AlpinismoAlta quota

Everest, fallita la solitaria lungo l’Hornbein Couloir del giapponese Nobukazu

West Ridge e Hornbein Couloir (Photo David Breashears - National Geographic)
West Ridge e Hornbein Couloir (Photo David Breashears – National Geographic)

KATHMANDU, Nepal — Si è fermato lontano dalla cima il tentativo di scalata dell’Everest in solitaria, senza ossigeno e lungo l’Hornbein Couloir di Kuriki Nobukazu. Secondo le ultime informazioni pare infatti che l’alpinista giapponese abbia rinunciato intorno ai 7500 metri di quota e sia ora in fase di discesa. Sono invece rientrati tutti al campo base i membri della spedizione polacca impegnati al Lhotse, dove nei giorni scorsi durante l’attacco di vetta è morto uno Sherpa.

Che l’obiettivo fosse ambizioso si sapeva fin dall’inizio. Un po’ perché la solitaria dell’Everest senza ossigeno è tutt’ora una sfida quasi impossibile, riuscita nella storia solo a Reinhold Messner nel 1980, un po’ perché Nobukazu aveva già provato diverse volte ad arrivare sul Tetto del mondo da vie meno difficili dell’Hornbein Couloir, senza però mai riuscirci. In base a quanto si legge sulla pagina Facebook del giapponese, alla fine la sua salita si è fermata a quota 7500 metri, più o meno alla stessa altezza raggiunta dagli altri alpinisti che nella storia hanno tentato l’impresa in solitaria.

Kuriki Nobukazu avrebbe deciso di rinunciare per i forti venti che soffiano sulla montagna e sarebbe ora in fase di discesa verso il campo base.

Sono già al base invece, gli alpinisti della spedizione polacca impegnata al Lhotse e funestata pochi giorni fa dalla morte di uno sherpa caduto durante la fase di rientro dal tentativo di cima. Secondo il racconto degli scalatori – pubblicato sul sito della spedizione -, martedì sono partiti da campo 3 diretti verso la cima della montagna Temba Sherpa, Tenzing Sherpa, Agnieszka Bielecka, Artur Matek, Artur Hajzer e il russo Alexei Bolotov. Il primo a rinunciare alla salita è stato Matek, che non si sarebbe sentito bene; circa un’ora dopo anche la Bielecka e Bolotov avrebbero fatto dietrofront per via dei forti venti. Hajzer e i due sherpa hanno invece continuato a salire, fermandosi però a meno di 300 metri dalla vetta, a circa 8250 metri, perché Temba Sherpa riportava gravi congelamenti alle mani (di terzo e quarto grado).

Nella discesa Hajzer e Tenzing Sherpa procedevano avanti a Temba: a un certo punto intorno alle 3 del mattino, voltandosi indietro avrebbero visto che lo Sherpa non li seguiva più e hanno trovato la sua piccozza sulla neve. Il suo corpo è stato ritrovato poi a 6600 metri di quota, e ieri dovrebbe essere stato recuperato da un elicottero del soccorso nepalese. Anche Tenzing Sherpa avrebbe riportato alcuni congelamenti, ma anche grazie al veloce rientro al base, le sue condizioni non sarebbero gravi.

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