Arrampicata

Ala Daglar, Davide Spini e Matteo Bernasconi aprono "Cose Turche"

Davide Spini - Matteo Bernasconi (Photo www.ragnilecco.com)
Davide Spini - Matteo Bernasconi (Photo www.ragnilecco.com)

CAMARDI, Turchia — Si chiama “Cose Turche” ed è la nuova via tutta italiana aperta sulla parete del Kizilin Baci, nelle montagne della Ala Daglar, nell’Anatolia meridionale, in Turchia. Davide Spini e Mattero Bernasconi, alla sua prima esperienza in apertura dal basso col trapano, hanno tracciato un itinerario di salita lungo 300 metri ipotizzando un livello di difficoltà 8b, con un 7a obbligato. Ma per i Ragni di Lecco il grado è secondario, ciò che conta è il posto magnifico e l’avventura bella e faticosa a cui manca solo il coronamento: la salita in libera rimandata alla prossima volta, magari l’anno prossimo.

Queste montagne turche sono ancora un paradiso tutto da esplorare per gli arrampicatori, dal momento che fino ad oggi poche vie sono state aperte su queste grandi pareti di calcare. La roccia molto sporca in diversi punti, le fessure e i buchi intasati d’erba e la pioggia caduta per diversi giorni mentre Spini e Bernasconi erano in parete, hanno dato del filo da torcere ai due climber, ma alla fine la via è stata aperta e ben chiodata e in diversi tratti prevede una progressione con nut e friend.

“Cose Turche” si trova sul Kizilin Baci, alto 2944 metri, nelle montagne Ala Daglar: un posto bellissimo, dai panorami mozzafiato, che hanno molto impressionato i due Ragni di Lecco.

Cose Turche (Photo www.ragnilecco.com)
Cose Turche (Photo www.ragnilecco.com)

“La mattina il sole sorge molto presto – racconta infatti Spini sul sito dei Ragni – il cielo è quasi sempre azzurro e il canto del muezzin scandisce il passare del tempo. Verso sera poi le montagne si colorano di rosso, i canyon assumono delle luci bellissime e dopo pochi minuti tutto è buio; si vedono solo le luci delle case e i milioni di stelle che decorano questo cielo orientale. In realtà non siamo andati fin là solo per guardare il panorama…Stupende placche grigie apparentemente troppo facili, pareti belle ma un po’ discontinue o strapiombi per noi impossibili si estendevano per oltre due chilometri. In tutto questo ben di Dio, solo due vie, ovviamente “Made in Italy”, erano state aperte. Da buoni alpinisti quali vorremmo essere, abbiamo scelto di puntare a una quasi logica successione di diedri e fessure apparentemente non  troppo strapiombanti. Dopo 6 tiri di pseudo arrampicata percorsi in 3 giorni, con i fianchi segati e le gambe indolenzite, nonostante provenga da due generazioni di muratori, ho capito di avere seri problema con la stima del filo a piombo. L’inclinazione della parete, ben oltre la verticale per 8 tiri su 9, e la roccia che non si prestava molto all’arrampicata onsight, hanno così trasformato il nostro progetto di arrampicata in un cantiere di lavori in fune. A complicare ulteriormente il nostro labile equilibrio psichico ci hanno poi pensato la sindrome da sospensione, la carenza di appigli e qualche giorno di inaspettata pioggia. il risultato è stato ottimo e la via che abbiamo aperto è il condensato di tutto ciò che avremmo sognato di aprire (e liberare) sulla parete vicino casa. Bellezza, ambiente, esposizione, inclinazione e difficoltà sarebbero stati il giusto mix per una Rotpunkt da sogno…peccato che tutto ciò si trovi a più di 2000 chilometri da casa!”

Mentre Spini aveva già aperto diverse vie sia in Italia che all’estero, per Matteo era la sua prima esperienza in apertura dal basso col trapano. Il tempo limitato a disposizione e un tempo non sempre clemente hanno impedito ai due alpinisti di liberare la via aperta, obiettivo che quindi rimanere per loro da raggiungere, magari l’anno prossimo.

In Turchia (Photo www.ragnilecco.com)
In Turchia (Photo www.ragnilecco.com)

“Un mio caro amico (“piri” Pedeferri) prima di partire mi disse che quello che avrei fatto sarebbe stato un cantiere – racconta Bernasconi -. Su una parete di calcare non avevo mai aperto una via d’arrampicata ed effettivamente ho scoperto a mie spese che la parola cantiere si addice perfettamente nel momento in cui decidi di aprire una via su calcare a spit. Visto la mia inesperienza, prima di partire ho chiesto consigli ad alcuni miei; i più saggi mi hanno detto che visto che sarebbe stata la mia prima via, avrei dovuto scegliere una linea non troppo strapiombante. Il risultato è stato che abbiamo fatto di testa nostra, i consigli sono andati a farsi benedire, abbiamo ragliato ma in fin dei conti ne è uscita a parer nostro una bella via che abbiamo chiamato ‘Cose Turche’. L’esperienza è stata bella anche se sulla nostra via, visto le difficoltà, l’inclinazione della parete sempre strapiombante, e la qualità della linea, abbiamo dovuto adottare un’etica di apertura, se di etica si può parlare, che non è quella ‘moderna’ di andare da spit a spit cercando l’obbligato sempre in arrampicata ma abbiamo dovuto procedere un po’ in arrampicata e un po’ in artificiale. ‘Cose Turche’ mi impegnerà molto probabilmente ancora per qualche giornata l’anno prossimo in compagnia del mio amico Spinaz e di qualche nostro amico “big” che ci aiuti a liberare la via. Voglio dirvi solo un’ultima cosa: aprire è una faticaccia e la soddisfazione più grande per un apritore è quella per lo meno di provare la libera, altrimenti è come andare sotto una bella montagna e dire ‘magari un giorno proverò a salirla’. Di ‘Cose Turche’ manca proprio questo, la libera, il momento più bello, che speriamo arrivi l’anno prossimo”.

 

Kizilin Basi 2944 metri (Photo www.ragnilecco.com)
Kizilin Basi 2944 metri (Photo www.ragnilecco.com)

Info e foto: www.ragnilecco.com

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