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Agostino Da Polenza: quella serata con Simone Moro

Agostino Da Polenza e Simone Moro a Courmayeur
Agostino Da Polenza e Simone Moro a Courmayeur

CHAMONIX, Francia — Ci ho ripensato. Complice la pioggia fitta e insistente che scivola giú dalle nebbie che corrono tra gli abeti e i larici, il camino acceso, il divano e il pc a portata di mano. Ho cosí iniziato a dar forma al pensiero che mi ha iniziato a girare in testa tornando alla serata alla quale ho partecipato il 20 agosto a Courmayeur, alla quale mi aveva invitato Cesare Bieller, giovane diplomatico all’ambasciata di Dehli, originario della cittadina sotto il Monte Bianco. Ho presentato Simone Moro e il suo libro “La voce del ghiaccio” edito da Rizzoli, in una bella sera, calda e affollata di gente.

Sempre bravo Simone a dire le cose giuste, anche quando si concede qualche parola fuori registro, che certo il suo babbo/maestro, che cita spesso in diretta e nel libro, non gli ha insegnato. Blandisce il pubblico seguendone gli umori con il tono della voce e la franchezza dell’argomentazione, anche aspra se serve. Un Simone maturo, abile fino alla scaltrezza, di certo intelligente e soprattutto determinato e consapevole del suo valore sportivo ed alpinistico, tanto da apparire in qualche istante sfrontato. Ma non lo é.

Il valore di quello che ha realizzato in questi anni e che snocciola stagione invernale e montagna dopo l’altra, é lì a dimostrare che Simone Moro é entrato nel novero dei grandi dell’alpinismo. Quelli che qualcosa di nuovo e importante, come ha preteso lui per sè stesso, l’hanno fatto e lo stanno perseguendo. Ma alcune cose mi paiono ora piú significative tra quelle che ho visto e sentite nell’incontro “courmayeurese” che ho con piacere moderato.

La prima riguarda il video d’inizio sull’invernale al G2. Un formidabile documento filmato che il suo compagno di spedizione al G2, Cory Richards, ha strappato al vento straziante, al freddo che morde feroce senza mai mollare la presa. Immagini shock di un successo ottenuto sul filo dei minuti prima che l’inferno del tornado d’alta quota si abbattesse sul G2 e sui tre uomini divenuti piccoli punti di resistenza in balia della natura scatenata.
Quindici minuti di suspance, di realismo filmico di grande impatto emotivo e qualità. Peccato che questi film si vedano poco. Danno il senso del valore delle imprese, della precarietà umana ma anche della sua forza, della professionalità e della passione.

La seconda riflessione riguarda invece la scelta di Simone di compagni fidati e leali tra gli alpinisti dell’est europeo, russi e delle repubbliche ex russe. Gente tosta. Simone ce lo ha ripetuto, gente che ama la montagna, il sacrificio, che ha un livello di capacità di sofferenza ancora elevato. Gente che ti concede la sua amicizia, che dà e chiede fiducia dopo attenta valutazione, ma poi, quando si è amici lo si é per la vita.

Certo era piú facile pensare che Simone con quattro soldi si fosse comprato dei gregari che assecondassero le sue ambizioni e chiacchiere. Un pregiudizio che mi ha sfiorato, lo riconosco. Invece il rapporto umano e alpinistico intrecciato con questi uomini é risultato essere di grande qualità e efficacia. I risultati veri, sul terreno, lo testimoniano. Basta leggere il libro, guardare le immagini; anche ascoltare la partecipazione umana e la stima di Simone aiuta a capire meglio questa scelta.

La quarta questione l’ho colta in poche sue criptiche frasi, che forse nessuno ha veramente compreso. La richiesta al mondo alpinistico o ad alcune persone, tra cui io, suppongo, di trovare il coraggio di riconoscere il suo alpinismo e di essersi sbagliati nei giudizi su di lui. Beh, é giunta l’occasione e il tempo di riconoscere senza dubbi il suo valore, che é vero ed elevato, a prescindere dal modo e dal tono del suo raccontare in diretta e differita, che piace a molti ma puó anche non piacere a tutti e che talvolta ha creato sospetti e diffidenze.
Resta il diritto, peraltro riconosciuto dallo stesso Simone nel corso della serata, di valutare, esprimere opinioni, tecniche e umane sul suo operato. Lui ha voluto sempre essere un personaggio pubblico, rivendica questa scelta come fondamentale del suo agire alpinistico e dunque deve accettare di subire le valutazioni e pure le critiche, anche da chi forse non ha la competenza per esprimerle. Il nostro dopotutto è un paese dove tutti sono commissari tecnici della Nazionale. Del resto lui stesso vanta il diritto dovere di esprimere opinioni sul mondo dell’alpinismo e della montagna. E non si tira certo indietro.

Ci siamo, mi sono talvolta sbagliato nella valutazione negativa di alcune sue imprese? Di certo sì. Me ne dispiace. Per altre invece mantengo un giudizio mio, diverso da quello che Simone vorrebbe. Mi pare legittimo e sano.

Infine, Simone ci ha regalato un siparietto duro e forte rispondendo alla domanda sul Piolet d’Or che non gli é stato assegnato per le sue invernali. Ha usato toni aspri nei confronti di una giuria e organizzazione che gli fa pagare, dice lui, il suo scarso amore per l’alpinismo francese. In particolare la sua dura polemica con Cristophe Lafaille che realizzó un’invernale himalayana fuori dai periodi canonici del calendario.

“Pago fio – ha piú volte ripetuto –. La giuria ha ritenuto che l’uso dell’elicottero per e dal campo base del Makalu non sia in linea con i principi e i metodi promossi dal premio e da un alpinismo puro. Ma questa é solo una scusa… sia dal punto di vista ambientale sia etico sportivo la nostra scelta è ineccepibile”.

Da qualche anno leggo con interesse i cartelloni che al centro di Chamonix campeggiano per celebrare le imprese premiate dal Piolet d’Or. Molte meritate, ma non tutte erano all’altezza, qualcuna di certo scelta non certo per motivi di eccellenza alpinistica.

Una “cazzata”, per dirla alla Simone, la motivazione adottata per negargli la soddisfazione del premio. Se ne faccia una ragione, senza rincrescimento alcuno. Non val la pena di prendersela per cosí poco. Vale di certo piú la certezza delle sue salite e dei suoi compagni di scalata.

Alla prossima, Simo.

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2 Comments

  1. Ciao Agostino, la tua lettere aperta sembra la lettera di scuse che scrivevo io quando combinavo qualche disastro …. Simone è un ottimo professionista e senza dubbio è nel campo alpinistico il “professionista” italiano. Con le sue salite invernali sicuramente ha scritto una pagina nell’alta quota, ma “cose” come l’attraversata illegale dell’everest o le tirate di ossigeno “giustificate” a me alpinista dilettante non mi hanno entusiasmato, preferisco la genuinità di un Mario Panzeri capace di farsi i suoi 14 puliti. E CAPACE di fare alpinismo con Italiani, e a volte con cavalli perdenti.
    A ognuno il suo libero pensiero, buone arrampicate a tutti, Simone compreso.
    ivo

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