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Scalare, il brivido del proibito: Alberto Inurrategi verso una via nuova sul Paiju Peak

Alberto Inurrategi (courtesy A. Inurrategi)
Alberto Inurrategi (courtesy A. Inurrategi)

BERGAMO – “La montagna per me è emozione pura. Sento lo stesso brivido di quando, da bambino, facevo qualcosa di proibito”. Parla così Alberto Inurrategi delle emozioni che prova quando scala. Il fortissimo alpinista basco, che ha finito i 14 ottomila senza ossigeno a soli 33 anni e ha proseguito la carriera alpinistica con spedizioni in stile alpino sulle pareti più difficili dell’Himalaya Karakorum, oggi svela il suo prossimo obiettivo: una via nuova sulle pareti strapiombanti del Paiju Peak con Mikel Zabalza, Juan Vallejo. In stile capsula, senza mai staccarsi dalla parete finchè non si è toccata la vetta. Lo abbiamo intervistato per voi.

Alberto, stai per partire per una nuova spedizione in Pakistan. Qual è l’obiettivo?

L’obiettivo è il Paiju Peak, 6.610 metri. Si trova sulla strada, molto popolare, per il Baltoro. Tutti lo hanno visto, lo hanno fotografato, ma è stato scalato solo una volta nel 1976 da due pakistani, Bashir Ahmed e Nazir Sabir con un americano, Allen Steck. E’ un gioiello per chiunque viva di alpinismo. Ha una parete di roccia di 1000 metri, poi centinaia di metri di ghiaccio e neve prima della vetta è semplicemente meraviglioso.

Una montagna incredibilmente complessa, nonostante i soli seimila metri d’altezza, e quasi completamente inesplorata. Con chi sarai?
Saremo lo stesso team degli ultimi sei anni: Mikel Zabalza, Juan Vallejo e io.

Sono tantissime le tue spedizioni tra queste montagne. Con Zabalza e Vallejo hai affrontato alcune delle pareti più dure: il pilastro ovest del Makalu, l’Hornbein Couloir all’Everest, il concatenamento delle 3 cime del Broad Peak lungo una via nuova e la sud del Nuptse. Che cosa ti attrae dell’Himalaya-Karakorum?
E’ un’esperienza unica, alpinisticamente parlando. Ci sono montagne incredibili, incredibili persone e paesaggi.

E le Alpi, o altre montagne?
Non è facile combinare la famiglia, la professione e le spedizioni. Le Alpi sono lontane… se consideriamo che abbiamo i Pirenei dietro l’angolo. Sono certamente più piccoli, ma con molte possibilità interessanti dove scalare.

Ti piace l’arrampicata?
Molto. L’arrampicata su roccia è la base dell’alpinismo e nei Paesi Baschi abbiamo dei meravigliosi posti dove scalare.

Alberto Inurrategi (courtesy A. Inurrategi) 2
Alberto Inurrategi sulla cresta sud est dell’Annapurna nel 2002 (courtesy A. Inurrategi)

Quale è stata la tua spedizione più difficile?
Ogni spedizione è unica e ha le sue difficoltà. Che siano fisiche, mentali o finanziarie…

Come trovi il coraggio e la forza di andare avanti, quando ti trovi in difficoltà in quegli ambienti remoti?
La chiave è avere una buona preparazione tecnica e fisica, obiettivi raggiungibili e, più importante di tutto, amare davvero l’alpinismo.

Hai perso tuo fratello Felix durante la discesa dal Gasherbrum II, il vostro 12esimo ottomila. Pensi mai a lui quando scali?
Lui è sempre con me, ma non più quando scalo.

Hai finito i 14 ottomila senza ossigeno quand’eri molto giovane. Molti degli alpinisti abbandonano o si allontanano dalla carriera alpinistica dopo questo risulato. Tu perchè hai continuato?
Per me scalare i 14 ottomila era solo un passo necessario nella mia carriera di alpinista “professionista”. Solo un passo, non l’ho mai considerato un fine.

I tuoi sponsor hanno mai influenzato questa decisione?
No, mai.

E’ cambiato qualcosa nel tuo modo di scalare, o nelle tue emozioni, in questi anni?
Devo confessarti che riesco a scalare molto più liberamente senza la pressione dei 14 ottomila.

Sei una persona molto semplice e modesta. Non ami le luci della ribalta, ma sei uno dei più famosi alpinisti del mondo. Come fai convivere le due cose?
Sfortunatamente gli alpinisti sono misurati in base a quanti ottomila hanno scalato, ma dobbiamo tenere i piedi per terra, e renderci conto che questo è davvero un metro sbagliato di valutazione.

Cos’è la montagna per te?
Emozione. Mi fa sentire lo stesso brivido di quando ero bambino e facevo qualcosa di proibito.

E’ vero che hai incontrato lo Yeti? Com’era?

Nel 1998 abbiamo fotografato un orso a 5400 metri sul Jala Bairy in Tibet. Il nostro cuoco ci ha detto, con estrema serietà, che se l’orso appariva nella foto era un orso, e non lo Yeti. Quindi, ogni foto che ritrae un “niente” potrebbe contenere lo Yeti!

E’ stato appena celebrato l’Everest Diamond Jubilee. In questa occasione molti hanno criticato le spedizioni commerciali e hanno espresso preoccupazione per il futuro della montagna. Tu cosa ne pensi?
La stessa cosa che sta accadendo sull’Everest è già successa al Monte Bianco, all’Aconcagua, al McKinley. Se non vuoi scalare l’Everest in processione, puoi andare in autunno. E’ un vero lusso!

 

Alberto Inurrategi è nato il 3 novembre 1968 nei Paesi Baschi. Ha concluso i 14 ottomila nel 2000 e si è distinto per averli scalati tutti senza ossigeno, con stile veloce, senza sherpa e a volte senza campi alti o lungo vie nuove o particolarmente complesse. Sul K2, lui e il suo team sono stati i primi ad andare in vetta lungo la via Cesen. È l’unico alpinista al mondo ad aver scalato tutte le cime del gruppo del Gasherbrum: Gasherbrum I, Gasherbrum II, Gasherbrum III e Gasherbrum IV.

La via prevista sul Paiju Peak (Photo courtesy Desnivel.com)
La via prevista sul Paiju Peak (Photo courtesy Desnivel.com)

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