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Usa, tre alpinisti dispersi sul Mt. Hood

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PORTLAND, Usa — Un altro incidente sulle pendici del Mount Hood, il vulcano dormiente dell’Oregon (3429 metri). Tre alpinisti, caduti da una cengia di roccia, sono in balia degli elementi e in attesa dei soccorritori, che stanno cercando di raggiungerli calandosi in corda doppia, con grosse difficoltà dovute alla neve e al forte vento.

L’incidente, secondo quanto riferito dalla Cnn e dalla Cbs, sarebbe avvenuto a circa 2.800 metri di quota nell’area dell’Illumination Saddle. Sarebbe stato denunciato alcune ore fa da cinque colleghi degli alpinisti dispersi, anch’essi in difficoltà sulla via di salita.
 
Il gruppetto di cinque elementi, però, sarebbe stato trovato nel tardo pomeriggio di ieri in una truna di neve, e già accompagnato in un rifugio sottostante.
 
L’incidente dei loro tre amici, invece, sembra molto più grave. I tre sarebbero infatti caduti da una cengia molto stretta e insidiosa, riportando anche alcune ferite.
 
Fortunatamente, con loro avevano dei dispositivi elettronici che ne hanno facilitato l’individuazione e le operazioni di soccorso, che già da alcune ore coinvolgono l squadre dello sceriffo, l’American Medical Response, il Portland Mountain Rescue e la Mountain Wave Communication Specialists.
 
I soccorritori, in questo momento, starebbero cercando di raggiungerli con delle corde doppie, operazione tutt’altro che facile dati i forti venti che stanno spirando nella zona e l’enorme quantità di neve sui versanti della montagna.
 
Si tratta del secondo incidente in poche settimane sul Mount Hood. Nel dicembre scorso, tre alpinisti – Brian Hall, Jerry "Nikko" Cooke, Kelly James – si erano dispersi e due di essi non sono mai stati ritrovati. Solo uno è stato trovato, morto, nella truna che si era scavato per cercare riparo dal gelo.
 
Il Mount Hood, la cima più alta dell’oregon, non richiede grosse abilità alpinistiche di scalata e perciò attira numerosi escursionisti, perlopiù principianti. Tuttavia, conta un numero molto elevato di incidenti mortali: oltre centotrenta fino ad oggi, di cui la maggior parte è dovuta a cadute o ipotermia.
 
Oggi, grazie all’evoluzione delle telecomunicazioni e alla velocità dei soccorsi, sono diminuite le morti sui suoi versanti ma rimane alto il numero di interventi di soccorso. Uno dei motivi di questa situazione sono le condizioni climatiche che interessano la zona, con forti escursioni termiche e venti impetuosi.
 
Sara Sottocornola

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