Arrampicata

I gradi dell’arrampicata, ma diamo i numeri?

Arrampicata  Jacopo Larcher su Fifty words for pump 8c+ (Photo Francois Lebeau)
Arrampicata Jacopo Larcher su Fifty words for pump 8c+ (Photo Francois Lebeau)

BERGAMO — Se a scuola pensavate che non ci fosse tanta differenza tra un 5 meno meno e un 4 al 5, se vi siete sempre chiesti la ragione della necessità di sminuzzare i numeri oltre il mezzo, iniziando ad arrampicare troverete che anche qui le persone si divertono allo stesso modo. Poteva essere tutto più facile se si teneva una scala di numeri interi: 1, 2, 3, 4, 5 e via dicendo, potenzialmente fino all’infinito (chissà mai dove arriverà l’uomo di domani). Ma invece no, perché ai numeri arabi e romani sono state associate lettere, e poi ancora segni più e segni meno, con il risultato inevitabile di fare annegare i non addetti ai lavori in un mare di confusione. Su richiesta di alcuni lettori, ci addentriamo quindi nella giungla dei gradi dell’arrampicata, scoprendo in primis che non solo i numeri si possono frammentare in frazioni sempre più piccole, ma che questa frammentazione varia, potremmo dire, geograficamente. “Paese che vai, usanza che trovi”: oggi è di moda alla maniera francese, sappiatelo.

Iniziamo la nostra disquisizione con l’intento di parlare non solo a chi di arrampicata sa già qualcosa ma anche a coloro che pensano che arrampicare sia anche in quest’ambito un verbo riflessivo (e quindi dicono “arrampicarsi su una parete”). La difficoltà dell’arrampicata viene valutata per prima cosa sulla tipologia di arrampicata: pertanto avremo scale di difficoltà diverse per l’arrampicata su roccia, l’arrampicata su ghiaccio, l’arrampicata su terreno misto e il boulder.

Tralasciamo l’arrampicata in dry-tooling su misto (ovvero misto di ghiaccio e di roccia), che almeno per il momento è la sola a non dare problemi visto che utilizza un’unica scala di difficoltà (identificata con la lettera M e un numero arabo da 1 a 13) valida per tutti. Rimandiamo al domani anche le scale per l’arrampicata su ghiaccio e il boulder, e attacchiamo invece il cuore della questione, ovvero l’arrampicata senza aggettivi: quella su roccia.

Per identificarne il grado di difficoltà possiamo fare riferimento a diverse scale di valutazione, nate in momenti storici e soprattutto in luoghi geografici differenti, quando il mondo non era ancora globale e quindi non si comunicava agilmente da una parte all’altre del continente (figurarsi con che facilità si superavano i confini oceanici). È così che l’arrampicata su roccia conta oggi più di 5 scale di valutazione: quella UIAA o tedesca, che potremmo definire tradizionale; quella francese, attualmente la più in voga, almeno dalle nostre parti; quella americana; quella australiana o di Ewbank, e quella inglese.

La prima scala ad essere stata adottata è la “scala Welzenbach” che nel 1926 prevedeva 6 gradi di difficoltà massima, dove il sesto era il limite umano insuperabile. Proprio perché insuperabile quel sistema di valutazione veniva considerato chiuso. Alla fine degli anni ’60 quella scala fu adottata dalla UIAA – Union Internationale des Associations d’Alpinisme.

Negli anni ’70 – ’80, visti i progressi degli alpinisti, l’esigenza di “aggiungere” gradi al sesto si era fatta pressante, tanto cha alla fine la scala è stata aperta verso l’alto. Al momento la scala UIAA arriva fino al XII grado e viene utilizzata soprattutto per le vie di arrampicata in montagna. Questa scala usa i numeri romani accompagnati da segni + e –, e valuta più che il tiro nella sua interezza i singoli passaggi che lo costituiscono, o meglio ancora i passaggi più significativi.

Come a scuola insomma, c’era il 6-, il 6 e un 6+, anche qui avremo un VI-, un VI e un VI+. Che differenza c’è tra i tre “voti”? In alcuni casi lo scarto semantico che c’è fra sinonimi, altre volte qualcosa di più. Dipende.

La scala più usata oggi in Europa, soprattutto in falesia, è però quella francese, mentre se andiamo nel Grande West a scalare, per esempio nella Yosemite Valley, troveremo un’altra scala ancora. Numeri, lettere e segni più: la faccenda si complica, vediamo come in un capitolo a parte.

Leggi anche:
Parte 2: I gradi dell’arrampicata: alla francese e all’americana

Parte 3: I gradi dell’arrampicata: gli inglesi e i loro discendenti all’altro capo del mondo

 

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2 Commenti

  1. L’argomento è poco trattato e molto interessante. A mio avviso meriterebbe due parole in più, almeno per quanto riguarda la scala francese e la UIAA. Ad esempio un breve accenno al paragone tra le due, anche se non è sempre semplice ed univoco, magari con una tabella; un esempio (perché no anche di immagini) che mostri alcuni gradi dell’una e dell’altra; spiegare perché viene principalmente usata la UIAA in montagna e la francese in falesia; ecc..
    Non lo dico per criticare, anzi! Oltre ad un pubblico “tecnico” a mio avviso ci sono anche tante persone nuove alla disciplina ed appassionate di montagna che visitano il vostro sito. Spiegare in maniera un po’ più dettagliata sarebbe un plus!
    Ad ogni modo vi faccio i miei complimenti. Vi seguo sempre! 😉

    1. Gentile Davide,
      concordo con lei che l’argomento meriterebbe due parole in più, per questo quanto qui sopra è la prima di tre puntate dedicate ai gradi dell’arrampicata. Nelle prossime prenderemo in esame le altre scale più utilizzate, facendo quando possibile un raffronto. Non le anticipo altro, ma la ringrazio per i suoi complimenti e per i suoi suggerimenti. Vedremo di tenerli presenti.

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