Alpinismo

Simone Moro, direzione Broad Peak

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GILGIT, Pakistan — La spedizione di Simone Moro nel terribile inverno pakistano sta per entrare nel vivo. Ieri l’alpinista bergamasco ha passato la sua ultima giornata al campo base del Nanga Parbat, sul versante Rupal. In queste ore, invece, sta scendendo a valle per prendere l’elicottero che lo porterà al campo base del Broad Peak e del K2. 

Anche quella di ieri è stata, a suo modo, una giornata proficua per Simone, nonostante le condizioni meteo sul versante Rupal non fossero proprio favorevoli.  
 
La giornata, caratterizzata da un forte vento, ha reso la vita molto dura agli alpinisti nella zona, fra cui alcuni forti polacchi che stanno cercando di attaccare il Nanga Parbat. "Il tempo era bello – racconta Simone Moro attraverso il suo sito – ma il vento è stato fortissimo: si sentiva il suo rombo fin qua al campo base".
 
Moro (nella foto gentilmente fornita dallo stesso alpinista) ha comunque proseguito la sua attività: "Anche oggi – spiega – ho voluto fare una escursione e salire sopra i 4000 metri per stimolare la produzione di globuli rossi, necessari per il mio acclimatamento". 
Quella di ieri è stata l’ultima notte per Moro e il fotografo/cameraman che gli fa da supporto, al campo base. "Domani scenderemo prima a piedi e poi in Jeep fino a Gilgit. Il giorno successivo, sempre in jeep, andremo a Skardu, luogo di partenza del nostro volo in elicottero al campo base del Broad Peak e K2".
 
Intanto, la giornata di festa in Pakistan ha temporaneamente bloccato lo sdoganamento aeroportuale del cargo con le attrezzature dell’alpinista bergamasco. Quando le operazioni saranno completate comincerà la vera avventura con il trasferimento al base dei due colossi di granito.  
 
La sfida, di per è, è gia entusiasmante. Nessuno è mai riuscito a scalare gli Ottomila pakistani (K2, Broad Peak, Nanga Parbat, Gasherbrum I e II) in invernale.

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