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Giorni della grande pietra: la storia del Gran Sasso nei racconti di Ardito

Gran Sasso
Gran Sasso

L’AQUILA — Una montagna che ha precorso la storia. In silenzio, in sordina, ma offrendo ai più avventurosi alpinisti dei secoli scorsi un terreno irripetibile per le proprie imprese. Una montagna che nulla invidia alle più celebri vette alpine ed extraeuropee, ma che da troppo è abituata a restare in secondo piano. E’ dedicato al Gran Sasso d’Italia l’ultimo libro di Stefano Ardito, da poche settimane nelle librerie: storie di alpinismo vissuto e sognato, che partono dal lontano 1573 eridefiniscono i confini dell’alpinismo italiano, con vivacità e passione.

Neve, roccia, bufere, cordate che si muovono in parete. Ma anche sentimenti, storia, cultura e tempi che cambiano. Ecco gli ingredienti dei racconti di “Giorni della grande pietra”, che ripercorrono le giornate e le ascensioni chiave della storia del Gran Sasso.

Pochi sanno che questo massiccio è stato l’avanguardia dell’alpinismo. Era il 1573 quando Francesco De Marchi che salì il “Corno Monte” e ne raggiunse la cima “per certe vene di sassi, cosa horrenda d’andarvi”. Ed era il 1925 quando nacquero gli “Aquilotti del Gran Sasso”, gruppo alpinistico nato 14 anni prima degli Scoiattoli di Cortina e 21 anni prima dei Ragni di Lecco.

Il libro racconta le speranze, le avventure, le vittorie e le tragedie vissute da generazioni di alpinisti che vanno dal Rinascimento ai giorni nostri passando per le due guerre mondiali. Entrano in scena i protagonisti della storia abruzzese come gli Aquilotti, i Sucaini romani del dopoguerra, Gigi Mario, Pierluigi Bini, Giampiero Di Federico, Paolo Caruso e Tiziano Cantalamessa le cui storie si incrociano con quelle di personaggi del calibro di Giusto Gervasutti, Riccardo Cassin, Aldo Bonacossa, Fosco Maraini.

Sono storie che parlano di salite, di amicizie, di vette, ma anche di drammi come quello di Mario Cambi e Paolo Emilio Cichetti alla storia della tragica prima invernale sulla Nord del Camicia, compiuta la vigilia di Natale del 1974. Vicende che incontriamo tutti i giorni nelle cronanche, come quella di Stefano Zavka, alpinista ternano scomparso tragicamente sul K2 nel 2008, o Andrea Di Donato, con la sua solitaria invernale alla Nord del Monte Camicia.

Questi racconti toccano il cuore, incuriosiscono, incollano alle pagine, e lasciano un segno indelebile nella mente del lettore che, dopo questo libro, non “volgerà più lo sguardo con sufficienza verso Sud”, e capirà come “anche la spina dorsale della penisola sa offrire emozioni di grande e selvaggia montagna, a chi le sa cercare”.

“Il Gran Sasso è un massiccio – scrive Ardito – dove gli ingredienti di tutte le montagne del mondo, roccia e neve, altopiani e boschi, spazi d’avventura e tradizioni, sono miscelati in maniera diversa che nelle altre aree montuose della Terra”.

Ardito presenterà il suo nuovo libro con un tour che toccherà tutto il centro Italia. L’8 dicembre alle ore 18, sarà ad Ascoli Piceno presso la libreria Rinascita; il 18 dicembre alle 17.30 sarà a Frascati presso le Scuderie Aldobrandini, il 21 dicembre sarà alla sede del Cai di Roma; il 22 gennaio alle ore 21, sarà a Teramo presso la sala Gambacorta e il 27 gennaio alle 21.30, sarà a Terni per il festival Vette in Vista.

Stefano Ardito, nato a Roma nel 1954, è giornalista, scrittore fotografo e documentarista. Grande conoscitore di queste pareti, è al terzo libro inserito nella collana “I rampicanti” di Versante Sud: hanno preceduto questo volume “Dolomiti, giorni verticali” e “Giorni di granito e di ghiaccio” dedicato al Monte Bianco. Ardito è autore di numerose guide sull’Appennino e le Alpi, ha realizzato sei documentari di montagna di cui l’ultimo è “Gran Sasso la montagna che unisce” dopo il terremoto del 2009.

Copertina Giorni della grande pietra
Copertina Giorni della grande pietra

Titolo: “Giorni della Grande Pietra. L’alpinismo sul Gran Sasso e dintorni”
Autore: Stefano Ardito
Editore: Versante Sud
Prezzo: 18 euro
Pagine: 262

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