Cronaca

Morti i tre polacchi bloccati sul Bianco

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AOSTA — Tre corpi assiderati e senza vita. Stretti l’uno accanto all’altro in una buca nel ghiacciaio, scavata con la piccozza nel disperato tentativo di proteggersi dalla bufera. Ecco cos’hanno trovato le squadre del soccorso alpino, che solo ieri alle 16 sono riuscite a raggiungere i tre alpinisti polacchi bloccati dal giorno prima sul ghiacciaio di Bionassay, nel gruppo del Monte Bianco.

Travolti da una slavina, feriti e impossibilitati a muoversi, i tre sventurati sono rimasti per una notte intera all’addiaccio, a quasi quattromila metri, nel mezzo di una bufera infernale. Sono stati stroncati dalle temperature fino a 20 gradi sotto zero e dalle raffiche di vento che spiravano a oltre 100 chilometri orari.
 
Raffiche che gli hanno negato l’unica possibilità di salvezza, impedendo per ore e ore all’elicottero di alzarsi in volo e ai tecnici del soccorso di raggiungerli a piedi. Solo ieri, nel tardo pomeriggio, è arrivata una schiarita, che ha consentito alle guide alpine di arrivare sul luogo dell’incidente. Ma era troppo tardi.
 
Anna Pasek, Jakub Marek e Jakub Stanowski erano morti. Tutti e tre giovanissimi, avevano poco più di vent’anni. Sono spirati lassù, a 3.700 metri di quota, dove cercavano solo un’avventura e un po’ di sport.
 
Volevano salire sul Monte Bianco dalla via normale italiana. Erano partiti in cinque, martedì scorso,  dalla Val Veny, ed erano saliti fino al Rifugio Gonella dove hanno pernottato.
 
Mercoledì mattina presto si sono incamminati verso la vetta, raggiungendo intorno alle 12 il Dome du Gouter (4.306 metri), una delle cime più alte nel gruppo Miage-Gouter, nella parte centrale del massiccio.
 
Qui però sopraggiunge il maltempo. Neve, vento, nebbia. Immediato il dietrofront della cordata.
 
In due ore sono sulla cresta dell’Aiguille di Bionassay. Ma il destino non vuole lasciarli andare. Una slavina a placche, causata dal vento, li investe e trascina sul ghiacciaio per oltre trecento metri. Nessuno è sepolto, tutti sopravvivono, ma nel giro di poco si rendono conto che la discesa non può proseguire come prima: Anna, nella caduta, ha riportato una frattura scomposta ad una gamba. I compagni cercano di immobilizzare l’arto con bastoni e piccozze, ma per lei è impossibile proseguire.
 
Inevitabile la decisione di separarsi. Due, uno con un braccio rotto, scendono al rifugio per chiamare aiuto, mentre gli altri scavano una truna profonda mezzo metro per passare la notte al riparo da quella bufera che si faceva sempre più gelida e forte.
 
Un’ottima precauzione, che purtroppo però non è bastata. Come sembra non siano bastati i sacchi a pelo e i viveri che – secondo quanto riferito ieri dal soccorso all’Ansa Valle d’Aosta – gli alpinisti avrebbero avuto con sé.
 
Il Soccorso alpino valdostano e il Soccorso della guardia di finanza di Entreves sono entrati subito in azione dopo la chiamata ricevuta dal Gonella. Ma l’elicottero non riusciva a volare. Ci ha provato fino a tarda sera, e poi ancora ieri mattina all’alba. Impossibile.
 
Squadre di tecnici e guide alpine sono partite a piedi, con nebbia e forte pericolo di valanghe. Ma non sono riuscite ad individuare il luogo dell’incidente fino alla schiarita del pomeriggio.
Ora le salme dei tre polacchi sono state riportate a Curmayeur, dove si attende l’arrivo dei parenti.
 

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