Arrampicata

Arrampicata: la riscoperta dell’Appennino parmense

Arrampicata Appennino parmense (Photo Gazzetta di Parma)
Arrampicata Appennino parmense (Photo Gazzetta di Parma)

PARMA — Fino a pochi anni fa l’Appennino parmense era principalmente solo terreno per panoramiche escursioni, scampagnate a caccia di ovuli e porcini, magari per qualche salita invernale con ramponi e piccozza seguendo una suggestiva cresta quando – verso la primavera – le punte delle nostre montagne si coprono di ghiaccio liscio e duro come cemento. L’arrampicata (anche invernale) è sempre stata invece attività per pochi appassionati. Oggi, qualcosa è cambiato. L’Appennino Parmense si è preso la rivincita ed è diventato meta non solo di un buon numero di “climber” nostrani, ma anche provenienti da tutta Italia e addirittura dall’estero, grazie all’incremento – e alla divulgazione con il passaparola – delle (belle) vie di arrampicata.

Ecco la nascita di una sorta di “alpinismo locale” oggi in grande fermento. Insomma, per dirla alla Stefano Righetti – uno dei “chiodatori” delle tante vie di arrampicata dei nostri monti – “ci si è resi conto che per provare emozioni vere non è per forza necessario salire su pareti di mille metri. C’è stato un cambio di mentalità e si è scoperto che ci sono pareti brevi ma fantastiche sui nostri monti, a pochi minuti dal parcheggio”, aggiunge.

Pareti, falesie e bouldering Le prime chiodature nel Parmense risalgono alla fine degli anni ’70. Tra i pionieri di questa attività Andrea Saccani e Raffaele Ghillani. La prima parete chiodata, forse, quella del Monte Scala, sopra al Lago Scuro (zona Lagoni). Ed è proprio poche centinaia di metri sopra i laghi Gemini che si trovano diverse falesie chiodate e scalabili in tutta sicurezza (recentemente inaugurate dal Cai che ha contribuito a realizzare le tabelle per raggiungerle). Dallo stile tradizionale (quello alpino con i chiodi piantati con il martello nelle fessure della roccia, ndr) si è passati all’utilizzo degli “spit” o “fix” (chiodi fissati con la resina in fori realizzati con il trapano), molto più sicuri.

Fondamentale il lavoro di un altro pioniere delle scalate alla parmigiana, Alberto Rampini – che ha aperto gran parte degli itinerari descritti nella sua guida appena uscita realizzata con Silvia Mazzani – ma anche di Roberto Donelli e di Stefano Righetti. Quest’ultimo da circa 7 anni ha spostato l’obiettivo (complice anche la moglie bedoniese…) sulla ancor meno frequentata ma altrettanto suggestiva Val Taro, realizzando alcune bellissime vie su ghiaccio e “misto” sul gruppo del Monte Penna. E poi sono nate vie un po’ in tutto il Parmense (in Val Baganza i famosi “Salti del diavolo” o quella del “Rio Spigone” ad esempio) e altre nel Bardigiano (grazie al recentissimo lavoro di Luca Bazzani). Poi il “bouldering”, nuova praticatissima “moda” tra i più giovani (l’arrampicata su grossi massi), in zona Lagoni.

Sono tre, principalmente, le strade per cominciare ad arrampicare sui nostri monti. Dopo un eventuale primo approccio in una palestra, terreno fantastico per allenarsi (e non solo) anche per i bambini (Parma, città di pianura, ne ha incredibilmente due: quella storica di San Pancrazio, tra i migliori impianti d’Europa, e quella tutta nuova di via Sicuri, zona via Langhirano) ci si può recare sui monti con un amico (esperto, mi raccomando!) che pratica l’arrampicata. Nel caso non si conosca nessuno, basta affidarsi a una guida alpina. Altrimenti, si può frequentare il Club alpino di Parma (o la sottosezione di Fidenza, anch’essa sempre molto attiva) che ogni anno realizza corsi ed escursioni didattiche. Arrampicare anche nel Parmense, dunque, è un modo sempre più in voga per frequentare la montagna, vivere in pieno contatto con la natura e il rispetto per l’ambiente. Senza considerare l’occasione di aggregazione sociale che offre. Ma anche una nuova risorsa per promuovere il nostro Appennino, sviluppando turismo e benessere economico. Aspetto, quest’ultimo, al quale le istituzioni potrebbero prestare maggiore attenzione.

Inaugurazione falesie di Corniglio - Appennino (Photo Gazzetta di Parma)
Inaugurazione falesie di Corniglio – Appennino (Photo Gazzetta di Parma)

Le guide: libri per essere preparati
ArrampicaParma (Pareti e montagne edizioni): è la recente guida realizzata da Alberto Rampini e Silvia Mazzani. Multipitch, monotiri, blocchi, creste, canali e cascate della provincia di Parma. E’ la nuova “bibbia” dell’arrampicatore con foto, descrizione delle vie e tutte le informazioni per raggiungere i luoghi.
Train! (Pareti e montagne edizioni): è il bestseller nazionale dell’arrampicata del parmigiano Andrea Gennari Daneri. Oltre 10 mila copie vendute e quattro edizioni, l’ultima in ordine di tempo uscita nel 2009.

Ai Lagoni: le falesie per iniziare
Sono 4 i complessi di falesie (pareti di roccia) nella zona dei Lagoni (Corniglio) attrezzate con materiale a norma per poter effettuare arrampicate in tutta sicurezza. Si tratta di percorsi monotiri e pluritiri, che vanno da una difficoltà molto bassa ad un livello elevato. Ogni complesso di falesie ha diversi percorsi che ogni arrampicatore può provare. Sono rocce che erano meta di arrampicatori già da decenni, inizialmente attrezzate in modo artigianale da appassionati che le frequentavano spesso, e recentemente rinnovate da Alberto Rampini con la collaborazione del Club alpino di Parma. Si trovano a pochi minuti di cammino dal parcheggio.

Leonardo Sozzi – Gazzetta di Parma

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