci sulle pareti più impervie delle Alpi. Durante la spedizione K2 2004 fu autore dalla straordinaria scalata delle due montagne più alte della Terra (Everest e K2) nel giro di due mesi, senza ossigeno.
Daniele Bernasconi – Guida alpina, geologo e vicepresidente dei Ragni di Lecco, Daniele Bernasconi ha 36 anni ed è stato definito uno dei più forti e più completi alpinisti italiani. Vive a Ballano (LC), eccelle sia nell’arrampicata  – scala fino alI’8b – sia nell’alta quota – ha salito 2 ottomila senza ossigeno {Makalu e Annapurna) -, sia nelle cascate di ghiaccio. Vanta circa 300 salite di grande rilievo, alcune solitarie (tra cui la Nord Est del Badile) e invernali. Ha salito quasi tutte le vie più interessanti e significative nella zona Masino-Bregaglia e numerosi itinerari – dalle salite classiche alle moderne di alta difficoltà – nel gruppo del Bianco, in Dolomiti, Svizzera centrale, Wenden e Ratikon. Ha sempre svolto un’intensa attività di arrampicata sportiva, tiri e boulder.
Michele Compagnoni – Guida alpina e membro del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino, 34 anni, valtellinese, Michele Compagnoni ha raggiunto la vetta del K2 senza ossigeno con la spedizione K2 2004, alla sua prima esperienza su un ottomila. L’alta quota ce l’ha nel sangue: è nipote di Achille, uno dei protagonisti della scalata al K2 nel 1954. Da anni attivo sulle Alpi (Grandes Jorasses, Cervino, Monte Bianco), la primavera scorsa ha affrontato la sfida agli 82 quattromila delle Alpi da scalare in 80 giorni, interrotta a causa del maltempo dopo la salita di 25 vette in 12 giorni effettivi di scalata. Ha effettuato numerose ascensioni di roccia nel gruppo Ortles-Cevedale, in Val Masino, nel gruppo del Bernina, nel gruppo del Bianco. E’ molto attivo su ghiaccio, misto e nello scialpinismo.
Articolo precedenteArticolo successivo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.