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Laghi alpini del Parco dello Stelvio: foto e nuovi studi

Raccolta di campioni acquosi in un laghetto d’alta quota nella zona della Val Trela - Monte Rocca
Raccolta di campioni acquosi in un laghetto d’alta quota nella zona della Val Trela - Monte Rocca

SANTA CATERINA VALFURVA, Sondrio — Durante lo scorso mese di ottobre, un gruppo di ricercatori del CNR Istituto di Ricerca sulle Acque (IRSA), UOS di Brugherio, e del CNR Istituto per lo Studio degli Ecosistemi (ISE), hanno effettuato un’importante missione di campionamento in ben 15 laghi alpini del Parco dello Stelvio. L’attività svolta dai due Istituti del CNR è parte del Progetto SHARE Stelvio ideato e sviluppato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Milano, del CNR e del Politecnico di Milano che da anni collaborano con il Comitato EvK2Cnr di Bergamo.

Il progetto è finanziato da Regione Lombardia attraverso un accordo con la Fondazione Lombardia per l’Ambiente (FLA), partner scientifico del programma. Nell’economia del progetto SHARE Stelvio, la Risorsa Acqua costituisce una delle tre linee di ricerca coordinate da Ev-K2-CNR, insieme a quella riguardante la variabilità della criosfera e a quella della variabilità atmosferica e climatica.

I siti di indagine si snodano tra 4 aree principali poste tra i 2.500 e i 3.000 metri (Monti Seroti, Monte Mala e Corno di Profa, Monte Rocca – Val Trela, Piano di Ercavallo). Per ogni lago è stata prevista la raccolta di campioni acquosi e di sedimento lacustre. L’utilizzo dell’elicottero ha permesso di ridurre notevolmente i tempi di campionamento da non meno di 4 giornate a circa 2 ore, inclusi anche i tempi di volo per raggiungere i diversi siti. Mediamente, infatti, per ogni lago la durata del campionamento è stata di 3-4 minuti.

L’utilizzo dell’elicottero e l’organizzazione della squadra dei ricercatori ha anche permesso di documentare tutte le fasi di campionamento con materiale fotografico e video di grande interesse anche ai fini delle indagini idromorfologiche, sfruttando il sorvolo dei bacini lacustri (foto da 2 a 4). La strategia di utilizzare l’elicottero per il campionamento dei laghi alpini è adottata da tempo nelle Alpi e non solo, ma è la prima volta che avviene nel Parco dello Stelvio.

Il sorvolo in elicottero ha permesso inoltre di documentare le peculiarità morfologiche dei laghi e dei loro bacini imbriferi (foto 1) e verificare in modo sinottico la colorazione assunta dai laghi, che varia dal verde bluastro all’azzurro intenso (foto 2-f), a testimonianza di probabili differenze nella geologia e litologia dei bacini imbriferi, che dovranno essere verificate dalle analisi idrochimiche.

Le indagini sui campioni raccolti durante questa campagna sperimentale saranno funzionali non solo allo studio dei laghi e dei fiumi del Parco, ma saranno strettamente connesse agli studi riguardanti la Risorsa Criosfera e la Risorsa Aria. La dinamica glaciale e l’atmosfera sono infatti due dei fattori principali di interazione con le acque superficiali del Parco. La prima, infatti, ha una azione determinante sul chimismo delle acque attraverso lo scioglimento del ghiaccio e del permafrost ma anche con l’erosione connessa con i fenomeni nivoglaciali. L’atmosfera, invece, è la principale responsabile dell’apporto di inquinanti xenobiotici, molti dei quali subiscono il fenomeno della deposizione per condensazione con il diminuire delle temperature con la quota, un fenomeno ben noto in Himalaya.

Nel complesso, le conoscenze acquisite contribuiranno alla creazione di un programma di monitoraggio ambientale sistematico, coordinato e permanente dei laghi lombardi d’alta quota finalizzato a valutarne la composizione, la qualità e la variabilità delle caratteristiche morfometriche in relazione agli effetti del cambiamento globale. I dati raccolti, infine, permetteranno di applicare modelli in grado di fornire proiezioni a medio e breve termine utili per suggerire strategie di mitigazione ed adattamento.

 

Foto di Marianna Polidoro

 

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