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Eolico in quota: proteste in Veneto contro le pale sul Pizzoc

Monte Pizzoc (Photo: Archivio fotografico Comunità montana delle Prealpi Trevigiane/Giuseppe Calissoni e Luigi Vergerio Reghini)
Monte Pizzoc (Photo: Archivio fotografico Comunità montana delle Prealpi Trevigiane/Giuseppe Calissoni e Luigi Vergerio Reghini)

FREGONA, Treviso — Mentre in Svizzera, secondo la Cipra (Commissione internazionale per la protezione delle Alpi), il governo sta pensando ad un bonus per l’energia del vento in quota “per compensare i maggiori costi di manutenzione, dovuti a fattori come il gelo, e la minore produzione di elettricità”, in Veneto c’è un progetto per installare cinque torri eoliche sul Pizzoc, la vetta di 1.565 metri sulle Prealpi trevigiane.

Contro l’impianto, voluto dal Comune di Fregona, lottano da mesi le associazioni ambientaliste del territorio. Lo stesso presidente della regione Luca Zaia si è detto sfavorevole. Le pale, infatti, a fronte della produzione di energia pulita, avrebbe un forte impatto ambientale: per la loro installazione, l’altopiano dovrebbe essere attraversato da 700 camion adibiti al trasporto della roccia scavata e cemento necessario per costruire i basamenti degli aerogeneratori.

Secondo l’eurodeputato e membro della commissione Ambiente del Parlamento europeo Andrea Zanoni, “questo impianto provocherà la devastazione del Pizzoc perché per realizzare i basamenti di cemento armato di ogni palo dovrà essere scavato un cratere profondo fino a 20 metri e con una superficie di 25 metri quadrati”. Sempre secondo Zanoni, il progetto richiederà “l’estrazione di circa 2.500 tonnellate di roccia, una devastazione ambientale che tra l’altro vedrebbe un via vai di 200-300 camion su e giù per la strada sottodimensionata del Pizzoc con conseguenti gravi problemi di traffico, senza considerare i problemi causati dai trasporti eccezionali come quelli per le pale”.

Altri tentativi di costruire impianti eolici in quota sono stati fermati in questi anni in Alto Adige: il progetto per l’installazione di nove turbine sul Passo del Santicolo è stato bocciato, e la giunta provinciale ha stabilito due anni fa che il territorio bolzanino resterà “eolico free”. E anche in Svizzera molti sono contrari all’idea di veder spuntare le pale sui crinali delle Alpi. La Fondazione svizzera per la protezione del paesaggio, per esempio, definisce l’incentivo all’eolico in quota un incitamento alla deturpazione degli ultimi ambienti naturali: “Con la localizzazione in aree naturali remote il Consiglio federale crea inutili conflitti, poiché le principali aree protette si trovano nelle Alpi”.

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