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Rinvenuto nei ghiacci il dna più antico

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ROMA — Un milione di anni fa la Groenlandia non era la terra dai ghiacci perenni, ma era ricca di foreste di conifere a clima temperato. A svelarlo è il più antico dna finora rinvenuto di piante e animali, incastonato nel ghiaccio e databile tra i 450mila e gli 800mila anni fa. E ora si aprono nuovi fronti di ricerca anche sul cambiamento climatico.

La notizia è stata resa nota questa settimana dalla rivista Science. Un team internazionale di ricercatori con a capo Eske Willerslev, dell’Università di Copenaghen, e tra gli studiosi anche due italiane dell’Università di Parma, Antonella Casoli ed Elisa Campani: è a loro che dobbiamo la grande scoperta tra i ghiacci che portrebbe rivelarsi rivoluzionaria.
 
Sì, perchè i risvolti di questi studi potrebbero essere davvero ampi e importanti. Quello che emerge dall’analisi del dna rinvenuto sotto  due chilometri di ghiaccio, riguarda la geografia della Groenlandia, ma anche il clima e le sue dinamiche evolutive.
 
Gli esperti hanno trivellato la calotta polare e hanno estratto alcune carote di ghiaccio dalla parte più profonda.
 
Esaminando i sedimenti intrappolati, hanno trovato residui proteici e di Dna con un buon livello di conservazione. Il dna proviene dal sito denominato Dye 3 ed è stato datato tra 450.000 e 800.000 anni fa.
 
"I risultati dello studio sono importanti – spiega la Casoli – in quanto abbiamo rinvenuto il dna più antico finora. Abbiamo usato quattro metodi diversi di datazione del dna e tutti ci danno risultati compatibili con quell’età sebbene lo stato di conservazione del dna sia così buono da far pensare a un età più recente".
 
Le colonne di ghiaccio infatti, conservano intatte le tracce del paesaggio del passato, che permettono ai ricercatori di ricostruire l’ambiente di centinaia di migliaia di anni fa.
 
E’ emerso che le specie presenti in quel periodo la Groenlandia erano conifere come abete rosso, ontano e tasso, popolate da vari insetti come coleotteri, mosche, ragni e farfalle.
 
"La presenza di queste piante caratterizza un ecosistema di tipo foresta boreale nordica, piuttosto che l’ambiente artico attuale – ha spiegato la Casoli- quindi quel periodo doveva essere caratterizzato da temperature superiori ai 10 gradi nel mese di Luglio e non inferiori a -17 gradi in inverno, visto che questi sono le temperature limite per le foreste boreali".
 
Se queste ipotesi fossero confermate, le conseguenze sarebbero importanti anche in relazione agli studi sul cambiamento climatico. "Se i nostri dati sono corretti – ha infatti affermato Willerslev – vuol dire che la calotta glaciale del Sud della Groenlandia è più stabile di quanto creduto finora e ciò potrebbe avere implicazioni su come gli strati di ghiaccio rispondono al riscaldamento globale".
 
 
 
Valentina d’Angella

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