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Bimbo morto dopo malore a 3000 metri: la quota non c'entra, è "morte in culla"

Rifugio degli Angeli al Morion (photo Commons Wikipedia)
Rifugio degli Angeli al Morion (photo Commons Wikipedia)

TORINO — E’ la “Sids”, la sindrome della morte improvvisa del lattante, la causa del decesso del bambino di 8 mesi morto a seguito di 4 arresti cardiorespiratori, il primo dei quali avvenuto a circa 3000 metri di quota nel Rifugio degli Angeli in Valgrisenche. Lo ha rivelato l’autopsia eseguita dai medici dell’ospedale Regina Margherita di Torino che avrebbero escluso eventuali responsabilità della quota sulla tragedia avvenuta il giorno di Ferragosto in Valle d’Aosta.

Il bambino di 8 mesi aveva avuto il primo arresto cardiorespiratorio mentre si trovava al Rifugio degli Angeli in Valgrisenche, a 3000 metri di quota. Subito era intervenuto il Soccorso alpino prelevando con l’elicottero l’infante e trasportandolo ad Aosta. Secondo diversi quotidiani, durante il trasporto il piccolo avrebbe avuto altri due arresti, poi ancora un altro mentre si trovava in ospedale. A quel punto sarebbe scattato il trasferimento all’ospedale Regina Margherita di Torino dove nella notte è sopraggiunto il decesso.

In prima istanza l’alta quota e la giovane età del bambino erano stati considerati binomio sospetto alla base del malore. Ieri però l’autopsia eseguita dal medico legale Roberto Testi, incaricato dal pm torinese Andrea Padalino, avrebbe rivelato che la causa del decesso non centrerebbe con il luogo in cui il bambino si trovava. Secondo quanto riferito dall’Ansa infatti, si sarebbe trattato di una “morte in culla”, una rara sindrome che colpisce bimbi di meno di un anno di età, in percentuale inferiore all’1 per mille.

“Pare che il neonato sia morto a causa di una SIDS ovvero la morte improvvisa del bambino – dice Giancelso Agazzi, medico del Cai Bergamo che cura la rubrica “medicina d’alta quota” di Montagna.tv -. In realtà non si sa se l’esposizione all’alta quota rappresenti un fattore di rischio. In tal caso la probabilità può essere diminuita facendo dormire il neonato sulla schiena, in posizione supina”.

In linea generale però, ricorda Agazzi, i problemi possono sorgere di solito a quote superiori ai 2500 metri.

“Per un bambino nato sul livello del mare è consigliato far trascorrere almeno 4-6 settimane prima di poterlo portare in quota – spiega il medico del Cai Bergamo -. E’ chiaro che un bambino va considerato in modo diverso rispetto a un adulto. Va sicuramente presa in considerazione  la quota alla quale far dormire i bimbi, che non deve essere troppo elevata. Il male acuto di montagna compare di solito oltre i 2500 metri di quota con una frequenza in età pediatrica del 21-28% , come nell’adulto. E’ importante salire con lentezza, facendo delle soste in teoria ogni 300 metri di dislivello. Salendo troppo velocemente in quota  possono capitare difetti di compensazione tra pressione interna e esterna all’orecchio medio. Ecco la possibilità che si verifichi uno stiramento della membrana del timpano. Utile la pulizia del naso con soluzione fisiologica. E’ bene, durante salita e discesa far deglutire il bambino facendolo bere o masticare una gomma americana. Importante è umidificare i locali dove i bimbi vivono in montagna per evitare che le prime  vie aeree subiscano una particolare secchezza. Così facendo, adottando un discorso di tipo preventivo, un bambino raffreddato o influenzato dovrebbe evitare di salire in quota. Più esposti in genere i bimbi affetti da otiti ricorrenti o da ipertrofia adenoidea. Occorre saper sempre usare il buon senso”.

Leggi anche: Bambini a 3000 metri: da che età? Risponde il medico

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