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Clonare il leopardo delle nevi: è polemica sulla nuova proposta contro l’estinzione

Snow Leopard (Photo courtesy Planetski.eu)
Snow Leopard (Photo courtesy Planetski.eu)

SYDNEY, Australia — Hanno prelevato il Dna dello Snow leopard dalle orecchie di un esemplare in cattività per ricavarne cellule staminali. E pensano di creare una “banca genetica” per la clonazione da usare una volta che l’animale si sarà estinto. Stupisce e fa discutere il progetto di ricerca avviato in Australia dalla Monash University di Melbourne, pubblicato di recente sulla rivista Theriogenology: se c’è chi la ritiene una nuova frontiera della scienza, chi si occupa di conservazione delle specie è molto scettico e la ritiene perlopiù una “trovata” dallo scarso senso pratico.

Il gruppo di ricerca australiano lavora per il Monash Institute of Medical Research ed è coordinato da Paul Verma. Gli scienziati sono riusciti a ricavare un tipo di cellule staminali, chiamate “cellule staminali pluripotenti indotte (iPS)” a partire da campioni di tessuto provenienti dalle orecchie dell’affascinante felino asiatico che, ricordiamo, abita le nevi dell’Himalaya Karakorum e fa parte delle specie in via di estinzione: ne rimangono solo qualche migliaio.

Il prossimo passo dei ricercatori dovrebbe essere la creazione di una sorta di “banca genetica” finalizzata alla clonazione delle specie a rischio. “Puntiamo a sfruttare il potenziale delle cellule iPS per creare la prole – ha detto alla stampa il ricercatore -. Questo metodo potrebbe contribuire a salvare le specie da estinzione, perchè le staminali hanno il potenziale per diventare cellule riproduttive o gameti”.

Ma l’idea non piace a chi si occupa da anni di salvaguardia delle specie. Abbiamo chiesto un parere a Sandro Lovari, docente dell’Università di Siena e collaboratore del Comitato EvK2Cnr, che si occupa di fauna di montagna da oltre trent’anni. E’ responsabile da anni del progetto Snow Leopard e coordinatore dei progetti di ricerca sulla conservazione della biodiversità animale inseriti nel progetto Share.

“Mi pare un’idea totalmente insensata – dice Lovari -. Già esistono leopardi delle nevi un po’ dappertutto dove l’habitat sia quello appropriato alla specie. Se questi non aumentano di numero dove sono a bassa densità, significa che sono localmente in azione fattori limitanti (per esempio bracconaggio, scarse risorse alimentari) che, appunto, ne limitano il numero. Fino a quando i fattori limitanti di cui sopra non siano stati rimossi, qualsiasi immissione di nuovi individui – qualunque sia l’origine! – sarebbe uno spreco di fondi e una perdita di credibilità”.

“L’unico motivo che potrebbe indurre ad avallare una simile iniziativa – continua il ricercatore -, parlo della clonazione di un’entità faunistica per immetterla in un’area dove sia estinta, è la decisione di farlo in assenza di riproduttori disponibili dalla cattività o, meglio, provenienti da altre aree naturali. Ma la clonazione non é ancora sinonimo di riproduzione naturale: la permanenza con la madre, che nel leopardo delle nevi può arrivare a due anni dalla nascita, serve per ricevere dalla madre insegnamenti su tecniche di caccia, sopravvivenza in senso lato, che gli individui clonati presumo non potrebbero ricevere”.

“Oggi noi abbiamo ancora la possibilità di intervenire in natura – precisa Massimiliano Rocco, responsabile per il Wwf Italia del programma Specie, in una intervista al Corriere della Sera -. Ed è la soluzione migliore perché uno dei principali problemi è la conservazione dell’habitat in cui vivono questi animali. Reinserirli poi dove non sono più presenti, o dopo che hanno perso il loro patrimonio comportamentale, è difficilissimo. Ben venga la possibilità di poter aumentare la riproduzione in cattività, ma se queste ricerche distolgono l’attenzione dalla possibilità di salvare questi animali in natura quando ancora possiamo, questo ci preoccupa un po”.

In calce, vi proponiamo una videointervista al prof. Lovari, che spiega come e dove vive il leopardo delle nevi, quali sono le motivazioni che lo hanno portato sull’orlo dell’estinzione, e i progetti per la conservazione di questa specie e della biodiversità promossi nell’ambito del progetto Share del Comitato Evk2Cnr.

 

 

 

Links: http://www.evk2cnr.org/it/ricerca/progetti_scientifici/Scienze_Ambientali

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