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Ambiente

Dolomiti, il turismo di domani di tutti e per tutti

Dolomiti
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BELLUNO – Il 26 giugno si festeggia il secondo anniversario delle Dolomiti patrimonio dell’umanità. In occasione della ricorrenza è stata organizzata in Val di Zoldo un evento di turismo sostenibile, “DoloMie”, aperto alle famiglie e a tutti gli amanti dei monti Pallidi. Ma che cosa significa turismo sostenibile? Come si è mossa nell’ultimo anno la Fondazione Dolomiti Unesco per promuovere il territorio? E cosa vuol dire realmente per queste montagne essere patrimonio del mondo? Lo abbiamo chiesto in questa intervista a Giovanni Campeol, primo Segretario generale della Fondazione Dolomiti Unesco, professore di Tecniche e Pianificazione urbanistica presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia.

Tra pochi giorni in Val di Zoldo si festeggerà il secondo anniversario delle Dolomiti Unesco con l’evento turistico “DoloMie”. Qual è lo scopo dell’iniziativa?
Lo scopo è quello di dare una chiave di lettura del sistema dolomitico di tipo ludico e paesaggistico. Si vuole cioè far percepire alle famiglie, perché l’evento è legato molto alle famiglie, la bellezza di questi luoghi e mostrare loro le possibilità di vivere le montagne anche per divertirsi. L’iniziativa segue i principi della sostenibilità e vuole fare fruire un certo tipo di turismo sulle Dolomiti, anche se è bene ricordare che si tratta di solo uno dei turismi possibili.

Che cosa vuol dire promuovere il turismo sostenibile in Dolomiti?
Il termine di “sostenibilità” per molti è ambiguo. Per noi la sostenibilità è un processo di sviluppo che tiene conto della compatibilità ecologica, che crea economie durevoli e che è partecipato dalle comunità. Quindi quando diciamo sviluppo turistico sostenibile intendiamo dire che lo sviluppo turistico non deve distruggere i valori ecologici e naturali, ma deve produrre economie nel tempo durevoli, e quindi non cose sporadiche o a spot, ma un sistema economico e deve essere partecipato, dove gli abitanti locali devono essere soggetto attivo rilevante. Il che vuol dire che non si tratta di un turismo declinato in un modo unico, possono esserci vari target turistici, perché è il complesso delle Dolomiti è capace di fornire diversi tipi di fruizione turistica: andiamo dall’alpinismo, allo sci, all’equitazione, al godimento della natura pura. Quindi questo tipo di offerta turistica che non vuole distruggere l’ambiente ma fruirlo fino in fondo è turismo sostenibile.

Un esempio di un turismo non sostenibile?
Se per esempio una località sciistica è sovraffollata in un solo momento dell’anno quello non è turismo sostenibile. Se la mia capacità è di 30 parcheggi non posso avere 1000 macchine, se le strade, la viabilità è intasata, al punto da generare traffico e code, quello non è sostenibile. Non bisogna eliminare la fonte di turismo, bisogna solo imparare a gestirla, organizzarla in modo più razionale.

La Fondazione Dolomiti Unesco è stata fondata circa un anno fa. Che cosa è stato fatto da allora?
Di tutto e di più. Abbiamo innanzitutto strutturato la Fondazione, abbiamo fatto partire tutte le reti funzionali e i programmi di comunicazione. Abbiamo iniziato a costruire dei nuovi piani di gestione, come da richiesta dell’Unesco. Abbiamo stretto accordi con le varie agenzie Arpa, Agenzie ambientali per l’ambiente, per armonizzare i dati del monitoraggio ambientale: dobbiamo infatti monitorare l’acqua, l’aria, il manto nevoso, le frane, ecc. Abbiamo attivato alcuni eventi, come questo DoloMie, la Fiera di Longarone sulle Dolomiti che partirà a settembre, molti corsi di formazione, abbiamo stretto accordi con il Cai, patrocinato varie pubblicazioni. Insomma numerose cose.

Un mese fa si è parlato di oltre 5 milioni di euro stanziati dal Ministero per promuovere il turismo sostenibile nelle regioni Dolomitiche. Arriveranno a voi quei soldi?
Io ho presentato una lista di progetti che la Fondazione intende realizzare all’interno di quella disponibilità di fondi. Spero che mi vengano assegnati. Ovviamente non ho chiesto tutti i 5 milioni di euro, ho fatto però una richiesta molto corposa per finanziare numerosi progetti.

Perché concretamente è importante per le Dolomiti essere state riconosciute come patrimonio dell’Unesco?
Essere inseriti nella lista dei patrimoni dell’umanità Unesco, è un fattore posizionale potenzailmente di successo. Vuol dire che questa lista dei patrimoni ambientali, anche se andrebbe considerato anche per alcuni elementi culturali, consente al mondo di riconoscere il bene. Adesso le Dolomiti sono facilmente riconoscibili come bene mondiale da tutto il mondo. A questo punto però tutto il mondo ha il diritto-dovere di venire a visitare questo bene. Si presuppone quindi un aumento di attenzione sul territorio: lo stesso Unesco auspica che aumentino i vivitatori, e a maggior ragione che chi gestisce le Dolomiti lo faccia in maniera virtuosa, senza depauperare o deturpare il bene stesso.

Questo è lo scopo della Fondazione?
Sì della Fondazione e di tutti gli attori. La Fondazione non ha alcun potere, perché è un’organizzazione non è un’istituzione, quindi non crea vincoli, non impone nulla, ma dà suggerimenti, raccomandazioni, aiuti. La Fondazione deve fare due cose: deve stimolare a conservare il bene, a far sì che i suoi valori paesaggistici e geomorfologici vengano mantenuti nel tempo. L’altro compito è quello di far fruire questo bene perché se è diventato un bene della lista del patrimonio mondiale vuol dire che il mondo è attratto da questo bene e dobbiamo fare in modo che il mondo venga promosso al meglio. Il ritorno di questa operazione è di due tipi: una culturale endogena, nel senso che le comunità, che già conoscono il bene Dolomiti perché sono loro che l’hanno protetto e conservato fino ad oggi, se ne facciano una coscienza più forte, coscienza di essere proprietari di un bene di valore mondiale. Il secondo è rendere esogeno questo valore, ovvero far conoscere a tutti il valore del bene. Questo si potrà tradurre, sicuramente in tempi lunghi perché i processi culturali richiedono lunghe tempistiche (ma sono poi i processi più solidi), anche in una economia più sviluppata da un punto di vista sostenibile, cioè di maggiore penetrazione dal punto di vista della qualità del prodotto dolomitico.

 

Info: www.dolomie.org

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