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Simone Moro: andremo in cima al Nanga in memoria di Mario

Mario Merelli, Denis Urubko e Simone Moro
Mario Merelli, Denis Urubko e Simone Moro

ISLAMABAD, Pakistan — “La notizia ci è arrivata a 5800 metri a -35 °C e tutti e due (Denis ed io) ci siamo messi le mani sugli occhi. Ieri sera siamo entrati nella tenda appena montata, a campo 2,  abbiamo acceso la walkie talkie e Matteo ci ha dato la notizia… siamo rimasti in silenzio 5 minuti…”. Questo il racconto di Simone Moro, bergamasco come Mario Merelli, che ha voluto ricordare dal campo base del Nanga Parbat dove procede la fase di acclimatamento in preparazione del tentativo delle prima salita invernale.

“Le cose stanno procedendo bene qua – ci racconta Moro dal campo base del Nanga Parbat -. Nonostante un freddo pazzesco e vento siamo andati fino all’attacco della via, trovando la strada tra crepacci e seracchi. Abbiamo marcato la via con alcune bandierine. Il progetto di oggi era quello di mettere campo 3 a circa 6600 – 6700 metri, dormire e rientrare in modo che la volta prossima potessimo tentare la cima, ma con questa notizia non abbiamo dormito. Scendere, e stare fermi tre o quattro giorni era d’obbligo, anche perché la testa era sempre là, da Mario, anziché sulla via. Stamattina abbiamo spostato il campo 2 ancora più in alto e poi siamo scesi”.

Moro e Urubko stanno completando la fase di acclimatamento sul Naga Parbat, dove nelle prossime settimane vorrebbero tentare di portare a compimento la prima salita invernale della montagna. Nei giorni scorsi hanno abbandonato l’idea di percorrere la normale del versante Diamir, la via Kinshofer, trovandola troppo pericolosa. Hanno quindi deciso di provare una via nuova, che attacca a 5900 metri vicino alla cresta tra Ganalo peak e alla parete Rakiot. Questo il proposito, in queste ore rimandato alla luce del drammatico incidente che ha coinvolto l’amico di entrambi Mario Merelli.

“Mario era uno che non dovevi interpretare – conclude Moro -. Quello che diceva era quello che pensava, non c’erano mai versioni A, B o C a seconda delle convenienze. In terra Orobica era quello con cui portavamo avanti questo amore per le altissime quote dato che altri grandi amici ci avevano lasciato recentemente proprio sugli 8000. Non c’è mai, mai stata rivalità tra noi, avevamo due modi diversi di salire ed anche obbiettivi diversi. Io e Denis proveremo a fare il meglio possibile qui al Nanga, in memoria di Mario”.

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3 Comments

  1. Non ho parole nel leggere le notizie di una morte di una persona a me sconosciuta ma familiare per il suo volto, il suo modo di fare, per la sua espressione di uomo vero, sincero leale.
    Fortunate le persone che hanno avuto a che fare con te caro Mario, dispensatore di semplicità e di umanità.
    Alcune volte la vita vale la pena viverla solo per scambiare 4 chiacchere con un tipo come te.
    Hai voluto vivere in piena libertà e senza compromessi.
    Un giorno sicuro incontrerò il tuo sguardo in cielo e allora ti chiederò di acompagnarmi su una nuvola più alta delle altre e se dovessimo cadere ci faremo una gran risata e rinizieremo di nuovo a salire.
    Grazie di tutto.
    Luca

  2. Mi raccomando ragazzi, state attenti, quella montagna non scherza ed avere la testa al povero Merelli non è il massimo. Portatelo nel cuore, portatelo in cima ma la testa dedicatela solo al Nanga Parbat.

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